lunedì 26 ottobre 2015

Bella, sì... ma manca qualcosa...

Capita ad alcuni di noi che la moto è come la moglie tanto amata: una donna è per sempre.

Come le nostre care consorti che saltuariamente vanno dalla parrucchiera o dall’estetista per farsi belle per noi, così le nostre moto hanno ogni tanto bisogno di un tocco qua e là.
Oltre al solito cambio degli specchietti e qualche particolare come le viti in ergal, i contrappesi del manubrio un altro aspetto molto caro ai motociclisti è la colorazione delle proprie moto. Andare da un carrozziere è la cosa migliore quando si cerca il risultato migliore e definitivo. Vorrei soffermarmi su questa parola: definitivo. Da qui la domanda: se dopo un po’ di tempo volessi nuovamente cambiare colore alla mia moto? È una spesa non indifferente e ci vuole parecchio tempo. Per questo motivo hanno dapprima creato le pellicole adesive per auto e per moto, ma la loro applicazione richiede una manualità di un certo livello e il tempo necessario per stendere una pellicola, magari termo modellabile, non porta alcun vantaggio. Per ovviare al tempo e ottenendo comunque un ottimo risultato, esistono i prodotti Plastidip.

Cosa sono? Basta chiedere

Plastidip, come lo si può spiegare a chi non sa cosa sia?

Plastidip è una pellicola spray removibile applicabile su qualsiasi tipo di superficie non porosa e removibile come un adesivo. Si utilizza a spruzzo o in bomboletta spray come una classica vernice ma a differenza di questa non richiede nessun trattamento ulteriore della superficie (carteggio, fondo, primer). Resistente termicamente dai -35 ai +93 gradi garantisce un’ottima tenuta e aderenza anche su superfici non piane. Grazie alla base gommosa del prodotto la flessibilità e durata del prodotto saranno valide a lungo.

Come si applica il prodotto?

Nel caso della bomboletta si agita e si spruzza direttamente. Nel caso del prodotto liquido si verserà all’interno della tazza della pistola a spruzzo o pistola elettrica e si applicherà sulla superficie desiderata regolando ugello, pressione e spruzzo. Sono comunque due metodi che non necessitano della stessa manualità di un carrozziere.

Vantaggi e svantaggi di queste applicazioni?

Vantaggio rispetto a una classica vernice la removibilità, la facilità di utilizzo e la tenuta su qualsiasi tipo di superficie. Questo garantisce a chiunque la possibilità di cambiare colore al proprio mezzo a piacimento, come se fosse un vestito
Lo svantaggio il costo leggermente più elevato, lo ammettiamo, ed è dovuto anche alla innovazione che questo prodotto porta con sé.

Sono resistenti agli agenti atmosferici? E ai raggi UV?

Si e si. Il produttore sta adottando delle migliorie per quanto riguarda la resistenza ai raggi UV per azzerare le possibilità che la vernice dopo molto tempo sotto la luce naturale perda di colore.

Dopo un applicazione di Plastidip, si può lavare il proprio mezzo come se ci fosse della normalissima vernice?

Si può lavare sia con idropulitrice sia sotto i rulli, sia con detergenti neutri che alcalini. Ha un’ottima resistenza meccanica e contro gli agenti chimici

Si possono definire vernici oppure pellicole plastiche?

È una vernice removibile, si può definire come  la giusta via di mezzo tra vernice e pellicola

Il wrapping è una moda nel settore auto che ha preso piede molto facilmente tra gli appassionati. L’applicazione con bomboletta è un’evoluzione di questo concetto?

Non abbiamo solo il prodotto in bombolette ma come dicevo prima anche il liquido da dare a spruzzo. In questo caso è un prodotto più professionale utilizzabile al pari di una pellicola da car wrapping, che personalmente sconsiglio a coloro che non hanno dimestichezza e hanno delle grosse superfici su cui lavorare

È un prodotto che ha maggiormente successo in quale settore? Auto o moto?

