lunedì 27 luglio 2015

Si parla con un pezzo grosso!

Ho avuto il piacere e l’onore, grazie anche alla mia faccia tosta, di conoscere personaggi davvero interessanti del mondo delle due ruote. Con la maggior parte ho avuto il primo contatto grazie ai social network. Ho conosciuto piloti, aspiranti piloti, creatori di nuovi brand per motociclisti. Ma stavolta l’ho fatta grossa, finendo nella cerchia di amici di una personalità piuttosto rilevante in Pirelli, Salvatore Pennisi. 

Parliamo quest’oggi di Salvo Pennisi. Un nome abbastanza noto nell’ambiente, facente parte della organizzazione del gruppo Pirelli. Quale e’ il tuo ruolo nel Gruppo?

Mi occupo di Sperimentazione. Dirigo il Testing Department della Business Unit Moto in Pirelli Tyre e sono inoltre il responsabile delle attivita’ di Technical Relations.

Quest’azienda riconosciuta in tutto il mondo è il sogno e la ambizione lavorativa di molti appassionati. Cosa ci vuole per entrare in Pirelli? Soprattutto, ci viene da domandare: come hai fatto?

Per entrare in Pirelli, prima di tutto serve avere una forte determinazione ad essere i migliori nel proprio campo di attività. Non importa il settore od il livello. Bisogna essere mentalmente tesi al risultato, motivati verso l’eccellenza rispetto ad ogni sfida, consapevoli di entrare in un gruppo dove l’obiettivo minimo e’ essere i migliori. Come ho fatto ad entrare? Fortuna, ambizione, disponibilità. Scrivevo per alcune riviste specializzate, trent’anni fa, il mio modo di analizzare tecnicamente veicoli e componenti piaceva al management tecnico dell’epoca e fui chiamato a fare qualche test come consulente. Da lì poi nacque un rapporto più stretto di collaborazione, che si trasformò poi in un rapporto di lavoro definitivo, nel ruolo di Dirigente delle attivita’ di sperimentazione.  Prima al Moto, poi inglobando anche Veicoli industriali e agro. Lasciai questi due settori per affiancare al Testing la gestione delle Attività sportive di vertice negli anni 90, che lasciai all’inizio del 2000 quando mi fu affidata anche la gestione delle attività di sperimentazione di Metzeler, per prendere più recentemente la direzione delle attività di Technical Relation affiancata alla direzione Testing dei due brand.

Prima di Pirelli, quali esperienze lavorative hanno segnato l’uomo di cui parliamo?

Subito dopo il liceo (Classico) durante gli anni all’Università, partecipavo alla gestione delle aziende agricole della mia famiglia, mentre contemporaneamente partecipavo ai campionati italiani di Regolarità e a quelli di motocross. Per mantenermi scrivevo le cronache delle gare e qualche test per MotoSprint, Motocross e poi anche per Mototecnica. Ho fatto anche esperienza in qualche TV locale negli anni ottanta, sempre nel settore del giornalismo sportivo ma anche di cronaca.

È necessario avere un percorso di studi particolare?

Essere un ingegnere o un fisico o un chimico puo’ essere d’aiuto nel fare il responsabile del Testing, ma può anche essere fonte di pregiudizio a volte. Chi fa sperimentazione deve essere mentalmente libero da pregiudizi tecnici e non essere condizionato da innamoramenti verso questa o quella soluzione, dettata magari da condizionamenti accademici. Serve una solida cultura generale specie in campo umanistico per essere capaci di interpretare il sentire del mondo che ti circonda e le sue evoluzioni, una apertura mentale fresca e curiosa, una buona capacità di comunicazione. Importante saper capire il potenziale dei propri collaboratori sia dal punto di vista tecnico che gestionale e saper spingere sui tasti motivazionali più corretti. Gli studi umanistici ti danno tutto questo. Conosco degli ottimi colleghi che sono laureati in lettere o in filosofia. Io ho studiato Giurisprudenza, anche se per via del lavoro non sono riuscito a finire. Ma non dispero...

I pneumatici moto: prima considerate “cose” nere e rotonde grossomodo uguali per tutti, ora sono una componente importantissima. Quando è avvenuto questo cambiamento di mentalità?

All'inizio degli anni 80 iniziò una rivoluzione copernicana nel campo della progettazione delle motociclette e delle loro componenti. Telai in alluminio, il concetto deltabox, ruote in lega, freni a disco sempre più potenti, escalation di potenze inimmaginabili. La indispensabilità del passaggio a concetti di costruzione orientati vero la radializzazione delle strutture, accelerò quanticamente lo sviluppo e la ricerca. Un tranquillo pneumatico Sport Touring di oggi vincerebbe senza problemi un mondiale dei primi anni 80 e forse anche qualcuno dei successivi....

