venerdì 9 ottobre 2015

Piccoli Ingegneri crescono

Tinteggiare, potare le piante, fare da mangiare, preparare una cena romantica sono le primissime cose che mi vengono in mente pensando alla definizione “improvvisando si può fare”. Guidare una moto portandola da A fino a B, con un po’ di manualità si fa. Progettarla da zero, partendo da un foglio bianco, introducendo nuove filosofie progettistiche? È roba che pochi sanno fare. Noi in Italia ci siamo, con il progetto 2WheelsPoliTo Racing Team, del politecnico di Torino. Progetto giovane nato sulla falsa riga della Formula Student automobilistica, solo maledettamente più divertente. In competizioni di questo tipo, non conta solo il gas, ma anche il cervello, la fantasia e la pazzia. Tutti parametri che vengono conteggiati alla fine della competizioni, perché questa è una vera gara di progettazione, dove non conta solo il mero risultato in pista.

Chi ha dato inizio all’avventura? A chi è venuta l’idea di intraprendere questo progetto?

Il progetto ha avuto inizio nel 2009 grazie ad un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che frequentavano i corsi di studi presso la sede di Vercelli. Spinti dalla passione per le due ruote e coordinati dall’Ing. Lorenzo Peroni sono stati i pionieri in Italia della competizione Motostudent. La passione e l’impegno profuso hanno permesso loro di conseguire già alla prima edizione il premio per il progetto più innovativo.

In cosa consiste questa competizione tra facoltà?

La competizione Motostudent consiste nella progettazione e realizzazione di un motociclo da competizione partendo da un kit di componenti uguale per tutti i team partecipanti. L’edizione 2015/2016 prevede l’utilizzo di un motore monocilindrico di cilindrata 250cc 4T fornito dall’organizzazione insieme ai gruppi ruote (cerchi e pneumatici) ed all’impianto frenante. Tutto il resto della componentistica è progettato e realizzato dai team tenendo conto non solo degli aspetti tecnici ma anche economici. Infatti, oltre alla valutazione progettuale, viene anche valutato l’aspetto economico ed è richiesto un business plan per la produzione di una piccola serie di motocicli. Infine la competizione si conclude con una gara sul circuito internazionale di Alcaniz dove si potranno esprimere tutte le potenzialità delle moto iscritte.

Quali regole si devono seguire?

Il regolamento prevede l’obbligo di utilizzo del kit di componenti fornito dall’organizzazione e dei vincoli progettuali in merito a quote d’ingombro, materiali costruttivi, limiti di peso e costi. Molto spesso risulta difficile riuscire a trovare il giusto compromesso tra performance e costi. Questo aspetto non è da trascurare in quanto oltre ad un aspetto regolamentare abbraccia anche un aspetto pratico. Come è facile immaginare i budget dei team universitari non sono minimamente paragonabili a quelli dei team professionistici.

Quanto tempo avete solitamente a disposizione?

Il tempo a disposizione per la progettazione, realizzazione e sviluppo della moto è pari a 18 mesi.

Fate affidamento a sponsorizzazioni oppure il progetto è autofinanziato?

Il progetto è finanziato dal Politecnico di Torino che concede un budget al Team per l’iscrizione alla competizione e la realizzazione della moto. Non disponiamo di sponsorizzazioni economiche ma solo di partner tecnici. Siamo noi stessi tante volte sponsor del progetto perché molto spesso la passione e l’attaccamento per questo gruppo prendono il sopravvento. Molti di noi lo considerano un investimento per il nostro futuro.

Le aziende esterne quanto vi supportano?

Il supporto da parte di aziende del settore è di fondamentale importanza.  I nostri budget sono limitati e solo grazie alle aziende che vogliono investire il loro tempo e le loro risorse riusciamo a realizzare prodotti innovativi e prestazionali. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo è difficile trovare il supporto economico che un’avventura come la nostra richiederebbe per riuscire a crescere ma fino ad oggi non è mai mancato il supporto tecnico da parte di piccole e grandi realtà del settore che vedono nel nostro progetto un’opportunità per crescere e per fare innovazione.


Il pilota che guida la vostra moto che requisiti deve avere? È anch’esso un universitario? Oppure cercate il pilota con esperienza?

