lunedì 25 maggio 2015

Le letture impegnate? Si, ma non troppo!

Qual è solitamente la lettura tipica del motociclista? La rivista specializzata preferita racconta succose novità sugli ultimi modelli, le ultime tendenze sia sulle frontiere tecnologiche che sulla moda del settore moto. Tutti i vari giornalisti dicono giustamente la propria opinione sull’ultimo modello, e piuttosto spesso pregi e difetti che escono dalle varie recensioni sono comuni a tutti. Non è affatto un male, anzi, vuol dire che tutti sono sensibili al punto da trovare le stesse caratteristiche e limiti del mezzo. Su mille ipotetici tester-giornalisti, non tutti purtroppo sono in grado di spiegare con linguaggio semplice e tecnico assieme cosa succede alla moto nelle varie situazioni, che forze entrano in gioco, quali leggi della fisica vengono interpellate. Certo, non sono poi così necessarie per andare forte, ma secondo me è bello e utile capire al meglio cosa effettivamente succede.

Come accennato, ci sono letture che raccontano le stesse sensazioni che sentiamo noi comuni mortali quando saliamo sulla nostra moto; ma esistono anche testi fatti per descrivere cosa succedere tecnicamente CON la nostra moto e NELLA nostra moto. L’arte della piega e l’arte della meccanica sono correnti dello stesso stile, dove ogni motociclista è autore, scultore, pittore e musicista.


Non c’è nulla di cui spaventarsi, le letture tecniche sono molte e sono comprensibili anche per chi non ha alcuna conoscenza della meccanica e della fisica. Tra i vari titoli che ho avuto il coraggio di comprare ed affrontare, io metterei in evidenza:

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·        MANUALE DELLA MOTO, di Massimo Clarke (editore Mondadori, ISBN 8837062184), un’opera ben strutturata, con tanti disegni, foto e schemi fatti apposta per far comprendere le basi della meccanica anche ai più cocciuti. Al suo interno vengono spiegate le varie tipologie di telaio, motore, ciclistica, il modo cui vengono assemblate, senza tralasciare le leggi fisiche che governano i movimenti di ognuna di esse. Lo consiglierei a chiunque voglia effettivamente capire cosa succede all’interno del proprio mezzo e a chi è semplicemente curioso di sapere qualcosa di più sull’ argomento. Non è una lettura impegnativa, si potrebbe addirittura affrontarla prima di andare a letto alla sera.

   


     
     EFFETTO MOTO: DINAMICA E TECNICA DELLA MOTOCICLETTA, di Gaetano Cocco (Nada Editore, ISBN 8879113437). Al di là del titolo che fa pensare ad un libro di scuola, questo scritto cela la risposta a tutti i perché delle due ruote. Perché la moto si inclina verso l’interno? Perché in accelerazione la moto tende ad allargare? Come faccio a capire se le sospensioni lavorano bene? Questo libro è in grado di darti spiegazioni esaustive, con tanto di formule matematiche ed esempi con dati reali. Leggendolo ti viene da dire spontaneamente “sembra il libro di fisica delle superiori”. Tutti noi motociclisti alle prime armi lo avremmo voluto.

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      QUESTIONE DI POLSO, di Keith Code (Nada Editore, ISBN 887911591X). Titolo provocatorio, contenuto di primissimo livello. L’autore spiega passo passo, con l’uso massiccio di fotografie e con linguaggio elementare Come portare al limite il proprio mezzo, mantenendo sempre un margine di sicurezza. Viene spiegato inoltre come ci si deve comportare in caso di caduta e come riacquistare la fiducia dopo una caduta, personalmente la considero una difficoltà tra le più grandi per i comuni motociclisti come me.