Come si crea un nuovo pneumatico: si parte dal prodotto che già si ha e lo si perfeziona oppure il processo è più articolato?

Entrambi i casi sono attuali e presenti nella casistica di sviluppo di un nuovo prodotto. Normalmente le soluzioni di base di prodotti presenti in portafoglio sono la ossatura del nuovo sviluppo, ma accade anche che la disponibilità di materiali evoluti, di nuovi concetti di processo o anche di differenti siti produttivi, consentano di partire da uno stimolante foglio bianco per iniziare una avventura del tutto nuova e affascinante. Sviluppare un nuovo prodotto è come intraprendere un nuovo viaggio pieno di incognite, di promesse e di avventura.

Parlando sempre di pneumatici moto: le differenze tecniche più evidenti tra ad esempio una gomma touring ed una più sportiva? Quanto tempo ci vuole per creare un nuovo prodotto valido a sufficienza da poter soddisfare il consumatore?

Sviluppare una gomma Sport Touring oggi è uno dei compiti più impegnativi richiesti al progettista e al tester. Vanno bilanciate, ad altissimo livello, esigenze di aderenza, durata, wet performances, piacevolezza di guida. La trasversalità rispetto a modelli di moto anche molto differenti, dove tutti questi parametri assumono la massima importanza ne fanno un lavoro se non più difficile senz’altro più lungo e complesso rispetto ad altre linee. In genere serve da un anno ad un anno e mezzo.

Ora una domanda che l’utente medio si fa: Pirelli e Metzeler sono le stesse gomme ma con nome diverso?

No. I due brand sono abbastanza diversi come caratterizzazione e aspettativa di performaces. Il family feeling di marca è abbastanza diverso e caratterizzato dalle aspettative che il cliente richiede. Se vogliamo dare un macro parere di differenziazione direi che Pirelli possiede un’anima sportiva e fashion poggiata su uno strato di prestazioni senza compromessi . Metzeler esprime la solidità e la razionalità che ci si aspetta da un prodotto Made in Germany. Chiaramente i fondamentali tecnici comuni e la continua ricerca che in parallelo spinge i due brand, crea i presupposti per un livello di eccellenza che, questo sì, è assolutamente comune.

Esiste quella che l’utente medio definisce “una gomma normale”? oramai i prodotti presenti nei cataloghi delle grandi case costruttrici sono così varie che trovare una via di mezzo sembra molto difficile.

In effetti oggi ogni gomma è un pò speciale. Il livello medio è elevatissimo e questo è un beneficio enorme per il cliente che si trova a disporre di prodotti dall’elevatissimo contenuto tecnologico, prestazionale e di sicurezza.

Cambiamo argomento parlando delle competizioni: Pirelli è riferimento nelle competizioni su pista, e parliamo di altissimo livello, la SBK. Come mai l’Azienda non rivolge i suoi sforzi anche nella motoGP?

La Moto GP è certamente bella a vedersi, ma per quanto riguarda le gomme non ha alcuna ricaduta tecnologica sulla produzione di serie. Il nostro impegno in Superbike con Pirelli e nelle road race con Metzeler oltre che, sempre con Pirelli nel Motocross mondiale e con Metzeler nell’enduro, hanno ricadute costanti e totali sul prodotto. Corriamo con ciò che vendiamo, vendiamo ciò con cui corriamo.

E come mai è assente nel mondiale Endurance, dove aziende concorrenti (Michelin e Dunlop) ne fanno da padrone?

Non è proprio esatto ciò che dici. Le nostre vittorie in questi anni al Bol D’Or o alla 24 ore di Le Mans sono state dei forti mal di pancia per i nostri avversari.

Un semplice appassionato come può in qualche modo entrare a far parte del mondo Pirelli?

La azienda è sempre alla ricerca di nuovi talenti. Sul nostro sito è facile seguire i nostri percorsi di ricerca e entrare in contatto con i nostri colleghi di HR che gestiscono questa continua ricerca.

Prospettive future?

Crescere in professionalità e competenza guidati dall’orgoglio e dalla passione che ci dà l’appartenere ad un Gruppo con quel livello di eccellenza che Pirelli si è conquistato nel mondo in quasi un secolo e mezzo di attività. Grati ed onorati del farvi parte.