In entrambi sta avendo ottimi risultati e un ottimo riscontro da parte del pubblico e degli utilizzatori finali

Progetti futuri per l’azienda?

Applicazione in settori differenti e consolidamento per quello che riguarda il settore automotive. È inoltre in fase di sviluppo una rete di centri installazione ufficiale per applicazione del prodotto su auto. I primi attivi dal mese di settembre saranno Roma e Milano

Sei stanco di quella maglietta che hai addosso? Se puoi la cambi. Sei stufo del colore della tua auto o moto e vorresti cambiare colore? Ora puoi e lo puoi fare. Basta pulire la propria auto e applicare il prodotto Plastidip scelto. Funziona sia sulla carrozzeria che su altre superfici, ad esempio i cerchi auto o moto. Ma il wrapping non è solo per auto o moto, ma per qualsiasi superficie rigida!

Adesso grazie a questi prodotti anche il più fanatico della moda può avere il proprio mezzo in linea con le nuove tendenze, senza spendere una fortuna in denaro e soprattutto tempo; le mode corrono veloci, ma lo fanno tanto quanto le nostre amate moto?

giovedì 15 ottobre 2015

Sensei Pedersoli

La scuola: la ami o la odi. Sentire una persona vecchia e a volte dall’odore stantio parlare di argomenti e nozioni che hanno difficilmente applicazione nella vita di tutti i giorni non è mai stato il massimo della vita. Stessa storia quando si sentono i genitori o i nonni dire “ai miei tempi…” Ricordo fin troppo bene gli interminabili pomeriggi passati in compagnia dei racconti noiosi nonché soporiferi. Poi si cresce, si fanno i sacrifici e, come uno scherzo del destino, si desidera fare un corso di guida; si ha voglia di tornare a scuola, di sedersi su una sedia ad ascoltare una persona più grande di noi che si dice cosa fare e cosa non fare. Siccome, come detto in un’occasione precedente, non ci si deve fidare di chi si crede Maestro senza un Vero Curriculum alle spalle. Dato che nel panorama tricolore ci sono ottimi istruttori, ho pensato fosse buona cosa intervistare uno dei migliori.

Luca Pedersoli in 3 parole, come lo si può definire?

Non molto normale

Quando hai deciso di fare del motociclismo il tuo pane?

Quando nel ‘90 a sedici anni con dei miei amici, dopo essere stati in giro tutta notte, la mattina siamo finiti a Monza a vedere le finali della Sport production. Li sono rimasto sconvolto, vedendo correre le moto di serie (io all’ epoca avevo la Cagiva Mito), ho capito che avrei fatto quello sport! Troppo bello. Da quel giorno è rimasto il mio pensiero fisso ogni giorno. Certo, con le gare di “pane” non ne fai molto anzi… Mentre lavorativamente parlando quando nel 2003 ho saputo della costruzione dell’autodromo di Franciacorta mi sono fatto subito il film in testa immaginando esattamente la realtà di oggi.

Veniamo al punto principale per cui tanti ti conoscono: la Riding School. Cosa ci vuole per rendere un gruppo di Bravi motociclisti un efficiente gruppo di lavoro?

Mah, di base c’è che a tutti i miei istruttori piace questo lavoro e se un lavoro ti piace ti viene facile oltre che essere fatto con passione. Certo, ai piloti che fanno gli istruttori, rispetto ai loro colleghi giornalisti/tester bisogna ogni tanto tirargli le orecchie perché sono come dire… spesso un po’ persi ma una volta rimessi sui binari fanno un ottimo lavoro.

Per il reparto insegnanti, quali sono le caratteristiche che hai cercato in ognuno di loro?

