giovedì 3 settembre 2015

Basta un poco di gas e il tempo va giù!

Il mondo del motociclismo è molto vario, perché dietro ogni persona, ogni tuta e ogni casco c’è una fantastica storia fatta di sacrifici. Tutte queste storie di vita hanno in comune, in misura più o meno grande, sacrifici immensi e innumerevoli rinunce. Storie nate da poco, se si parla di giovani centauri talentuosi ma anche con genitori facoltosi, ma anche delle vere e proprie epopee frutto di duro lavoro e di sudore della fronte. Rientriamo nel caso di Swan Puzone, giovane nato da Jesi che ha sempre vissuto a Riccione. Non viene da una famiglia “col nome”, non ha avuto in casa un’educazione da “motociclista”. Tutto ciò che è ora è farina del suo sacco. Attualmente è impegnato nel Trofeo Bridgestone, una manifestazione di primissimo livello, ma i campioni non si accontentano di partecipare: voglio vincere, salire di categoria e vincere ancora. I veri Piloti hanno sempre fame.



Perché hai deciso di correre?

Ho iniziato nel 2008 acquistando la mia prima moto, un GSX R del 2006. Dopo tre mesi di strada mi sono reso conto che avevo bisogno un'altra volta dell’agonismo, ho fatto 10 anni muay thay a livello nazionale e anche li allenandomi e basta non avevo più motivazione. Da li ho provato la pista e fino al 2012 ho fatto prove libere tra amici, grazie ad una mia ex morosa che correva mi ha fatto conoscere il mondo delle corse vere, dove si fa sul serio e dal 2010 non ho mai smesso di sognare che prima o poi avrei partecipato anche io ad un campionato nazionale. Una volta provato ho capito che avevo trovato quello che mi faceva stare bene davvero, quello che ti fa sentire vivo e anche se solo per tre giorni quei tre giorni è come stare una settimana su un isola deserta.

Cosa ti piace e non ti piace dell’attuale motociclismo italiano?


Il motociclismo in generale è bello, in ogni sua sfaccettatura, purtroppo sempre per una crisi generale e per un elevato costo di partecipazione sono anni che ormai i paddock non sono più quelli belli pieni o corposi come anni fa. Questo è davvero un peccato, soprattutto è un peccato non venire incontro a chi vuole coltivare una passione simile ma continuare a far pagare oro le corse, le prove libere, i ricambi. Io partecipo a trofei minori e ho iniziato tardi per poter fare carriera e farlo diventare un lavoro, ma per quelli che iniziano da piccoli anche a loro non gli si da la possibilità giusta per emergere e quelli che arrivano presto ai livelli massimi è perché la federazione di mette la raccomandazione. In spagna fanno giornate di prove per bambini come se fossero bambini a giocare in un parco con le altalene. Ci sono eventi che vanno ad arricchire il panorama motociclistico e qua in Italia non funziona così. Gira tutto intorno ai soldi, quando magari sarebbe utile a volte soffermarsi più sul talento che sul ritorno economico.

Come mai hai scelto di correre con una 600, più precisamente con una R6?

Nel 2013 iniziai a correre con il famoso GSX R, ma alla prima gara del Mugello mi ha lasciato a piedi in griglia di partenza per un problema elettrico e da li con il team si era deciso di venderlo e prendere un R6, beh che dire, il miglior cambiamento che si potesse fare, è una moto favolosa con la quale si possono raggiungere ottimi risultati.

Cosa sceglieresti in alternativa alla tua R6 budget permettendo?

Diciamo che non mi dispiacerebbe provare una bicilindrica, secondo me è un grande divertimento ed una grande casa italiana l’MV AGUSTA.

Tra i 1000cc?

Non saprei perché prima vorrei arrivare tra i primi con la 600 e sfruttarla al massimo. Quindi non ho ancora pensato a quale 1000 potrebbe saziare le mie voglie.

Se ti si parasse davanti la possibilità di correre all’estero, quale campionato sceglieresti?

Sicuramente visti i costi eccessivi qua in Italia sarebbe il massimo andare a fare i campionati spagnoli, che li realmente hai agevolazioni economiche, al contrario dell’Italia che pensano solo a guadagnare e mettersi i soldi in tasca...

Progetti futuri?

Per adesso l’unico progetto possibile sarebbe quello di continuare a correre e quindi trovare un supporto economico. Senza di quello fai fatica a fare progetti. Sarebbe bello continuare su questa strada del 2015 per puntare a qualche risultato l’anno prossimo e affermarsi nel 2016 magari in un campionato all'interno del civ.


Poche domande, risposte precise e niente sogni irrealizzabili. Una persona seria, coi piedi a terra, che sa molto bene cosa ha tra le mani, cosa può fare per migliorare e le possibili evoluzioni. Il giovane pilota di Jesi gira con buoni tempi, ma attualmente quelli davanti a lui girano molto più forte; ciò non significa che i buoni risultati non arriveranno. Unico suo vero limite, gli manca attualmente quel pizzico di cattiveria agonistica che torna sempre utile quando si deve fare un po’ di bagarre. Ma si tratta solo di una lacuna momentanea, e quando tornerà il suo fan club sarà pronto a tifare per lui a pieni polmoni.