Dalle risposte si capisce che non è affatto l’ultimo arrivato e il suo curriculum non fa altro che confermare quanto appena detto. Pirelli e Metzeler, d’altro canto, sono quello che sono grazie non solo al lavoro di molti signori in camice di laboratorio, ma anche per merito di chi riesce a gestire un intero processo di ricerca. Dietro ad un logo titanico come quello italiano si scoprono persone normali ma eccezionali, motivate e realizzate dal proprio lavoro e dai risultati che riescono ad ottenere. Cosa aspettiamo a mandare il Curriculum?

venerdì 24 luglio 2015

Poche parole e Tanto Gas!

I piloti sono come degli esseri mitologici, le cui gesta difficilmente vengono raccontate da chi le vive in primo piano. Diciamo pure che non sono molto portati alla pubblic relashion. Questo vale per tutti i piloti, sia quelli più famosi che quelli in erba. Non fa eccezione Gabriele Dolfi, pilota che non si definisce pilota, a cui di certo la passione per il motociclismo non manca.

Gdracingteam Riding School: con questo nome cosa si definisce?
Si parla della Gabriele Dolfi Racing team: scuola di guida in pista, ma anche assistenza e preparazione moto da corsa e stradali
Riding School, ossia scuola guida in pista oppure anche su strada?
Principalmente facciamo scuola di guida in pista, ma facciamo anche guida sicura su strada
Quali sono gli errori tipici dei tuoi allievi?
Per fortuna sono pochi ma il principale è la troppa autostima di se stessi, il voler nascere subito capaci quanto un pilota più esperto.
Il presidente Gabriele Dolfi con quali aggettivi lo si può definire?
Sono un “motociclista “(perché definirmi pilota è una parola che troppi usano troppo spesso e in maniera impropria) da 20 anni, un sogno bambino che con tempo, pazienza e sacrifici è diventato realtà; è sola e semplice passione

Cosa fai nella vita?
Fuori dal contesto moto sono Geometra. Per l’universo moto sono presidente/istruttore del Gdraing Team Asd – Riding School
In quali campionati siete coinvolti?
Attualmente concorriamo nella Coppa Italia 600 stock e trofeo italiano amatori
Come preparate solitamente una stagione agonistica?
In inverno l’attività principe è il lavoro logistico con i nostri partner e sponsor, poi il lavoro in officina sui mezzi da gara, per i piloti invece un po’ di preparazione mentale e fisica, che non guasta mai
Quanto è importante la preparazione atletica di un buon pilota? Esiste un vademecum delle “sane abitudini di un pilota?”
Conta diciamo il 70% perché una moto va guidata non di forza, ma di testa… il pilota di moto dal fisico efficace deve allenarsi in modo tale da essere tonico, reattivo e ben allenato

Passando alla moto che usi quest’anno, come mai la scelta è caduta sulla ninja 600?
Erano 10 anni che correvo con la 1000, e ultimamente anche con buoni risultati... ma alla soglia dei 40 anni ho deciso di riaccendere un po’ di lotta fisica che la categoria 600 ha nel DNA. Poi lo stile di guida di questa categoria, quello di far scorrere la moto in curva, me lo porto dietro dalla mia infanzia.
Nel tuo trascorso sportivo hai utilizzato un bel po’ di moto tutte diverse. Quale consiglieresti ad un utente esperto a quale al neofita che si vuole avvicinare alla pista?
Tutte le moto sono eccezionali, basta settarle in maniera tale da potersele cucire addosso.
Se non sbaglio anche la tua dolce metà Alice corre in pista con una cbr 600. È una passione tutta sua o è nata grazie alla tua influenza?
 No è passione sua, farina del suo sacco! Mentre il supporto tecnico e logistico è affar mio
La stagione attuale rispecchia le tue aspettative?
È un crescendo lavorativo interessante ed è anche un progetto futuro che non dovrà più vedere me come protagonista in pista
Progetti futuri?
Tra i progetti futuri c’è una Riding School a 360°, un progetto interamente dedicato ai giovani e, come sempre, tanta passione.
Una parola che risuona sempre nell’intervista è Passione. Per il motociclismo vero ne serve davvero tanta anche perché, a differenza delle altre nazioni, qui non si deve aver affatto paura delle notti in bianco, del sudore e della fatica. Gabriele, forte anche della sua dolce metà con la stessa passione, rientra nella categoria degli irriducibili, di quelli che poi hanno anche intenzione di lasciare il posto alle leve più giovani, dando loro tutto il suo sapere. Gabriele è un motociclista in gamba, ha un polso davvero sciolto ed è anche istruttore, ma ha anche l’umiltà e le energie per poter creare e attuare un progetto giovani: più di così? Qualcosa di dice che Alice ha fatto centro!



lunedì 20 luglio 2015

Il medioevo... oggi!