L’ esperienza! Ogni anno nascono e muoiono scuole dove fanno parte come istruttori persone che hanno forse fatto sì e no una gara, parliamo addirittura di gente che fa tutt’ altro nella vita tipo non rendendosi conto delle baggianate che raccontano fondate non so su cosa… spesso anche in buona fede intendiamoci quindi immagina... Nel mio parterre di istruttori ci sono solo piloti e giornalisti/tester tra i più affermati in circolazione. Quelli non all’ altezza sono andati in altre scuole o hanno smesso che è più probabile, boh.

Sempre per quanto riguarda gli insegnanti, ci sono anche degli specialisti del “manubrio alto”. Quali sono le difficoltà e/o differenze tra portare al limite una naked e una sportiva?

Sostanzialmente nessuna. Poi dipende una Naked come è messa a livello di gomme e assetto, di serie ha dei limiti ma ci si può comunque divertire. Cambia lo stile di guida, più che altro “estetico” ma la sostanza rimane quella ovvero usare molto il corpo “sporgendosi”, le traiettorie e il comportamento in pista.

Parlando dei corsi, la novità è il corso Pista Base Entry. Nato per la necessità di certi motociclisti di avvicinarsi alla pista senza ansie, esatto?

C’è sempre stato, solo che abbiamo deciso di abbassare ulteriormente il prezzo sperando di lavorare sulla quantità (e così è stato) facendo sì che molti motociclisti abbiano potuto e possano finalmente esordire in pista nel modo corretto e non improvvisando come se ne vedono ancora molti convinti che un corso costi chissà quanto, o peggio ancora, che non serva! Purtroppo!

Su una media ipotetica di 10 motociclisti, quanti tornano a fare un ulteriore corso, magari di livello successivo?

Il 70% circa, perché si sono trovati molto bene e poi parliamoci chiaro, non si può imparare tutto in un giorno. Appena se ne vanno la sera pensano già a come migliorare ulteriormente! Belli!

Invece cosa cerca il cliente tipo del Corso Pista Avanzato?

Abbassare i tempi per smerdare poi gli amici! Scherzo, o meglio, anche per quel motivo ma anche per guidare meglio, per essere più “stilosi” soprattutto ora che lo stile di guida si deve ulteriormente adattare alle nuove potenze assistite.

Il corso sospensioni e set-up è seguito altrettanto quanto quelli di pilotaggio?

Sono giornate statiche dedicate alla ciclistica, molto interessanti, ma ora ne riparleremo a primavera 2016. Tengo a precisare che prima di intervenire sulla ciclistica bisogna andare già abbastanza forte, poi se uno, psicologicamente ne trae benefici ben venga ma non sarà quello il motivo del suo miglioramento.

La collaborazione con Yamaha vi ha dato il piacere di provare tra i primi la nuova R1, e avete potuto fare un confronto con la versione precedente. Quale tra le due è secondo te la moto più adatta per fare dei corsi?

La nuova R1 è semplicemente fantastica! E’ molto diversa dalla precedente che, anche se molti non lo sapevano limitandosi a paragonarla alle supersportive più in voga trovandogli quindi dei gap in termini di prestazioni, la precedente era una moto studiata per chi voleva una supersportiva ma non troppo esasperata e comoda anche per strada mentre con le altre non è possibile. Provate a fare un giro di sei o sette ore con una 1000 dei marchi concorrenti, dopo serve lo osteopata per una settimana! La nuova R1 invece è una MotoGp di tre o quattro anni fa, con un elettronica da paura studiata soprattutto per la pista. Possono andarci forte tutti!

Pregi e difetti di questo lavoro?

Pregi nel vedere la gente che la sera ti abbraccia felice dei miglioramenti, difetto è il vedere che molti pensano di arrivare e abbassare di tre o quattro secondi il proprio best Lap non sempre riuscendoci pensando quindi che sia colpa dell’istruttore e non invece dei loro limiti di guida dove, con pazienza avrebbero migliorato senza dubbio.

Gli errori tipici che si vedono ad esempio in un corso base?

