martedì 3 febbraio 2015

Milano VS Verona, The Winter Champion is...?

Siamo alle porte della nuova stagione 2015, siamo tutti belli carichi, nella pattumiera del nostro garage abbiamo kg di panni logori usati per lucidare e spolverare le nostre bimbe adorate. Ma in inverno un motociclista cosa fa?

Alcuni sognano i tornanti preferiti, altri si allenano, altri fanno motocross, altri vanno al bar; moltissimi invece vanno alle fiere del settore. In due anni ho avuto la fortuna di visitare sia la mondana EICMA di Milano sia la più casereccia MBE di Verona; pare scontato fare un confronto tra i due eventi. Meglio farlo a bocce ferme.

Iniziamo in ordine temporale, parlando di Milano, manifestazione di novembre. La planimetria lineare del polo fieristico permette di visitare tutti i padiglioni con facilità, e la loro disposizione è piuttosto intuitiva. È facilmente raggiungibile grazie alla buona posizione e alla presenza della linea rossa della metro milanese, senza contare l’enorme presenza di parcheggi e di accessi da tangenziale e autostrada. Fin qui tutto bene, o quasi. I parcheggi sono maledettamente cari, con tariffe che oscillano da 2 ai 3 euro all’ora, non proprio a buon mercato. Comunque sia, chi voleva raggiungere la fiera in moto (sfidando anche il tempo autunno-invernale) lo poteva fare liberamente grazie alla presenza di spazi dedicati al parcheggio moto; non si può dire lo stesso per il deposito eventuale di casco o giacca, altri 4 euro. Arriviamo al dunque, alla ciccia, a cosa si può vedere alla EICMA: di tutto. Stand di piccoli artigiani, di produttori di accessori e capi tecnici, a faraonici stand di colossi del settore. Ho avuto la fortuna di visitare la manifestazione sia come “comune mortale” sia come addetto stampa, con tutto il vantaggio di poter vedere e capire come si viene trattari diversamente.

Nel primo caso se chiedi informazioni su un prodotto o su una moto ti vengono date le classiche informazioni quali “quanto va, quanto costa” e qualche piccolissimo approfondimento, solo se si fanno domande molto specifiche. I tecnici con cui poter parlare sono delle balene bianche, evento da segnare sul calendario o sul diario segreto. Tutt’altra musica se si va a parlare coi giornalisti, personaggi che in queste occasioni perdono il loro magico alone di epicità, portando i panni di appassionati che ne sanno. Tuttavia, trattandosi sempre di un evento di portata mondiale, cercando sempre (a volte invano) di darsi un tono meno “da bar”. Se invece ti presenti come uno di loro, come un giornalista freelance o meno, non cambia: stessa simpatia, stesso sorriso, stessa voglia di parlare e confrontarsi e se serve discutere. Alcuni di loro sono più predisposti al parlare, altri meno, come tutti gli esseri umani. La differenza tra comune mortale e uomo di settore invece si fa sentire marcatamente in tutti gli altri stand: a patto che tu non abbia al collo il biglietto d’oro della testata per cui lavori, non ti viene data alcuna informazione in più oltre a quelle appositamente chieste. Altrimenti ti vengono fornite cartelle stampa elegantemente fascicolate, gadget di ogni tipo e forma ed enormi sorrisi da parte delle hostess.

Tornando a parlare della fiera, le varie Case hanno chiaramente speso molti soldi per allestire dei veri e propri showroom. Quelli che hanno maggiormente colpito, personalmente, sono stati BMW, Kawasaki e Triumph.





La casa tedesca ha presentato vari esemplari della sua supersportiva su una scalinata, dalla cui sommità si poteva vedere chiaramente ogni singolo modello; le s1000rr che decoravano i vari gradini provenivano da ogni campionato nel quale la casa bavarese è presente a livello ufficiale. Inutile dire che molti occhi si fermavano sulla s1000rr che ha corso al TT, e notare che certi particolari sono gli stessi della versione stradale, ti fa capire quanto Dunlop sia fuori di melone. Tutta questa abbondanza è stata incorniciata da superfici trasparenti, acciaio e blu; chiaramente un richiamo ai colori aziendali, ben riuscito nel suo insieme, armonioso e piacevole.






BMW si è presentata educatamente racing, Kawasaki invece si è presentata decisamente sfacciata, estroversa, quasi “tamarra”. Led verdi orizzontali su superfici scure ovunque, logo aziendale molto chiaro e leggibile, presenza di tutte le ninja che hanno fatto la storia del marchio, dalla zx7rr di Gobert alla zx-rr da MotoGP: uno stand che urla “guardate qui quante belle moto!”. I cultori del marchio lo avranno sicuramente amato.

Ma la vera protagonista dello stand Kawasaki era lei, la moto più estrema ed ignorante di tutto il salone: H2R. Una sigla che farà la storia della meccanica: una supersportiva decisamente atipica per essere giapponese, ma rimane sempre inconfondibile Ninja. Compressore volumetrico su una moto = missile terra-terra. I test di Autopolis lo confermano con fermezza.