Queste tre letture sono sia in grado di dare spiegazioni soddisfacenti alle più comuni domande di un centauro sia di crearne di nuove; le risposte tuttavia si possono trovare sia su altri libri e i più sensibili potrebbero anche trovarle nelle loro esperienze. Io invito a vederla sotto un’ottica diversa: come la moto è il megafono delle nostre emozioni, la rampa di lancio del nostro spirito, la lettura è cibo della nostra mente ed esercizio per il nostro cervello. Una mente allenata e un animo leggero possono rendere un uomo comune un motociclista Vero, capace di vivere davvero la sua moto, muoversi Con lei ed essere un tutt’uno con essa. Nulla di più bello e genuino, un po’ come l’Amore.


La passione per la propria moto può esser definita Amore? Al lettore la risposta. 

giovedì 7 maggio 2015

Sotto una buona Stella!

Fare delle gite in moto in giornata è una cosa molto semplice: punti il dito verso l’orizzonte e vai. Molti fanno 250 km, tanti ne fanno anche 300, alcuni osano farne addirittura 350 in un sorso. Tra questi, alcuni vorrebbero farsi anche un weekend intero in moto, con una nottata in qualche B&B. In 3 righe, personalmente vedo un sacco di cose da tenere in considerazione: la strada, eventuali deviazioni o lavori in corso, punti dove far benzina, il meteo dove pernottare, se nella località scelta accettano motociclisti ecc… moltissimi, me incluso, al solo pensiero passa quasi la voglia.

Poi una sera qualsiasi di un giorno qualsiasi, dopo una giornata tritapalle in ufficio, trovi un post come tanti su facebook; l’ennesimo evento organizzato da chissà chi… c’è qualcosa che ha attirato la mia attenzione. Sesto senso forse. Leggo ciò che dice l’evento. Parla di un evento, Campioni di Viaggio, by Promofast (a me sconosciuta fino a quel momento) con la presenza di Fausto Ricci, Marco e Cristiano Luchinelli. L’annuncio poi parla di alcuni passi in moto davvero interessanti, di un pernottamento in SPA e di piatti tipici. Cibo, coccole e km, trio perfetto. Il tutto ad un prezzo decisamente abbordabile.

Invio la mia partecipazione, e la mia fidanzata verrà con me in qualità di zavorrina. Man mano che la data dell’evento si avvicina, organizziamo i bagagli: iniziamo optando per le borse laterali, per poi ripiegare su uno zaino. Nel contempo l’organizzatore Gianni Maccagni ci tiene costantemente aggiornati su ogni novità, fino a creare una mailing list comune per tutti i partecipanti, dove è stato possibile presentarsi. L’incognita che mi ha letteralmente angosciato per tutto il tempo antecedente all’evento è stata il meteo: davano temporali senza sosta per tutto il weekend. Per quanto possa essere romantico, andare in due in moto con i vestiti fradici per due giorni per zone completamente sconosciute non è per nulla carino.

Con quest’ansia nel cuore, all’alba delle 6 del mattino di sabato, partiamo in direzione Duomo di Voghera, il punto di ritrovo di quest’avventura nata tra i KB di un social network. Località che, lo ammetto con una certa vergogna, raggiungiamo con una certa difficoltà. Ma alla fine ce la facciamo. All'inizio del corso che porta al Duomo, ci troviamo a coda di una decina di moto. Sono loro i nostri compagni di viaggio, me lo sento nelle coscette. Parcheggio timidamente la mia bicilindrica giapponese vicino a quei mezzi di cilindrata superiore e scopro dentro quei caschi lo stesso sorriso di tutti i motociclisti, di quelli pronti a mangiare km come se fosse l’ultima cosa prima di lasciare questo mondo. E tra questi ci sono quelli dei campioni Fausto, Marco e Cristiano. Prima di vedere le persone che sono, pensi a quello che sono stati nell'universo motociclistico. Fausto è campione europeo del 1988 con l’Aprilia, Marco è campione del mondo del 1981 con Suzuki, Cristiano ha sempre militato nel motociclismo da competizione. Che cosa ci fanno qui questi mostri sacri? Ho avuto modo di conoscerli in occasione di corsi di guida sicura cui ho partecipato, ma non credevo facessero eventi di stampo così touring. La loro presenza è sia stimolante sia preoccupante. I loro mezzi non sono per niente piccoli, Marco cavalca la nuova Turismo Veloce 800 e gli altri due delle Stradale 800. Mezzi con tanta birra sotto.