Non sfruttare tutta la pista abituati alla strada, muoversi ancora poco con il corpo convinti invece di farlo già abbastanza, i piedi a “papera” bucando gli stivali sull’ asfalto.

E nei corsi di livello più alto?

Quando un motociclista va già da tempo in pista è difficile che cambi subito lo stile di guida (Valentino ad esempio ha impiegato un paio di anni…). A volte manate di gas eccessive e controproducenti, assetti regolati per sentito dire o trovati su vari forum… no comment

Progetti futuri?

Puntare sull’ evoluzione dello stile con esercizi mirati prima nel paddock e poi trasferiti subito dopo in pista. Migliorarsi in generale! L’ iPhone non rimane sempre quello, è in continua evoluzione.


Se noi pensiamo ad un maestro, subito immaginiamo un personaggio anziano, molto in là con gli anni, sempre pronto a fare la paternale sulla bellezza dei tempi passati. Così succede nella vita, ma non accade nel mondo delle moto; un universo parallelo dove l’età non conta, ma la voglia di dare gas sì. Tutti, chi più chi meno, sanno dare gas. Pochi sanno raddrizzare un telaio, così come poche sono le persone in grado di mantenere la stessa voglia di andare forte in moto ed avere anche la pazienza di insegnarlo. E ancora meno sono quelli che riescono ad avere successo in modo continuativo. Oramai la stagione 2015 è conclusa, ma per la nuova stagione si può consultare il sito http://www.ridingschool.it e appena possibile saranno presenti le nuove date 2016. Luca Pedersoli ha avuto tante soddisfazioni nella sua carriera, e sono certo che come istruttore ne avrà sempre di più! La sua fame di successi sarà insaziabile, così come la passione che ci mette nell’insegnare e nell’aiutare il prossimo

venerdì 9 ottobre 2015

Piccoli Ingegneri crescono

Tinteggiare, potare le piante, fare da mangiare, preparare una cena romantica sono le primissime cose che mi vengono in mente pensando alla definizione “improvvisando si può fare”. Guidare una moto portandola da A fino a B, con un po’ di manualità si fa. Progettarla da zero, partendo da un foglio bianco, introducendo nuove filosofie progettistiche? È roba che pochi sanno fare. Noi in Italia ci siamo, con il progetto 2WheelsPoliTo Racing Team, del politecnico di Torino. Progetto giovane nato sulla falsa riga della Formula Student automobilistica, solo maledettamente più divertente. In competizioni di questo tipo, non conta solo il gas, ma anche il cervello, la fantasia e la pazzia. Tutti parametri che vengono conteggiati alla fine della competizioni, perché questa è una vera gara di progettazione, dove non conta solo il mero risultato in pista.

Chi ha dato inizio all’avventura? A chi è venuta l’idea di intraprendere questo progetto?

Il progetto ha avuto inizio nel 2009 grazie ad un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che frequentavano i corsi di studi presso la sede di Vercelli. Spinti dalla passione per le due ruote e coordinati dall’Ing. Lorenzo Peroni sono stati i pionieri in Italia della competizione Motostudent. La passione e l’impegno profuso hanno permesso loro di conseguire già alla prima edizione il premio per il progetto più innovativo.

In cosa consiste questa competizione tra facoltà?

La competizione Motostudent consiste nella progettazione e realizzazione di un motociclo da competizione partendo da un kit di componenti uguale per tutti i team partecipanti. L’edizione 2015/2016 prevede l’utilizzo di un motore monocilindrico di cilindrata 250cc 4T fornito dall’organizzazione insieme ai gruppi ruote (cerchi e pneumatici) ed all’impianto frenante. Tutto il resto della componentistica è progettato e realizzato dai team tenendo conto non solo degli aspetti tecnici ma anche economici. Infatti, oltre alla valutazione progettuale, viene anche valutato l’aspetto economico ed è richiesto un business plan per la produzione di una piccola serie di motocicli. Infine la competizione si conclude con una gara sul circuito internazionale di Alcaniz dove si potranno esprimere tutte le potenzialità delle moto iscritte.

