venerdì 27 febbraio 2015

Lavoro da impiegato?

Questo weekend è finalmente ripartito il caro campionato del mondo SBK. Già dalle voci che circolavano questo inverno, si capiva che sarebbe stato un anno decisamente interessante. Rea da Honda a Kawasaki, Guintoli lascia Aprilia per Honda affiancando un velocissimo esordiente quale Van Der Mark, Suzuki inizia a fare paura, ci sono molte Kawasaki presenti in griglia, il che non dispiace; purtroppo BMW è leggermente sottotono rispetto alla stagione precedente, mentre Ducati presenta un team ufficiale davvero al top.

Fin dai primi test si vede il fantino italiano Davide Giugliano davvero in sintonia con la bicilindrica, che stampando tempi di riferimento lascia ben sperare tutti i suoi tifosi. Fino alla fantomatica e terribile notizia. A causa di una bruttissima caduta in Australia, non sarà in grado di prendere parte alle prime gare del campionato. Ducati si ritrova senza un pilota, e che pilota!
Un inconveniente del genere mette a dura prova la macchina organizzativa del team; trovare in poco tempo un pilota di spessore, veloce e capace quanto il buon Davide non lo si trova tutti i giorni. La soluzione migliore è molto vicina alla pista di Phillip Island ed è decisamente buona, anche se probabilmente un po’ “stagionata”.

È un pilota che ha lasciato assieme a Ducati un segno indelebile nella storia della Superbike, con le sue gesta ha avvicinato ed appassionato migliaia di persone, ed infiammato cuori e spalti. Troy Bayliss, l’unico che ha vinto 3 mondiali su 3 diversi modelli della casa italiana, oramai a 45 anni suonati, sostituirà Davide Giugliano in questo primo appuntamento. Ma chi è Bayliss?
Troy Bayliss è inizialmente un ragazzino come tanti, che alla tenera età di 10 anni si diletta con il motocross e il dirt track, ma purtroppo non potrà mai avere un seguito per motivi economici. Gli anni passano e Troy, grazie al suo sudore (ha iniziato a lavorare come carrozziere pur di avere abbastanza soldi per correre) e alla sua passione, di tasca sua riesce a tornare nel mondo delle competizioni nel 1992 con una Kawasaki KR-1 250cc, passando negli anni successivi prima nella classe 600 come privato, poi come pilota ufficiale Kawasaki Australia. I buonissimi risultati ottenuti in madre patria lo rendono visibile anche dal team privato GSE Ducati, il quale lo ingaggia per la stagione 1998 nel campionato britannico. L’anno successivo verrà incoronato campione britannico, e nel 2000 correrà sempre con Ducati nel campionato americano, nello storico team Vance & Hines. Nello stesso anno uno sfortunato Fogarty, infortunatasi a Phillip Island, verrà sostituito dal nostro Troy, in Giappone e poi in Italia. Nella terra del sol levante farà una figura decisamente opaca, mentre in Italia scriverà una pagina di storia.

Italia, Monza, rettilineo d’arrivo, 300 km/h circa. 5 sagome sfrecciano sul nastro nero. Edwards, Chili, YanagawaHaga e Bayliss. Si avvicinano alla prima variante come fulmini, spremono i loro freni con titanica forza, tutti con traiettorie diverse. Si vede dal fondo del gruppo il pilota novellino mangiarsi nel giro di una curva quattro avversari, con una naturalezza disarmante. Gli spalti esplodono, i commentatori stendono elogi che rimarranno impressi nelle menti degli spettatori. Troy non vincerà la gara, ma ha conquistato, con la sua follia e la sua bravura, moltissimi cuori. È ufficialmente iniziata l’era Bayliss.

Vincerà il campionato del mondo superbike in sella alla Ducati 998 nel 2001, mentre perderà contro Edwards e la sua Honda VTR 1000 SP2 nel 2002, all’ ultima gara a Imola. Davanti a 100.000 persone, daranno luogo ad uno scontro epico, fatto di sorpassi leali e grintosi, un combattimento tra gladiatori fatti di cuoio e sangue, dove la gente sugli spalti godeva nel vedere lo spettacolo dell’arena.
Nel 2003, sempre su Ducati, approda nella massima serie, la MotoGp. La Desmosedici è veloce e competitiva, ma tuttavia incapace di portare la casa di Borgo Panigale nelle zone che contano. Dopo un 2004 opaco, nel 2005 Troy cambia sella, approdando sulla Camel Honda del team Gresini. Il feeling con la moto è decisamente basso, tanto da chiudere la stagione in quindicesima posizione assoluta, e con due sesti posti come migliori performance. Prestazioni non in linea col blasone di Troy.