Quando si entra in uno store d’abbigliamento moto, si è sempre catturati dalla marca e dal brand che va più di moda al momento, oppure quello che è indossato dal nostro pilota preferito. Purtroppo non tutti gli utenti leggono le specifiche tecniche, col potenziale rischio di comprare un giubbotto o un pantalone tecnico o stivale con sì un aspetto accattivante, ma non col livello di protezione che si vorrebbe davvero. Poi, come un fulmine a ciel sereno, arriva un brand del tutto fuori dagli schemi. È lì, quando meno te lo aspetti. Non è il solito indumento da motociclista, non tutti se lo possono permettere. Solo pochi coraggiosi possono indossarlo; oppure no? Innanzitutto si deve capire cosa si nasconde dietro al design decisamente originale di Montecatena, un brand decisamente cool.

Da dove nasce il brand Montecatena?

Nelle mie passioni, fin da bambino ha fatto comparsa il romanticismo storico; forse per "far da contrappeso" ad un epoca, la nostra, che non ho mai trovato molto interessante. Avevo un idea, forse folle: nel 2010 iniziai concretamente a pensare che fosse possibile ricreare un corazza dal sapor cavalleresco, da poter indossare ogni giorno. Certo, l'impresa era ardua, quale capo poteva soddisfare i requisiti d'utilizzo senza far sembrare la mia creazione un "pagliacciata da carnevale"?
Iniziai a lavorare al progetto, con l'amico, Cesare Catena (da qui Nasce il nome MONTECATENA, (MONTEverdi io CATENA Lui, che scoprimmo poi essere anche un antico cognome nobiliare italiano, ma questo è un puro caso, la fonetica dell'accostamento ci è comunque piaciuta fin da subito, aggressiva ma al tempo stesso romantica) un motociclista, ma soprattutto un designer prodotto vero; l'intesa fu perfetta. Il prodotto Rotas,
almeno sulla carta, era nato in poco più di sei mesi, certo andava ragionato, adattato; al tempo non conoscevo il mondo delle moto e le sue mille sfaccettature ed evoluzioni.

Siete un’azienda giovanissima, ci vuole davvero coraggio! Da dove avete preso quest’energia, con le condizioni difficili che ci sono nel nostro stato…

Non sono mai stato un conformista, nel bene o nel male, certo nel 2012 quando il primo prodotto venne lanciato fu un vero e proprio salto nel buio. Conoscevo la grave crisi economica generale dei consumi e soprattutto il duro colpo che aveva subito il “mondo moto”; tuttavia ho creduto che fosse proprio il momento giusto per introdurre una novità fuori dagli schemi e, grazie anche a mezzi di comunicazione innovativi ed economici (prima sconosciuti o sottovalutati dalle grandi aziende, blog e social in primis), avrei potuto con un prodotto “sconvolgente” far conoscere la nostra impresa in tempi brevi, ed avere un feedback immediato.

I materiali che avete scelto per i vostri prodotti sono pellami di origine bovina oppure canguro?

Principalmente bovino pieno fiore australiano, ma nelle versioni EXA (su misura) anche il canguro. Nella collezione 2015 abbiamo introdotto inoltre la pelle ovina e tessuti inusuali come il militare senza elastan (rinforzandoli per lo scopo). La stessa giacca Rotas utilizza al tempo stesso pelle bovina e tessuti tecnici di altissima qualità in punti strategici, quindi non solo pionieristici nello stile ma anche nella scelta dei materiali.


Sul sito risulta che siete in stretta collaborazione con Gimoto. Cosa attingete da loro e cosa loro prendono da voi?

Gimoto ha avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo tecnico dei nostri prodotti; parliamo di capi protettivi, quindi la scelta di collaborare con un'azienda leader ma versatile è stata vincente. Si può dire che Montecatena si è principalmente occupata di sviluppare il mood/design e Gimoto di coniugare il tutto con le soluzioni di protezione su strada più avanzate.
In Italia il co-branding non è sempre stato ben visto nel nostro settore. Tuttavia, io credo che se, come nel nostro caso, unendo le forze, condividendo l'uno il know-how dell'altro, si possano fare grandi cose.Difatti oggi Montecatena collabora con trasversalità con diverse realtà d'eccellenza unendole in un vero e proprio “ponte” dell'eccellenza made in Italy.