Quali regole si devono seguire?

Il regolamento prevede l’obbligo di utilizzo del kit di componenti fornito dall’organizzazione e dei vincoli progettuali in merito a quote d’ingombro, materiali costruttivi, limiti di peso e costi. Molto spesso risulta difficile riuscire a trovare il giusto compromesso tra performance e costi. Questo aspetto non è da trascurare in quanto oltre ad un aspetto regolamentare abbraccia anche un aspetto pratico. Come è facile immaginare i budget dei team universitari non sono minimamente paragonabili a quelli dei team professionistici.

Quanto tempo avete solitamente a disposizione?

Il tempo a disposizione per la progettazione, realizzazione e sviluppo della moto è pari a 18 mesi.

Fate affidamento a sponsorizzazioni oppure il progetto è autofinanziato?

Il progetto è finanziato dal Politecnico di Torino che concede un budget al Team per l’iscrizione alla competizione e la realizzazione della moto. Non disponiamo di sponsorizzazioni economiche ma solo di partner tecnici. Siamo noi stessi tante volte sponsor del progetto perché molto spesso la passione e l’attaccamento per questo gruppo prendono il sopravvento. Molti di noi lo considerano un investimento per il nostro futuro.

Le aziende esterne quanto vi supportano?

Il supporto da parte di aziende del settore è di fondamentale importanza.  I nostri budget sono limitati e solo grazie alle aziende che vogliono investire il loro tempo e le loro risorse riusciamo a realizzare prodotti innovativi e prestazionali. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo è difficile trovare il supporto economico che un’avventura come la nostra richiederebbe per riuscire a crescere ma fino ad oggi non è mai mancato il supporto tecnico da parte di piccole e grandi realtà del settore che vedono nel nostro progetto un’opportunità per crescere e per fare innovazione.


Il pilota che guida la vostra moto che requisiti deve avere? È anch’esso un universitario? Oppure cercate il pilota con esperienza?

Il pilota può essere universitario o meno, purchè disponga di una licenza ufficiale, sia maggiorenne e non abbia mai partecipato a competizioni internazionali riconosciute dalla FIM. Nel nostro caso fino ad oggi non si è trattato di piloti universitari ma per il prossimo anno tutto è ancora aperto. Vorremmo un pilota con la giusta sensibilità per riuscire a proseguire l’attività di sviluppo sul nostro progetto.

Gli avversari quanto sono temibili? Chi tenete principalmente d’occhio?

Sin dall’inizio della nostra avventura abbiamo avuto un motto: “rispettare tutti ma tenere nessuno”. A questa competizione partecipano tante università internazionali di assoluto livello e che fanno ricerca nel settore. Sappiamo tutti quanto si investa in Spagna nel settore motociclistico e questo non ci fa mai abbassare la guarda nei confronti delle università spagnole. Inoltre questa edizione, per la prima volta, vedrà la partecipazione di altre università italiane. Sono sicuro che ci supporteremo a vicenda ma in pista la rivalità non mancherà. “Che vinca il migliore!”.

Il punto forte del progetto italiano in confronto a quelli concorrenti?

Il nostro progetto si è sempre caratterizzato per la cura dei dettagli. Il nostro fiore all'occhiello è il telaio, caratterizzato da una struttura ibrida in alluminio assemblata utilizzando esclusivamente incollaggi strutturali. L’utilizzo combinato di pezzi ricavati dal pieno, tubolari estrusi, lamiere e schiuma d’alluminio ci permette di raggiungere il miglior compromesso tra peso, rigidezza e costi. Sottolineo che questa tecnologia è stata interamente progettata e realizzata all’interno del team 2WheelsPoliTO. Come accennato però non trascuriamo nessun dettaglio. Ricordo ad esempio le sospensioni che sono state interamente progettate e prodotte per la nostra moto in collaborazione con l’azienda Alcotech, la messa a punto del propulsore e la gestione elettronica di tutta la sensoristica sviluppata con l’azienda EpaPower, leader del settore.

