giovedì 12 marzo 2015

Turistichècosa!? MV!

Pensi al nord Italia, pensi a Milano, la città della Madonnina, del Duomo, di San Siro, degli aperitivi sui navigli, della cotoletta e del risotto. Ma è anche il palcoscenico della motobefana, evento oramai storico, è la città che nella settimana della EICMA si sveglia dal torpore invernale e accende i riflettori su officine magicamente convertite a locali con tanto di palcoscenico nel retrobottega. Un po’ più a nord, un altro capoluogo di provincia, la verde e ridente provincia di Varese. Decisamente più rilassata e vivibile, racchiude al suo interno un tesoro immenso. Milano avrà anche la Madonnina, ma Varese ha la MV.

MV Agusta, un’azienda diversa dalle altre, un pezzo di storia italiana. Tutto è partito da quell’azienda di Samarate che inizialmente produceva aerei, poi la guerra mondiale e il dopoguerra fecero sì che la produzione andasse a coprire il settore terreste. Dal primo modello della storia MV, la Vespa 98, sono stati vinti miriadi di Campionati del Mondo 500,350 e 125; ma anche Tourist Trophy in classi 125,250,350 e 500. Il logo MV ha svettato anche in Italia nel 2008 grazie a Luca Scassa, e in America il team storico Big Show Racing di Chicago è arrivato secondo assoluto alla 200 miglia di Daytona con una F4 750cc.

Oggi MV con la sua gamma a 3 e 4 cilindri continua ad affascinare il mondo, sia con le prestazioni dinamiche che statiche, sfoggiando linee degne di essere esposte nelle gallerie d’arte. Il suo stile raggiunge settori solitamente poco affascinanti, come quello delle moto turistiche.

La Mv Stradale, sviluppata sulla base sfrontata e stracciapatenti della Rivale, è il primo tentativo della casa varesina di approdare in un settore dove la tedesca BMW ne fa da padrone. Ma l’italiana lo fa con grinta varesina e con lo stile del miglior abito di sartoria. Tecnicamente, Mv stradale vanta un motore 800cc 3 cilindri in grado di erogare 115 cv a 11000 giri, un’erogazione più lineare rispetto agli altri modelli dotati della stessa unità propulsiva, un telaio completamente dedicato così come le sospensioni, con forcella da 43 mm Marzocchi e monoposteriore Sachs più alto di 15 cm. Tantissima elettronica, con abs Bosch regolabile su 9 livelli, tcs con 8 gradi di intervento e mappatura regolabile su 4 modalità. Dalla prima, rain, che taglia la potenza a 90cv e imposta tutti i sistemi ai massimi livelli, si passa alla normal e alla sport dove la potenza viene liberata e gli interventi elettronici sono settati su valori inferiori; esiste addirittura una mappa custom, dove l’utente può farsela su misura. Il serbatoio è aumentato di capacità, arrivando a quota 16 litri, ed è possibile sapere il livello della benzina grazie alla nuova strumentazione. La vera chicca di Stradale sta nelle sue borse laterali con stop integrato di serie: con un design perfettamente in linea con la moto, hanno 5 litri di capacità, giusto per portarsi dietro il minimo indispensabile. Difficile portarsi dietro qualcosa che non sia solo un cambio di intimo e lo spazzolino. Si possono anche togliere con facilità, e sul codino vero e proprio della moto sono presenti le luci dello stop.   

Ho avuto l’enorme piacere e fortuna di poter fare questa breve prova con il passeggero, col preciso intento di capire se in Mv avessero fatto bene i compiti, creando una moto comoda per due persone. Primo punto a favore della stradale, l’ottima disposizione di pedane per il pilota e la giusta distanza di pedane e sella per il passeggero fa sì che le gambe siano poco piegate. Personalmente la sella e il manubrio troppo stretto hanno penalizzato la comodità generale. Si ha la netta sensazione di essere seduti sulla ruota anteriore, ricorda fin troppo le supermotard.  Appena si inserisce, da ferma, la prima marcia, si capisce subito che il concetto di “moto turistica” finisce lì. Il sibilo iniziale del motore al minimo appena si aziona l’acceleratore elettronico cede il posto alla nuova sinfonia made in Varese, con mia immensa gioia. Dopo aver preso le misure e con l’altezza notevole del mezzo, ci si trova tra le gambe una moto decisamente agile, in grado di cambiare traiettoria con molta facilità, dotata di un motore molto rabbioso, coinvolgente, che sembra quasi ti sfidi a inserire le marce successive. Su questo punto di vista, è uguale alla Rivale. Purtroppo (o per fortuna) si può dire lo stesso per il reparto ciclistico, dove le sospensioni tutt'altro che turistiche assorbono in maniera secca le asperità dell’asfalto, e sui dossi se presi con troppa enfasi si ha la sensazione che le ruote si stacchino da terra. Sui freni invece nulla da dire, è un ottimo impianto frenante. E il passeggero? “è un salotto, ci sto da dio”, citazione esaustiva  La zona dedicata all’eventuale zavorrina è davvero ben fatta, con le pedane sagomate in maniera intelligente e ben distanziate da quelle del pilota, posizionate in modo tale che le gambe siano naturalmente ben distese. Le borse poi non infastidiscono minimamente il passeggero.


Tirando le somme, la Stradale è nata quasi direttamente da una costola della Rivale, ma con le giuste modifiche in MV sono stati in grado di creare una moto per quell’utente che vuole una moto da tutti i giorni, ma sempre pronta, prepotente, in grado sia di portarlo al lavoro in ufficio sia sulla vetta del passo. Riuscendo, se possibile, a sverniciare qualche galletto su una sportiva. Non è da classificare come una moto da turismo, questo è sicuro. Si può definire, assieme alla Ducati Hyperstada, la moto perfetta per “l’impiegato sportivo in camicia e cravatta”. Definirle moto da viaggio è difficile, dato che non hanno enormi serbatoi e capacità di carico; Ducati ha la Multistrada per questo, così come MV si sta armando con la Turismo Veloce. Non mi stupirei se trovassi un biker con Arai in testa e scarpa classica ai piedi in zona piazza Diaz a Milano! Sarei solo un po’ invidioso… della moto ovviamente!