Il risultato del vostro studio è un capo tecnico decisamente originale, ma nel catalogo manca una tuta intera. La mancanza di quest’ultima è una scelta oppure è Work In Progress?

Abbiamo un progetto di tuta intera, ma la nostra collocazione di mercato per ora non permette di avere “appeal” sui possibili fruitori essendo tendenzialmente, più che dallo stile, condizionati dal mondo corse, tuttavia ci saranno in futuro delle sorprese in tal senso.

Mancano anche gli stivali nel vostro catalogo

Anche su questo argomento ci sono dei progetti in corso con aziende sempre in co-branding per sviluppare prodotti proprietari by Montecatena, ma non posso aggiungere altro.

Il primo feedback che avete avuto dal pubblico è stato positivo oppure no?

Viste le premesse e le condizioni disastrose del mercato abbigliamento moto, direi che il feedback fin dalle prime presentazioni è stato ottimo, certo il nostro prodotto Rotas, ha fatto discutere, talvolta creando veri e propri dibattiti tra sostenitori od oppositori quindi, nel bene o nel male, ma in breve tempo ha fatto conoscere la nostra realtà.

Il cliente Montecatena come lo si può identificare?



Il nostro cliente non è come si potrebbe pensare, legato ad un tipo di moto od un’altra, ma un individuo che ricerca lo stile ed il carattere anche quando usa un capo tecnico, non curandosi troppo di essere “conforme” al branco, con le nostre nuove collezioni poi, abbiamo abbracciato un più vasto parco di possibili clienti.

Riscontrate più successo in Italia o all’estero?

Purtroppo, stando ai “freddi numeri” sicuramente l'estero, essendo il nostro un prodotto di fascia medio\alta è inevitabile che il mercato interno sia più difficoltoso dove la crisi del settore ha colpito più duramente, tuttavia i nostri official store danno degli ottimi risultati, infatti la nostra politica non è quella di avere più punti vendita possibili ma piuttosto lavorare con un rivenditore per zona massimizzando la sinergia marchio\rivenditore.

Puntate più sulla distribuzione on-line oppure su dei rivenditori già affermati sul territorio?

Indubbiamente l'on-line ha avuto ed ha un importanza molto rilevante, siamo nati e cresciuti grazie alle molteplici opportunità del web, quindi direi che è fondamentale, tuttavia, vista anche la particolarità del prodotto è inevitabile ed impensabile di essere totalmente “web-oriented” come dicevo prima la nostra strategia è mista official/mono store showroom, in punti strategici, sia in Italia che estero , avvalendoci anche ad importatori per paesi extra ce e che possano fare da ponte per i continenti/paesi dove le importazioni e le vendite dirette risultano più onerose o difficoltose.
Quello che non vogliamo assolutamente è la battaglia del “miglior prezzo” on line che sminuisce inevitabilmente sia l'esclusività dei prodotti e la stessa essenza dell'artigianalità punto di forza della nostra impresa.

Il vostro stile difficilmente può incontrare il motociclista pistaiolo, ma i vostri prodotti tecnicamente reggono bene contro la concorrenza. È una strada che oserete intraprendere?

Come dicevo prime il consumatore “pistaiolo” è molto legato alle gare ed i marchi storici e difficile da “convertire” tuttavia vista la familiarità del nostro partner Gimoto con il mondo corse non escludiamo degli sviluppi futuri.

Progetti futuri?

Sicuramente il consolidamento del Brand, crescere senza fretta e curare il prodotto, mitizzare i modelli, evolverli e migliorarli, curando i più minimi dettagli dando così una vita\modello più lunga rispetto alla concorrenza, scelta dettata anche dal fatto che l'utilizzo di materiali di qualità li rende longevi nel tempo, in totale controtendenza del prodotto usa e getta low-cost che purtroppo ha nel corso degli anni innescato un meccanismo controproducente a lungo termine.
Stiamo Lavorando su più fronti e per il prossimo anno saremo pronti a presentare nuovi prodotti e collaborazioni sempre all'insegna “dall'inusuale inaspettato.”


Da queste domande si può facilmente capire quanto Sergio Monteverdi, uno dei due fondatori di Montecatena, sia un pazzo furioso. Il motto della famiglia Catena recita “Estque Catena domus clara antiquissima proles vexillum merito nobile digna gerit” (Catena è chiaro è che i parole Antichi meritatamente famoso degni di indossare la norma). Così come la famiglia astigiana si è data da fare nel commercio raggiungendo prestigio e onori, Sergio e Cesare riusciranno ad avere ciò che meritano? Io confido in loro perché, oltre che avere un’idea geniale ed originale, hanno la voglia e la professionalità di fare bene. Hanno metodo e un piano di lavoro preciso. Secondo me, è bene seguirli nella loro folle avventura di forgiatori di armature!

mercoledì 8 luglio 2015

Il dovere e il piacere? La stessa cosa!