Gli obbiettivi dei prossimi anni a livello della competizione?

Il prossimo anno il nostro obiettivo è quello di riconfermarci e magari riuscire a raccogliere qualche frutto in più in occasione della gara conclusiva sul circuito di Alcaniz. Infatti, in tutte e 3 le edizioni precedenti, siamo riusciti a vincere la competizione ingegneristica aggiudicandoci il primo anno il premio come progetto più innovativo e nelle due edizioni successive il premio come miglior progetto industriale ottenuto dalla somma dei risultati di tutta la parte ingegneristica. In gara invece, oltre al terzo posto ottenuto in occasione della seconda edizione, lo scorso anno siamo stati costretti al ritiro per un problema al motore quando stavamo lottando per la prima posizione. Non facciamo programmi per il 2016 ma vorremmo arrivare pronti per lottare con i migliori.

Tornando al discorso della competizione, come si vivono i giorni della gara?

I giorni della gara sono carichi di tensione e sicuramente molto faticosi. Il Team si trova infatti impegnato sia nella gestione della moto in pista che in tutti gli impegni riguardanti la presentazione del progetto tecnico e del business plan alla giuria. Ovviamente i momenti più concitati sono quelli che si vivono la domenica in gara: vedere la propria moto che sfreccia su uno dei circuiti più belli al mondo è un’emozione unica per chi è abituato a stare tra i banchi delle aule universitarie.

E lo scopo di partecipare a questa competizione?

Lo scopo principale della competizione è quello di riuscire a tradurre in pratica ciò che normalmente gli studenti vedono solo scritto sui libri universitari. Inoltre è un’importante occasione per portare innovazione nel settore motociclistico e per acquisire quell’esperienza che i libri non potranno mai trasmetterti.

Un ingegnere che esce da questa esperienza, che vantaggio ha in confronto ad un ingegnere con la stessa laurea?

Come accennato questo progetto offre la possibilità di toccare con mano cosa voglia dire progettare e realizzare un veicolo che deve prendere parte a tutti gli effetti ad una competizione. Inoltre ti permette di crescere molto dal punto di vista personale, imparando a gestire anche situazioni difficili e concitate come quelle che si possono venire a creare durante il weekend di gara.

L’italia non sa solo dare gas coi suoi alfieri Rossi, Petrucci, Dovizioso, Fenati, Corsi (giusto per citarne un paio), ma sa anche fare da zero delle moto innovative. Il format nel quale il Politecnico di Torino è inserito purtroppo non ha il ritorno mediatico che merita, tuttavia mai dire mai. Si potrebbe un giorno dare via ad una formula MotoStudent tutta italiana, con come scopo la formazione e la creazione di tecnici nel contesto motociclistico italiano, accorciando così le distanze tra mondo universitario e mondo del lavoro. Noi italiani a fare motori ed emozionare i cuori siamo bravi, non vedo perché non competere tra noi per capire chi è più bravo.



venerdì 2 ottobre 2015

Moto-experiment!

Nei tempi dei piloti veloci col cronometro e dei piloti veloci solo con la tastiera, alcuni di questi addirittura si definiscono istruttori. Loro, pozzi di scienza illuminati dalle divinità delle due ruote, se ascoltati, sarebbero in grado di far toccare in piega persino il casco a motociclisti più timidi. Poi fatemi sapere se riuscite a rialzarvi. Mai e dico Mai fidarsi di questi soggetti: per quanto bravi possono essere, potrebbero insegnarvi comportamenti non corretti, che possono nuocere sia a voi che agli altri utenti delle strade. Consiglio sempre nei limiti delle proprie possibilità di frequentare dei corsi di guida su pista e su strada. Corsi su strada, che stanno prendendo piede in questi ultimi tempi, secondo me molto utili per coloro che percorrono molti km su e giù per le valli e sanno di avere dei punti deboli.


