martedì 21 aprile 2015

Piccoli biker crescono! mezzi propedeutici

Le nuove normative europee riguardo la patente costringono, ahimè, i giovani centauri possessori di patente A2 a due scelte: prendere una moto di cilindrata superiore, ma si troverebbero tra le mani una moto pesante con potenza inadatta alla stazza, oppure una motina piccola ma con tutte le caratteristiche per essere la prima vera Moto.

Mezzi con le carte in regola sia per accompagnare i più impacciati nella comprensione della magia e della pericolosità dell’essere motociclista, sia di strappare quel sorrisino maligno quando si sentono ciclistica e gomme “dirti di osare di più”.

Nella prima casistica rientra perfettamente la kawasaki z300. Moto dal design accattivante, nel suo complesso si vede la qualità giapponese; invece per chi si sente più disinvolto la nuova ktm rc390 è un ottimo mezzo per osare a fare pieghe serie.




Partendo dalla giapponese, la prima cosa che viene da dire è: una mini-zeta! La sorellina più piccola ha preso gli stessi lineamenti grintosi, spigolosi e morbidi assieme. Già parte bene. Il faro è preso pari dalla z800, la silhouette è invece molto diversa in quanto monta un modesto bicilindrico in grado di erogare 38 puledrini scatenati. Trattandosi di un mezzo destinato a chi ha moto non l’ha mai vista o non la vede da moltissimi anni, ha tutte le caratteristiche adatte per assistere il conducente: strumentazione chiara, completa e leggibile con una rapida occhiata, specchietti retrovisori efficienti, sella stretta ma comoda. Da ferma convince; vederla sul cavalletto fa pensare ad una ragazzina timida e dolcissima, nascosta dietro grossi occhiali, che ha una cotta per un suo compagno di classe, ma non ha il coraggio di dichiararsi. Noi motociclisti siamo romanticoni, come dire di no ad un giretto? Concediamole un uscita. Fin da subito si ha tra le mani una moto frizzante, con una vocina sottile e capace di girare con agilità da scooter in ogni situazione. In città e in contesti metropolitani già dopo pochi metri dico senza leggerezza: è perfetta. Ma appena si esce in spazi più ampi il discorso purtroppo cambia. Il motore da una risposta decisamente fiacca e la corsa della manopola è un po’ lunga, i freni sono solo discreti e, difetto non da poco, la posizione della leva del cambio è bassa. L’efficacia del cambio, dotato di frizione antisaltellamento, è di livello superiore, dà quel simpatico “calcetto” che invita a dare vagonate di gas. Ampie rotazioni del polso che purtroppo non danno i risultati sperati. Il motore è in linea col reparto ciclistico, con freni un po’ spugnosi, sospensioni morbide (secondo me poco frenate) e gomme non del tutto adatte a un uso piegomane. La casa dichiara consumi davvero ridicoli, e non stento a crederlo: dati ufficiali di 35 km/L sono stati confermati.



Ora spendiamo una voce sulla ktm. La prima cosa che pensi appena la vedi vicino alla zeta è che assomiglia più ad una moto di fascia superiore. A partire dalle finiture molto buone, si capisce subito che, sebbene di cilindrata piccola, non è un giocattolo. Lo sportivo telaio tubolare arancio abbraccia un motore 390cc monocilindrico da 44 cv, ed è avvolto da una carenatura particolare. Ha un design che non tutti possono digerire, così come la sorellona rc8 con le sue linee secche e spigolose. Ciclistica rigida e posizione di guida quasi da “125 due tempi”, con i polsi molto caricati e corpo incastrato nelle forme della carenatura, la rendono perfetta per fare il figo alle superiori, ma se si vuole fare una gitarella con la fidanzata è difficile. Ma se si ha un minimo di esperienza, può essere usata come un ottima mangiatornanti. Incita senza peli sulla lingua a osare, a mettere il ginocchio fuori e il suo equilibrio generale lo rende quasi fattibile, complice anche una gommatura ottimale, 110/70 anteriore e 150/70 posteriore.  La risposta al comando del gas c’è, vivace ma la timbrica è decisamente deludente. La carenatura estremamente attillata fa il suo dovere sulle gambe mentre il cupolino è solo di scena, riparo zero. Il display in forma e dimensione sembra preso a mani pari dalla superbike rc8, ma le informazioni sono disposte in modo diverso: si vede benissimo il contagiri e l’enorme spia per la cambiata, mentre l’indicatore della benzina è in seconda battuta. Per molti può essere inutile, ma a mio vedere per un ragazzino fa comodo. Consumi? Ci sono! Per essere di piccola cilindrata è piuttosto assetata. A differenza di kawasaki, la ktm è un ottimo mezzo anche per chi ha sempre avuto da giovane delle moto sportive e per contenere i costi di esercizio cerca una moto “smart” ma capace, se spremuta, di dare sensazioni da “big”.

Due moto completamente diverse, due linee parallele che molto probabilmente non si incroceranno mai, con costi di esercizio per niente simili. Un punto in comune? È possibile guidarle con la stessa patente. Mettetevi nei panni del giovane virgulto: meglio una moto con la quale è possibile mangiare km come caramelle, dimenticandosi di quanti km si sono fatti prima dell’ultimo rifornimento, oppure la stilosa race replica in scala con la quale far colpo sulla ragazza presa di mira? 