Bando ai pensieri, molti di noi guidati dalla voce di Gianni, un omino tutto tondo e simpatia, entriamo in un bar. L’odore di caffè appena preparato e di brioches calde ricorda al mio stomaco che è bene fare rifornimento, non solo alla moto. Dopo il rito mattutino, primo briefing: Gianni aprirà la strada all'intero gruppo, lui e la sua gladius 650 (l’unica moto oltre alla mia ad essere bicilindrica e sotto i 675cc) mentre a rotazione Marco, Fausto e Cristiano saranno in centro e alla fine del gruppo. 

Si tratta di strade di collina e media montagna con presenza di brecciolino e alcuni tratti sconnessi. Il giro è studiato e pensato per stare in compagnia- le gare ci sono state lo scorso week end e ci saranno il 3 maggio a Jerez

La frase di Gianni, lapidale e ferma, entra nelle orecchie di tutti con molta semplicità. È chiaro fin da subito che se si vuole smanettare sui passi di montagna, questo non è il posto. Meglio così. Prima della partenza, ci viene omaggiato un simpatico ed utilissimo gadget: trattasi di un chip adesivo by Crono-time da incollare sul casco, sul quale è possibile caricare la propria cartella clinica usando il sito web dedicato; il soccorritore, attraverso la tecnologia NFC, oramai presente su ogni telefonino, potrà così avere nell'immediato tutte le informazioni necessarie. Un vero colpo di genio secondo me.
Partiamo ordinatamente e raggiungiamo Casteggio, per poi passare verso il lago artificiale di Trebecco e all'ora di pranzo a Zavattarello, col suo tipico castello. Per fortuna nessuno strappa o fa vuoti, segno dell’efficacia delle parole di Gianni. Dopo aver consumato un buon spritz offerto di cuore da Marco, impreziosito da alcuni suoi racconti, consumiamo un pranzo davvero interessante, con salumi e primi piatti tipici della zona. Riempita la pancia, affrontiamo il Penice.



Si trova lungo la provinciale 461 del Passo del Penice, che inizia a Voghera, risale la valle Staffora e superato il comune di Varzi transita in quello di Menconico, in provincia di Pavia, per scendere dopo il passo a Bobbio in provincia di Piacenza. Appena dopo il passo, verso Bobbio, che porta in val Tidone nel comune di Romagnese, attraverso il passo delle Tre strade. Il passo (1.149 m) è ai piedi del monte Penice (1.460 m), nel comune di Bobbio. Una strada davvero divertente, è stata apprezzata da tutti e il passo mantenuto è stato turistico veloce. 


Curva dopo curva, intervallata da un po’ di pioggia fastidiosa che penetra nelle ossa, arriviamo a Pregola bagnati come pulcini. Il primo pensiero va alla SPA a cui abbiamo accesso. Il solo pensiero dell’acqua calda è una gioia libidinosa. La zona termale è piccola, ma ha tutto quello che serve per risanare corpo e mente. Rigenerati dall’acqua calda e dalle saune, ci concediamo un altro spettacolare pasto con piatti tipici e vino locale, il tutto condito dalle coccole dello staff dell’hotel e dai racconti di Fausto e Marco. Storie passate ma anche odierne, spaziando dalle case motocicliste e le relative scelte di marketing alle ultime novità dai circuiti. Tempo le 22.30 e noi due (sebbene fossimo i più giovani di tutto il gruppo) crolliamo e ci rintaniamo sotto le coperte di un letto tanto comodo e caldo.