Alessandro della Torre, creatore del sito internet http://www.lestradeitalianepiubelle.it/ ha avuto la buona idea di ingaggiare un istruttore (e con istruttore intendo uno di quelli Veri, con gli attributi da pilota, esperienza sulle spalle e la capacità di insegnamento degna di un maestro di arti marziali,) e, assieme a lui, ha creato un percorso molto vario e tecnico, dove è stato possibile affrontare moltissime tematiche riguardanti la guida sicura in strada. 

Alessandro e l’istruttore, per loro stessa ammissione, hanno dichiarato che quest’evento si tratta di un test per capire quanto una giornata di questo tipo possa prendere piede tra gli utenti che vogliono imparare.
Il campo di addestramento è stato scelto vicino casa, più esattamente nelle vallate bergamasche, dove curve da panico e paesaggi verdi mi mescolano ai primi rossi e gialli che l’autunno sta offrendo attualmente. Il punto di ritrovo è stato scelto immediatamente vicino all’uscita dell’autostrada Milano-Bergamo, così tutti potevano raggiungerlo facilmente. Briefing iniziale durante la colazione offerta gentilmente, prima lezione fondamentale sulla posizione di guida e via a macinare km. L’impostazione della lezione era semplice: istruttore davanti a tutti, un alunno alla volta dietro di lui il quale doveva fare le stesse traiettore della testa della carovana, poi Alessandro e via via tutti gli altri alunni, con in fondo una moto che faceva da scopa. Dopo un giro dove ogni allievo ha mostrato le proprie capacità, pausa caffè e lezione numero 2, gli stili di guida. Press, Laying, Spiegel, Hanging off: chi ha fatto un corso di guida sa cosa vogliono dire; in caso contrario, potreste iscrivervi ad un corso la prossima stagione, magari proprio quelli organizzati da Alessandro.
Hanging-off fatto nel modo sbagliato!

Non voglio star qui a scrivere ed annoiarvi su ogni singola curva affrontata o sulle dichiarazioni di ogni partecipante, vi toglierei il gusto della scoperta. Però posso dirvi alcune vallate che abbiamo felicemente percorso: valle Imagna, val Brembilla, val Taleggio, val Piana. Dopo svariate curve e km vi assicuro che la moto e il mototurismo assume un nuovo sapore, ci si accorge che c’è più ciccia da mordere. Ho visto coi miei occhi motociclisti che non sapevano come approcciare una curva qualsiasi nel giro di mezza giornata saper fare delle curve in sequenza in maniera sciolta e decisa, senza tentennamenti o frenate improvvise. Ho visto motociclisti al mattino tutti timorosi delle curve bergamasche diventare, nel pomeriggio, dei biker convinti delle loro scelte, di dove sono passati col le ruote e di come hanno frenato.

Un corso di guida è la miglior medicina contro le indecisioni e le paure che i neofiti e i biker più titubanti possono assumere. Che sia in pista, o su strada, la cosa più importante è avere umiltà: non si deve dimostrare Nulla, se non la voglia di imparare e di ascoltare.

Io mi sono Divertito, ho Imparato nuovi modi di vivere la strada e sono Migliorato. Non sono un manico nè tantomeno un pilota veloce con la tastiera. Sono un utente della moto come moltissimi altri, ho solo la voglia di scrivere le mie esperienza in questo settore. E dalla mia esperienza di questa giornata posso dire: esperimento riuscito! Si-può-fare!


Le nuove date dei corsi di guida di Alessandro saranno presto disponibili sulla pagina facebook “Le strade italiane più belle da percorrere in Moto” e sul sito internet http://www.lestradeitalianepiubelle.it/