Nel 2006 torna nel mondiale Superbike, sempre su Ducati, ma sul nuovo modello, la 999. Moto già vittoriosa negli anni precedenti con Hodgson e Toseland, porterà a casa un altro mondiale con l’aiuto del pilota australiano. Titolo raggiunto con tre gare d’anticipo, e non senza troppe difficoltà, dato che la bicilindrica italiana soffriva di scarsa velocità di punta in confronto alle 4 cilindri giapponesi, Suzuki in primis.

Straordinariamente, Bayliss riceve dal team Ducati MotoGp la possibilità di sostituire l’infortunato Sete Gibernau a Valencia, ultimo appuntamento della stagione. Imposta un buon lavoro fin dal venerdì e riuscirà a vincere la gara, davanti al suo compagno di squadra Capirossi.

Con questa ultima affermazione, Troy Bayliss entrerà nella storia: è tutt’ora l’unico pilota in grado di vincere una gara nella categoria MotoGp e una nella categoria Superbike nello stesso anno, La vittoria di Valencia ha un valore aggiunto, dato che non aveva mai usato pneumatici Bridgestone.

La stagione 2007 dimostrerà la netta mancanza di velocità di punta della 999 rispetto alle concorrenti giapponesi e Bayliss chiuderà l’anno in quarta posizione; inoltre un’infortunio alla mano gli farà saltare le manche sul tracciato di Donington. il mondiale verrà vinto da Toseland su Honda.
Nel 2008 Bayliss dichiarerà il suo ritiro a fine stagione e l’ultima possibilità di potersi aggiudicare un altro mondiale Superbike; potrebbe essere il terzo, Ducati lancia in pista il nuovo purosangue, la 1098r. Moto profondamente diversa dalla 999, dotata di motore da 1200cc in virtù del nuovo regolamento atto al livellamento delle prestazioni. Con la nuova bicilindrica, Troy prende parte all’edizione più bella degli ultimi anni, portando a casa il titolo a Magny Cours in gara 1, e regalando il titolo costruttori a Ducati in gara 2. Sul circuito di Portimao, in Portogallo, sfoggia sulla carena della sua 1098 una livrea speciale, che taglierà il traguardo in prima posizione in entrambe le manche.
Tirando le somme, il carrozziere australiano ha portato a casa 3 mondiali Superbike e il primato di aver vinto una gara Gp ed una SBK nello stesso anno. Senza contare la gran quantità di giri veloci e pole position. Il suo astro ha brillato così tanto nell’universo delle due ruote che la FMI ha ritirato il suo numero, il 21. Malgrado il suo ritiro dalle competizioni mondiali, Bayliss rimarrà nell’universo Ducati in qualità di collaudatore per le moto del mondiale Superbike.

Ed eccoci ai giorni nostri, 2015.
La leggenda australiana sostituirà Giugliano nel primo appuntamento del mondiale causa infortunio. La notizia rimbalza in tutti gli angoli del globo ed è subito furore. Molti si aspettano che quell’uomo oramai con 45 primavere alle spalle salga in sella alla nuova 1199 e con naturalezza inizia a bastonare tutti questi giovani centauri. Purtroppo, è passata molta acqua sotto i ponti e anche le moto sono decisamente cambiate. Le nuove misure dei pneumatici (ora da 17, prima erano da 16.5 pollici) e il nuovo modo di guidare le moto attuali sono stati i fattori principali che hanno reso il “nuovo debutto” di Bayliss non così scoppiettante. Troy ha sempre guidato in modo tale da far lavorare molto la spalla della gomma, corpo poco in fuori e imposta curve molto rotonde. Questa impostazione, sulle moderne coperture Pirelli, porterebbe e ha effettivamente portato del blistering (consumo precoce della gomma dovuto alle alte temperature di esercizio e la superficie della gomma appare come squamata).  La perfetta antitesi dello stile di guida più “attuale”.
Malgrado questo, in gara uno si piazza 13esimo e in gara due in 16esima posizione, diventando così il pilota più anziano in grado di andare a punti in una gara valida per il campionato del mondo Superbike, Ennesimo Record.
Le prossime gare dove Giugliano rimarrà fuori gioco verrà sostituito dallo spagnolo Fores, che corre nel campionato IDM e conosce bene la 1199, oppure dal nostro Pirro, storico collaudatore Ducati.
Il ritorno di Bayliss ha riavvicinato molte persone che si sono allontanate dal mondo superbike, perché sprovvista di un personaggio carismatico come lui. Ha nel contempo dimostrato quanto possa essere forte l’attaccamento ad un marchio, ad una squadra, ad una famiglia quale Ducati si è sempre dimostrata nei suoi confronti. Pertanto, il ritorno di Troy è stato indicatore di quanto si sia evoluto il motociclismo e le motociclette da corsa e quanto siano difficili da portare al limite; ha lamentato fin da subito poco feeling col posteriore e le continue (spettacolari) derapate non sono fonte di tranquillità.


Ma per lui, è stato soltanto un “weekend in ufficio, come tanti altri”.