Scelta di cuore o di cervello? È da sempre la domanda di ogni motociclista.

venerdì 3 aprile 2015

Il nuovo ruggito di Pesaro

L’Italia ha da tempo immemore sfornato aziende piene di passione per la velocità: Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Aprilia, Guzzi. Purtroppo col tempo il destino le ha rese meno “italiane” e non ha risparmiato nessuno, Benelli inclusa.



L’azienda nata nel 1911 dalla vedova Teresa Benelli ne ha passate davvero molte: dalle sere romantiche passate a progettare motori, alle vittorie del campionato italiano e nel Tourist Trophy, poi la grande crisi del 1989 e la resurrezione nella seconda metà degli anni 90. Allo stato attuale, il marchio Benelli è proprietà del gruppo Quianjiang, colosso asiatico che ha permesso la sopravvivenza della casa del leone.

Ed eccoci ai giorni nostri, dove Benelli ha un’immagine da rilanciare. Da sempre capace di costruire moto in grado di strappare sorrisi e lacrime, ora si ritrova con l’orgoglio ferito. Investe energie nella creazione di un nuovo settore moto, quelle di cilindrata medio-bassa. Già presentata negli anni passati come prototipo nei capannoni di EICMA, ora sfoggia il suo ultimo prodotto: la BN302. Questa simpaticissima creatura è stata introdotta nel mercato con una furba strategia commerciale: hanno permesso a 40 fortunati appassionati di provare il mezzo subito dopo la presentazione ufficiale. In pratica, le stesse moto prima testate da giornalisti del settore ora nelle mani dei clienti. Clienti trattati e coccolati come dei veri tester. Per essere protagonisti di quest’iniziativa era necessario motivare perché si volesse provare la nuova Benelli. Sono stato fortunato.

Pesaro, 400 km da casa. Zone a me sconosciute, ma nell’aria c’è elettricità e l’aria odora di entusiasmo. Eccola lì, davanti all’azienda, la nuova Benelli. Semplice, compatta, con un design convincente. Delle veloci occhiate fanno capire subito la parola “economico” non c’è molto: doppio disco anteriore wave con pinze brembo e pompa freno, stessa sinfonia al posteriore; forcella regolabile nel precarico e monoarmotizzatore con registri sia in estensione che precarico. Roba seria.  I blocchetti elettrici purtroppo tradiscono un po’ la dotazione tecnica di primo livello, la strumentazione è completa e il tachimetro è davvero bello e leggibile. Il girovita è stretto, ottimo per chi deve iniziare nel mondo delle moto, la sella bassa e comoda insieme alle pedane leggermente arretrate fanno sì che le manovre a bassissima velocità siano facili anche per ragazze e uomini di bassa statura. Le plastiche sono di buona fattura e la qualità generale del mezzo è sopra la media del settore. Posteggiate in seconda battuta ci sono altri due esemplari, dotati rispettivamente di bauletto e di borse laterali rigide. Analizzandole si nota la pregevole fattura dei telaietti che reggono i bagagli extra, tuttavia esteticamente risultano un po’ grezzi. Dopo una veloce visita dell’azienda in tutte le sue parti, ci vengono assegnate le moto e si parte col tour. Il sound proveniente dallo scarico ti fa già capire che di 300cc c’è solo la cilindrata: fa la voce grossa questo leoncino. In movimento, si percepisce un mezzo amichevole, con un cambio incredibilmente preciso e una frizione piuttosto morbida. Ci si sente subito a proprio agio anche grazie alla triangolazione sella-pedane-manubrio; gli specchietti hanno una forma indovinata, sono grandi quanto basta e la forma è ben in sintonia col design generale del mezzo. Il motore vanta una potenza discreta, 38 cv, e dà il meglio di se attorno ai 7000 giri. Al di sotto di questo regime ci si ritrova un motore forse un po’ fiacco, ma sopra la storia cambia: ci si diverte davvero tanto e il suono coinvolge. Nel complesso un motore molto buono in sinergia ad un cambio invidiabile rendono la BN302 un’ottima pretendente come “miglior moto con cui iniziare”. Dinamicamente la ciclistica lavora egregiamente: le sospensioni assorbono molto bene le sollecitazioni provenienti dal manto stradale e dalle frenate, regalando emozioni genuine. Strada facendo, si può dire che il pedale del freno posteriore è un po’ troppo alta e la corsa della leva anteriore tendeva ad allungare la corsa; il test si è svolto nelle strade attorno a Pesaro, ricche di curve grandi e piccole tutte da raccordare, ma anche tornati in discesa, tutti frangenti dove il leoncino di casa Benelli ci ha fatto strappare sorrisi isterici. Aggiungiamo poi le gomme Pirelli Angel (160-60/17 posteriore e 120-70/17 anteriore) come primo equipaggiamento, completando un quadro gustoso.

Finito il giro, ho visto tutti con un sorriso enorme, a confermare le sensazioni sentite alla guida. Tutti concordano sulla bontà del progetto e sulle ottime qualità del cambio e delle sospensioni. Alcuni osano chiedere quanto sarà il prezzo: 3890 euro più immatricolazione. Per una moto del genere, è un regalo. Senza contare i 3 anni di garanzia. Unico difetto: manca l’abs, ma il 2016 sarà inserito nella dotazione, mettendo sulla torta la ciliegia finale.

A chi consigliare questa motina? A chiunque voglia un mezzo a basso costo di mantenimento, comodo, capace di macinare km, e che faccia divertire. Brava Benelli, se volete ricominciare a far sognare la gente, avete iniziato molto bene!