Noi motociclisti grazie ai social siamo in grado di fare gruppo; scopriamo come per magia che il nostro amichetto delle elementari, che non filavano, adesso ha la moto ed ora siete assieme colleghi di scorribande. Ma non tutti sono così fortunati. Ci sono anche parecchi gruppi che organizzano gite, gruppi che organizzano i giri in pista e anche quelli che, purtroppo, fanno finta di creare eventi. Di ciarlatani per la rete ce ne sono a dozzine. Poi fortunatamente, c’è anche chi mette tanta professionalità quanta passione nella sua attività. Lo ammetto, al primo sguardo mi sembrava l’ennesimo “venditore di fumo” in un pacchetto ben confezionato, ma mi sono sbagliato. Ne sono ben felice.

Alessandro della Torre è un personaggio che sa il fatto suo sia per quanto riguarda la manetta, sia per quanto riguarda il suo vero impiego, ed ha saputo con una certa difficoltà amalgamare i due impegni, ottenendo un risultato molto apprezzabile.
Il suo impegno è da riconoscere, mi sembra giusto farci una chiaccherata per capire anche meglio cosa fa per il motociclismo. 

Chi è Alessandro?

Alessandro è un Giovane milanese di 37 anni, appassionato motociclista, e di professione fotografo.

http://www.lestradeitalianepiubelle.it :da dove nasce questa idea?

Da un caldo pomeriggio di un luglio 2011: per l’ennesima volta ero di ritorno da un giro in moto, in cui mi ero prefissato di voler ripercorrere una bellissima strada, nell'entroterra ligure, che avevo assolutamente per caso, qualche mese prima. Dopo essere tornato a casa, per l’ennesima volta con le pive nel sacco, ho deciso che basta, era venuto il momento di inventarmi qualcosa che mi consentisse di raccogliere, catalogare e ordinare tutti i percorsi più belli, per poter facilmente ritrovarli.
E’ nata così la pagina facebook “LE STRADE ITALIANE PIU BELLE DA PERCORRERE IN MOTO” , In cui pubblicavo tutte le mappe e le cartine dei vari percorsi che conoscevo, cercando di aggiustare le località di partenza e le località di arrivo di ogni percorso, in modo logico e funzionale, così da poter sempre essere in grado di collegare le varie alternative esistenti in una data regione. Nell’estate 2013 ha visto la luce il sito www.lestradeitalianepiubelle.it, come naturale evoluzione della pagina, che mi ha consentito di integrare un sacco di strumenti di ricerca, attivi sul database, che il format “pagina facebook” non mi permetteva ovviamente di integrare

Con questo progetto cosa vorresti proporre?

Uno strumento, a disposizione di tutti i motociclisti, che possa differenziarsi dalla “concorrenza” per l’approccio estremamente personalizzato alla costruzione dei propri itinerari: su “LE Strade Italiane” non solo è possibile cercare un itinerario, scegliendo tra le centinaia di alternative proposte: ma anche costruirsene uno, assemblando le varie tratte che “meritano” dal punto di vista motociclistico
E’ la scoperta dell’acqua calda, in realtà: una cosa che ogni motociclista fa, o cerca di fare, inconsciamente, tutte le volte che si chiude il casco e vuole farsi un giro in moto: mettersi davanti alla questione: “ok, io sono qui, devo andare lì: quali saranno i pezzi più belli che mi consentono di raggiungere la mia località di destinazione, solo guidando sulle strade più fighe?”

È una community aperta a tutti?

A Tutti coloro che intendono la moto come la massima espressione della propria liberta, ma che perseguono questa libertà sempre nel rispetto reciproco di tutti gli altri utenti della strada: la strada è un bene che condividiamo tutti, e tutti, nella nostra vita, quando togliamo il casco, diventiamo automobilisti, ciclisti, pedoni…Mai dimenticarselo questo

Il format che hai dato al tuo prodotto ha successo?

