lunedì 3 agosto 2015

Le Moto fatte dietro casa

Non ho purtroppo avuto il piacere di conoscere mio nonno. La mia cara e tostissima nonna mi ha sempre descritto nonno come un uomo con grande forza di volontà, due attributi tanti, un cuore immenso e una disciplina ferrea. Ma ho scoperto solo più avanti che lui segretamente avesse una passione per le Paton. Marchio famoso nei tempi passati, con tanto di vittorie nel TT e con le capacità tecniche tali da far fastidio a colossi ben più blasonati, che purtroppo nella sua storia ha avuto parecchie sfighe. Sfortuna spesso vinta grazie all’immensa tenacia e determinazione. Dopo i suoi trascorsi nel mondiale 500cc e gli ultimi assoli nel TT Legend, a distanza di anni si sente nuovamente parlare di lei, grazie anche ad una idea folle: creare una Paton stradale. Una moto Tosta, nata da una base già esistente in commercio (kawasaki er6), da qui sono stati presi pochi componenti, quelli giusti per far nascere dal più freddo cuore giapponese una Fiamma italiana. La casa milanese ha creato un prodotto sopra le righe, unico. Io l’ho vista e me ne sono innamorato.

Paton, grande nome del passato motociclistico italiano decide di creare una moto da strada. Perché?

L’idea è nata alla fine del 2012 quando gli azionisti hanno cercato di capire come fare ad allargare la base di prodotti e clienti. E’ dunque venuta fuori l’idea di creare la prima moto stradale della Paton, una moto di nicchia per cominciare, dato che gli investimenti per realizzare nuovi modelli stradali di massa sono molto ingenti.

Quali sono gli elementi che accomunano la S1 stradale e la filosofia delle moto da corsa Paton?

L’elemento principale che accomuna il primo prodotto stradale e la storia corsaiala della Paton è l’impostazione della motocicletta, con una posizione di guida che richiama moltissimo le nostre Paton degli anni passati. La Paton S1 è un distillato delle esperienze racing di 55 anni: assetto, quote, materiali, montaggio, peso ecc provengono da una filosofia racing, con tanta sostanza e pochi fronzoli.

Due elementi aggiuntivi molto importanti sono l’artigianalità, ogni moto è interamente montata a mano, e la ricerca della perfezione, in modo da dare ai Clienti una moto che duri nel tempo e mantenga anche il suo valore economico.
Inoltre ogni singolo moto esce col suo certificato di collaudo.

Come è nato il progetto, da che base e come si è evoluto?

Il progetto è nato da un telaio della replica racing BL3 (il bicilindrico 500 da gara ancora oggi prodotto) e in circa un anno si è creato il prototipo funzionante; il motore invece deriva dalla bicilindrica kawasaki er6, scelta fatta anche in ragione del fatto che tutti i motori della storia Paton sono stati dei bicilindrici frontemarcia e purtroppo anche per ragioni economiche (progettare un motore da zero richiede molti sforzi sia umani che di liquidità); in parallelo è stato realizzato il progetto tecnico della moto reale, con disegni 3D e 2D, rendering etc. Il prodotto finale è stato omologato nell’aprile del 2014.

Il risultato finale vi ha pienamente soddisfatto oppure siete scesi a compromessi con le norme legislative, esempio quelle antinquinamento?

Non esistono compromessi ma solo regole da rispettare. Chi non le rispetta non fa moto ma modifiche a moto esistenti che molto spesso le rendono illegali, e molte volte discutibili dal punto di vista estetico, anche se la moda sta diminuendo.
La Paton è una casa motociclistica reale, con una storia di rilievo alle spalle, riconosciuta con documenti ufficiali in tutta Europa; questo è costato un grande sforzo in termini di investimenti e organizzazione del lavoro, che nessun preparatore vuole affrontare.

Dal vostro sito si vede che la S1 partecipa al tourist trophy. Quali sono le modifiche che vengono fatte alla versione stradale?

Le modifiche sono moltissime e riguardano, oltre a quelle più ovvie che portano una moto stradale ad essere adatta ad un uso in circuito (niente specchietti, indicatori di direzione ecc) soprattutto il tuning del motore (camme, pistoni e altri segreti) e l’ulteriore alleggerimento di alcuni componenti, portando la S1 RR ad un significativo incremento di potenza ed una riduzione del peso complessivo.


Quest’anno la S1RR ha percorso il Mountain con una velocità media pari a 117,3 mph.

La S1 che ha partecipato al TT 2015 (terza nella lightweight) quali ulteriori modifiche ha subito?

Per Il TT 2015 rispetto al 2014 siamo intervenuti per ottimizzare la moto su vari fronti: scarico, aspirazione, etc; tutte migliorie che vengono fuori solo col confronto diretto coi nostri avversari. Ci siamo avvalsi di collaborazioni con aziende del settore di primissimo livello, tra cui SC Project per l’impianto di scarico e OZ Racing per i cerchi (da quest’anno il regolamento ha poi imposto il divieto dei cerchi in magnesio)

Il cliente tipico della S1 chi è?

Il cliente tipico è straniero, sopra i 45 anni e amante del bello. Spesso sono collezionisti.

Come mai il marchio paton non è così presente in Italia? Cosa manca? L’immagine o il prodotto?

Si potrebbe dire semplicisticamente che “nemo propheta in patria”. Una possibile interpretazione è che ci sono pochi estimatori di prodotti di qualità ad alto costo; la maggioranza dei clienti che possono spendere 20mila € per una moto preferiscono oggi comprare una BMW GS e poi far finta di fare la Parigi-Dakar nel centro cittadino: una situazione un po’ particolare ma è così. Non esiste più in Italia una cultura del motociclismo come in altri paesi europei dove l’appassionato spende anche cifre importanti per avere il mezzo dei suoi sogni, purtroppo molti puntano al mezzo che fa moda oppure al mezzo più veloce del momento.

Al di fuori del TT, in quali altri contesti la s1 si potrebbe inserire?

Dal punto di vista delle competizioni ci sono possibilità in Germania, negli Stati Uniti e in Australia, dove abbiamo contatti e opportunità commerciali, specialmente dopo il risultato di quest’anno.

Le riedizioni delle Paton del passato, la BL3 R e la BM3 R, sono altrettanto richieste?


Le riedizioni del passato sono state finora prodotte in 31 esemplari a partire dal 2005, praticamente una media di 3 all’anno, tutte sempre assemblate a mano, come una volta.

L’appassionato può venire in azienda semplicemente ad ammirare l’azienda e le moto Paton? Oppure è un evento solamente dedicato al cliente Paton?

Ogni appassionato è benvenuto, non chiudiamo la porta a nessuno.

Progetti futuri?
Stiamo raccogliendo finanziamenti per progetti futuri molto ambiziosi; se ci riusciamo sarà una grande sorpresa per tutto il mondo della moto.


Da queste parole si respira la determinazione e la voglia di tornare all’antico splendore, con la stessa voglia di stupire e di lasciare il segno. Che la nuova s1, la prima moto stradale della storia di Paton, il braciere da qui divamperanno le nuove e verdi fiamme dell’officina milanese? Staremo a vedere! Per ora: tien dur, mola no! (tieni duro non mollare)