Tutt'altro stampo Triumph; si presenta in uno stand elegante, seducente, con dei giochi di luce chiaro e scuro che incuriosisce l’ignaro visitatore di EICMA. I designer di questo stand a parer mio hanno creato un colpo d’occhio molto positivo, disponendo le moto in maniera semplice, senza eccessivi soppalchi o strutture sopraelevate, sfruttando le colorazioni più accese e accattivanti per i vari modelli: verde militare per la nuova Tiger xc e rosso fuoco su Speed e Street triple. Uno stand dove al centro dell’attenzione non ci sono le ragazze immagine, ma le moto. 1 a zero per gli inglesi.

Ora è giusto spendere una voce anche per la Motor Bike Expo di Verona, tenutasi a gennaio. Si trova piuttosto vicino alla uscita autostradale ed è ben fornita dal trasporto pubblico locale; il pullman si ferma di fronte alla fiera. Dal punto di vista architettonico è meno appariscente, le biglietterie ricordano un po’ i botteghini anni ‘80, e la struttura è distribuita in maniera meno semplice. Malgrado questo, appena si entra nel perimetro del polo fieristico, ci si trova di fronte ad un enorme spazio che viene opportunamente sfruttato per esibizioni di stunt biker e, più in fondo, iniziative per avvicinare donzelle timorose e bambini sognatori al mondo delle due ruote. Ottima proposta. I padiglioni sono di numero simile a quelli presenti a Milano, ma le dimensioni sono completamente diverse: nella città del duomo ci sono enormi superfici vetrate che danno luminosità, nella città di Romeo e Giulietta invece strutture semplici in cemento. Ma è dentro questi poco invitanti stand che troviamo delle vere e proprie leccornie. A Verona ci sono certamente moltissime moto, ma ci sono anche svariate decine di artigiani che presentano le loro creazioni. Senza contare poi la possibilità di acquistare sia moto sia accessori sia capi tecnici a prezzi accessibili a molti.

Procediamo con ordine; gli stand sono quasi miseri se confrontati a quelli di Milano, ma molto a misura d’uomo. Tutto è avvicinabile, è misurabile, quasi palpabile. Senza contare poi la completa disposizione dei creatori delle special, i quali non vedono l’ora di raccontare la loro fatica fatta ferro. Mentre spiegano come hanno battuto o saldato un serbatoio, si vede nei loro occhi il luccichio della passione e delle notti insonne, delle impronte di grasso che macchiano le tazze fumanti di caffè. Romantico. Si sa d’altronde: l’amore è anche un po’ sacrificio, e unto... Tantissime le moto custom, le quali occupano almeno metà della fiera, di ogni forma e colore. A fianco alla voglia di stupire con delle creazioni home made ci sono anche molti store e organizzazioni di giornate e corsi in pista; c’è persino uno stand della FMI.


Tra tanti piccoli artigiani ci sono anche dei grandi nomi del settore moto, e visitare entrambe le fiere mi ha dato l’opportunità di fare un piccolo test. Ho fatto la stessa domanda ad un tecnico presente alla EICMA e ad un secondo tecnico presente alla MBE, cercando volutamente individui della stessa età: nel primo caso ho avuto una risposta impostata dal carattere commerciale, proponendomi l’ultimo prodotto appena uscito; a Verona invece ho avuto una risposta più tecnica, improntata sulla scelta migliore per il problema posto, con la dovuta consegnata di opuscolo informativo sulla gamma completa. I vari negozi offrono articoli che vanno dal vestiario agli accessori alle gomme a prezzi da saldo, con tutti vantaggi del caso; in una parola: shopping. Un qualsiasi motociclista a Verona, portafogli permettendo, può vestirsi di nuovo da capo a piedi. Sia lui, sia la sua zavorrina, sia la sua moto. È stato bellissimo vedersi attorno individui con tra le mani sacchetti con il nuovo casco, o giubbotto, o tuta da pista; non è insolito nemmeno trovare qualche personaggio con carrellino con delle gomme da pista dentro.

Ci sono, come detto prima, decisamente molte moto special, e troppo pochi rappresentanti di case motociclistiche. Questa è un’enorme pecca. Se un veronese, non appassionato di special che cerca informazioni sulle nuove moto, non trova risposta alla MBE, proprio per la mancanza di espositori delle grandi case motociclistiche; deve purtroppo aspettare la commercializzazione. Tuttavia, un milanese difficilmente troverà la stessa umanità della MBE dentro la fiera del ciclo della sua città.


Quindi, che scegliere? La sfarzosa Milano oppure la passionale Verona? La risposta è dentro ognuno di noi motociclisti. Se si è amanti della novità e della mondanità è bene scegliere la città lombarda, dato che nella settimana della fiera ci sono molti eventi alla sera. Invece se dopo aver girato in lungo e in largo si vuole passeggiare alla sera in tranquillità, e fermarsi a mangiare qualcosa di davvero sfizioso, io dico Verona. Sta ad ogni motociclista dare un tono alla propria passione, e queste due manifestazioni sono un ottimo esempio, perché sono due anime opposte.