Si, perché da un lato parla un linguaggio estremamente diretto e, potremmo dire “biker friendly” , non essendo una testata giornalistica o un editore, e quindi essendo svincolato da certe logiche comunicative; Pero attenzione: il successo della mia pagina amo misurarlo più sulla qualità dei numeri, che sulla quantità: su facebook, e in generale su internet, conquistare la celebrità e il consenso, puntando sulla spazzatura è molto semplice: puntando sulla qualità dei contenuti, invece, è impresa assai più ardua
Il mio obbiettivo è sempre stato “molti” ma buoni J

Tra le varie collaborazioni che hai avuto, quali si possono definire “le migliori”?

Ho collaborato con molte aziende in passato, mettendo in pista anche qualcosa di simpatico, con alcune di esse: Ho sviluppato molte iniziative interessanti, peccato solo che in molti casi sia incorso in molte delusioni, figlie innanzitutto di un lassismo di fondo che impedisce a molti uomini di marketing di essere sufficientemente “smart” dal vedere opportunità dietro nuove iniziative. Senza fare nomi, molte volte mi è sembrato di parlare a dinosauri imbalsamati, incapaci di prendere scelte coraggiose, ma che potevano rivelarsi estremamente interessanti, dal punto di vista della freschezza dei contenuti diretti al pubblico. Attualmente collaboro con diverse realtà che hanno a che fare con il mondo del motociclismo, grazie alle quali posso offrire ai miei utenti un ventaglio di convenzioni interessanti, e soprattutto originali. La sezione “partner” sul sito è creata proprio per quel motivo ;)

Si può dire che sei imprenditore della tua passione?

Beh, si certo… però, purtroppo, l’attività d’impresa “passione” non ha un codice iva in camera di commercio, non fattura nulla, anzi è fatta solo da uscite. E l’impegno che sto dedicando a “le strade italiane” è tale che mi sottrae risorse ed energie a quello che è il mio lavoro. Per cui, prima o poi, dovrò fare il grande passo e decidermi a far diventare questa passione un attività che mi consenta di portare a casa la pagnotta J

Passando al mezzo che usi, come mai la supersportiva GSXR? Poi l’hai modificata e non poco

Ho sempre amato il mondo delle supersportive, per me la moto è innanzitutto adrenalina, emozione, pieghe. Ma non sono certo un pistaiolo, amo il mio territorio, amo tantissimo i magnifici panorami che il nostro bel paese può offrire, e che, soprattutto, si possono amalgamare perfettamente con le bellissime strade di cui disponiamo. Pero, con gli anni, e con l’esperienza in strada, mi sono reso conto che il semi-manubrio è la configurazione ciclistica meno adatta, eccezion fatta per le cafè racer e md alcune custom estreme, per poter apprezzare la pura “guida” di una due ruote, su strade aperte al traffico: impegnativo, faticoso, scomodo, impensabile per il passeggero….Quindi ecco la follia: ho deciso di mettermi ad emulare i tedeschi e mi sono montato il manubrio alto su un gsxr 1000, l’ho scarenata, l’ho resa una vera e propria street figher: insomma, l’ho trasformata nel classico “bombardone”.


Tra le attuali moto del settore turistico e cross-over, quale consiglieresti all’utente medio?

Attualmente l’asso pigliatutto ce l’ha Yamaha, con la MT07: una moto progettata con la testa innanzitutto: costa pochissimo, ha una ciclistica eccezionale, una ottima curva di erogazione, e una facilità di guida che ti consente di divertirti anche con pochissimi cavalli:
Secondo gradino del podio metterei la MT09 Tracer, a riprova delle scelte azzeccatissime del marketing Yamaha per l’anno 2015; la sorella maggiore della 07 si rivela...esattamente cosi: la sua sorella maggiore! Migliorata dal punto di vista della comodità, rispetto alla 09 Street rally, per esempio, la bontà del suo progetto si dimostra tale non appena si va a vedere i dati di vendita.
Fuori classifica metterei la BMX R 1200 GS, che, nonostante sia considerata la “moto totale” ha un solo, piccolissimo difetto: il prezzo. Infine, menzione d’onore per il KTM 990 SMT, che la casa ha cessato di produrre quest’anno: Velocissima, stabile, capiente, comoda, un mulo da soma in salita ed efficacissima, sui tornanti del sella ronda, cosi come sui curvoni infiniti del colle della Maddalena
Anche se, parlando di moto per “utente medio”, forse siamo un pelo fuori specifica….

Come mai hai scelto il mezzo digitale per il tuo progetto e non hai creato una rivista tutta tua dedicata ai viaggi in moto?