Al mattino successivo, con la sveglia che rompe il sacro silenzio domenicale alle 7.30, ripartiamo in direzione Liguria. Anche se la sveglia è decisamente in anticipo rispetto alle solite domeniche, siamo tutti molto carichi. Tutti golosi di km. Da Pregola, l’itinerario prevede Colleri, Ottone, Varese Ligure, Sesto Godano e altre miriadi di paesini di cui purtroppo non ricordo il nome. Invece, rimarrà impressa nella mia mente la sensazione di stare assieme a personaggi davvero di spessore che non sono nulla di diverso che esseri umani, ma con un gran cuore e pazienza. Arrivati a Lerici, piccolo angolo di paradiso a ridosso del mare, ci fermiamo per una pausa stretching.

Lerici merita due righe: è situato nella Riviera di Levante, sulla sponda orientale del golfo della Spezia. Sorge al centro di una piccola insenatura naturale, denominata Seno di Lerici e dominata da un promontorio su cui spicca l'imponente castello, oggi sede museale. In poche parole, un piccolo centro abitato, davvero delizioso, dove è possibile passare un po’ di relax con la propria zavorrina e farsi delle belle risate con gli amici del motogiro. Tempo di fare ancora qualche foto perché il posto merita moltissimo e si riparte. Lo stomaco reclama cibo.

Dopo un trasferimento molto breve, 14 km, arriviamo a Ceparana, un paesello davvero sperduto nello spezzino. Ma in mezzo a questo nulla apparente, si nasconde l’ultima chicca del weekend. 
Dall'aspetto sembra davvero una piccola bettola, ma sul retro dove parcheggiamo la moto abbiamo una vista tale da poter vedere fino a Chiavari. Una vera figata. All’interno, una rustica tavolata circonda un amplificatore audio a cui è collegata una chitarra ed un microfono. Non me lo sarei mai aspettato, eppure durante il pasto il buon Marco ci ha omaggiato di una sua prestazione canora e di un cd con le sue canzoni. Della buona musica “pane e salame”, cibo buono e abbondante fatto da cuochi vissuti, vino locale maledettamente lesto a scendere nelle nostre gole: e chi ci ammazza?

Si sa, le cose belle durano poco, ma questo viaggetto seppur breve, è stato molto denso. Certo, la voglia di fare curve non manca mai, ma il giorno dopo è lunedì e molti di noi hanno la sveglia presto per andare al lavoro. Quindi si prende l’autostrada. Parlando col buon Gianni, decidiamo di fare un po’ di strada assieme. Compagni di viaggio fino all'uscita di Piacenza, io e zavorrina proseguiamo verso Milano. Ci salutiamo con grandi ed ampi gesti, che decretano oramai la fine della favola. Lo devo ammettere, la parte più faticosa di tutto il weekend è stata proprio l’autostrada! Troppo dritta.

Rientrati alla base, letteralmente graziati dal meteo clemente, siamo tutti un po’ doloranti, un po’ acciaccati, ma con un sorriso plastico. Durante la cena, ripercorriamo il nostro weekend, ripercorrendo le strade e i racconti di tutti noi. Al solo ricordo, si sorride ancora. Si pensa all'atmosfera genuina che si era creata, alle voci di ognuno, ai consigli ricevuti e dati. È stato un Vero weekend da Motociclisti vecchio stampo.

Tanti km fatti assieme a persone mai conosciute, tutti uniti dalla stessa voglia di star bene e di fare km, di vedere posti nuovi, di vivere e respirare novità positive. Non so ancora se è nato un nuovo gruppo di motociclisti, o motocinghiali; quello che penso, dopo quest’esperienza, è che qualunque motociclista deve avere la possibilità di stare assieme, anche per pochissimi giorni, al proprio beneamino, bevendo un bicchiere di rosso e ridendo. Vivendo col suo Campione di Viaggio.  O facendoci assieme anche una sauna, se possibile! alla facciazza di chi ci vuole male!

Campioni di Viaggio? Buona la prima!


Un ringraziamento sentito a Gianni Maccagni, un personaggio davvero competente, preparato e attento. Un uomo col sorriso stampato in faccia, energico e positivo. Un vero Campione (e Compagno) di viaggio!