In tre parole: l’editoria è agonizzante. Come qualsiasi persona che ci abbia a che fare sa, e non da adesso, ma che nessuno ha il coraggio di dichiarare pubblicamente. Ti faccio un esempio: negli ultimi 15 anni quante volte hai aperto le pagine gialle, cartacee, per cercare qualcosa? Certo, la categoria dei motociclisti è ancora piena zeppa di tradizionalisti, e a volte mi ci metto dentro anche io, che ad uno smartphone preferiscono una bella cartina tutta spiegazzata, da appiccicare in qualche modo al serbatoio.
Per soddisfare questa grossa fetta di utenza, ho deciso di mettere a disposizione tutte le mappe, oltre che in formato gpx scaricabile, per il proprio navigatore, anche in un comodo formato immagine .jpeg, non troppo grande per non risultare scomodo e dispersivo, ma non troppo piccolo per sembrare illeggibile; ma anche volendo, torniamo al punto di prima, riguardante le collaborazioni:  trovare un editore che riesca a capire la grande opportunità editoriale che potrebbe nascondersi dietro tutto questo, è più difficile che trovare una sarta che ne capisca di catalizzatori per acceleratori di particelle. Ad onor del vero, comunque, dal mese di Maggio 2015, collaboro con la rivista “Motociclismo”, per la quale curo una rubrica nella sezione turismo, dedicata alle più belle strade: in pratica, ogni mese, recensisco un percorso, e ci creo una sorta di identikit: la trovate nella sezione “Travellers”

Tu organizzi viaggi ed eventi, ma anche altri organizzazioni ne creano (Centopassi, 20000 pieghe). Secondo te, quali sono i punti di forza e di debolezza delle tue e delle loro?

Quello che organizzo io è una cosa che, ancora, non si è vista nel panorama del mototurismo:  vedi, il mio non è un motoclub, fortemente legato al territorio, in cui organizzo la serata ufficiale della settimana,  presso la club house ufficiale, in cui distribuisco le tessere ufficiali, in cui tutti coloro che non aderiscono alle iniziative, come in tutti i motoclub, si sentono in qualche modo discriminati, e alla fine partecipano alle iniziative solo perchè si sentono in qualche modo in obbligo di farlo: la mia è una community , sparsa in tutto il territorio, in cui , quando organizzo qualcosa, chi vuole partecipa, a seconda della provenienza e delle disponibilità, senza la paura di dover rendere conto a qualcuno se decide di non esserci mai
Ai miei eventi si conosce sempre gente nuova, l’unico minimo comune denominatore che lega tutti è la voglia di macinare chilometri , in sella a due ruote: la libera di viversi la propria vita, preoccupandosi solo del vento sulla faccia. Per carità questione di scelte, anche questo tipo di eventi hanno i loro estimatori, e sono anche numerosissimi! E’ semplicemente un modo di vivere il motociclismo che, personalmente, non condivido. Io offro qualcosa di molto diverso: nei miei eventi, c’è una lunga lista di regole a cui attenersi. Sono molto rigoroso nel pretendere che siano seguite da tutti: ma si tratta, per lo più di regole dettate dal senso di civiltà e dal buon senso. Moto o non moto. L’ultimo evento di una certa portata l’abbiamo organizzato a Giugno: più di 1200 km sulle dolomiti, 4 giorni in albergo, più di 35 moto, la maggior parte di gente che non si era mai vista prima, moto di ogni genere: dalla supersportiva, all’enduro alla sport tourer: a gestire tutto e tutti eravamo in 4, che alternavamo posizioni da apripista, staffette e scope di chiusura. E’ stato un successone, ho ricevuto una marea di congratulazioni sulla bacheca dell’evento: Ma il merito non è stato tutto mio: è stato, innanzitutto, di tutti i partecipanti, che hanno rispettato fedelmente le regole che avevo imposto, e che mi hanno consentito di pensare solo alle necessarie questione logistiche ed organizzative, senza bisogno di fare la badante a nessuno. Questa tendenzialmente, è la cultura che intenderei promuovere: quella della responsabilità e della maturità.



Progetti futuri?

E qui ti rispondo laconico, perchè ti ho già detto troppo: E chi lo sa?


Una persona seria, che racconta del suo progetto e della sua passione con trasporto e con professionalità. Ha avuto coraggio oppure pazzia nel dedicare così tanto tempo ed energie ad un progetto così vasto? La risposta è nelle vostre menti. La mia opinione, molto modesta, è che questo personaggio ha saputo sfruttare al massimo i moderni mezzi di comunicazione e social per fare del suo business sia la fotografia sia il motociclismo. Un’impresa non da poco. Un esempio vero della frase “Life is Passion”.