Il pilota può essere universitario o meno, purchè disponga di una licenza ufficiale, sia maggiorenne e non abbia mai partecipato a competizioni internazionali riconosciute dalla FIM. Nel nostro caso fino ad oggi non si è trattato di piloti universitari ma per il prossimo anno tutto è ancora aperto. Vorremmo un pilota con la giusta sensibilità per riuscire a proseguire l’attività di sviluppo sul nostro progetto.

Gli avversari quanto sono temibili? Chi tenete principalmente d’occhio?

Sin dall’inizio della nostra avventura abbiamo avuto un motto: “rispettare tutti ma tenere nessuno”. A questa competizione partecipano tante università internazionali di assoluto livello e che fanno ricerca nel settore. Sappiamo tutti quanto si investa in Spagna nel settore motociclistico e questo non ci fa mai abbassare la guarda nei confronti delle università spagnole. Inoltre questa edizione, per la prima volta, vedrà la partecipazione di altre università italiane. Sono sicuro che ci supporteremo a vicenda ma in pista la rivalità non mancherà. “Che vinca il migliore!”.

Il punto forte del progetto italiano in confronto a quelli concorrenti?

Il nostro progetto si è sempre caratterizzato per la cura dei dettagli. Il nostro fiore all'occhiello è il telaio, caratterizzato da una struttura ibrida in alluminio assemblata utilizzando esclusivamente incollaggi strutturali. L’utilizzo combinato di pezzi ricavati dal pieno, tubolari estrusi, lamiere e schiuma d’alluminio ci permette di raggiungere il miglior compromesso tra peso, rigidezza e costi. Sottolineo che questa tecnologia è stata interamente progettata e realizzata all’interno del team 2WheelsPoliTO. Come accennato però non trascuriamo nessun dettaglio. Ricordo ad esempio le sospensioni che sono state interamente progettate e prodotte per la nostra moto in collaborazione con l’azienda Alcotech, la messa a punto del propulsore e la gestione elettronica di tutta la sensoristica sviluppata con l’azienda EpaPower, leader del settore.

Gli obbiettivi dei prossimi anni a livello della competizione?

Il prossimo anno il nostro obiettivo è quello di riconfermarci e magari riuscire a raccogliere qualche frutto in più in occasione della gara conclusiva sul circuito di Alcaniz. Infatti, in tutte e 3 le edizioni precedenti, siamo riusciti a vincere la competizione ingegneristica aggiudicandoci il primo anno il premio come progetto più innovativo e nelle due edizioni successive il premio come miglior progetto industriale ottenuto dalla somma dei risultati di tutta la parte ingegneristica. In gara invece, oltre al terzo posto ottenuto in occasione della seconda edizione, lo scorso anno siamo stati costretti al ritiro per un problema al motore quando stavamo lottando per la prima posizione. Non facciamo programmi per il 2016 ma vorremmo arrivare pronti per lottare con i migliori.

Tornando al discorso della competizione, come si vivono i giorni della gara?

I giorni della gara sono carichi di tensione e sicuramente molto faticosi. Il Team si trova infatti impegnato sia nella gestione della moto in pista che in tutti gli impegni riguardanti la presentazione del progetto tecnico e del business plan alla giuria. Ovviamente i momenti più concitati sono quelli che si vivono la domenica in gara: vedere la propria moto che sfreccia su uno dei circuiti più belli al mondo è un’emozione unica per chi è abituato a stare tra i banchi delle aule universitarie.

E lo scopo di partecipare a questa competizione?

Lo scopo principale della competizione è quello di riuscire a tradurre in pratica ciò che normalmente gli studenti vedono solo scritto sui libri universitari. Inoltre è un’importante occasione per portare innovazione nel settore motociclistico e per acquisire quell’esperienza che i libri non potranno mai trasmetterti.

Un ingegnere che esce da questa esperienza, che vantaggio ha in confronto ad un ingegnere con la stessa laurea?

Come accennato questo progetto offre la possibilità di toccare con mano cosa voglia dire progettare e realizzare un veicolo che deve prendere parte a tutti gli effetti ad una competizione. Inoltre ti permette di crescere molto dal punto di vista personale, imparando a gestire anche situazioni difficili e concitate come quelle che si possono venire a creare durante il weekend di gara.

L’italia non sa solo dare gas coi suoi alfieri Rossi, Petrucci, Dovizioso, Fenati, Corsi (giusto per citarne un paio), ma sa anche fare da zero delle moto innovative. Il format nel quale il Politecnico di Torino è inserito purtroppo non ha il ritorno mediatico che merita, tuttavia mai dire mai. Si potrebbe un giorno dare via ad una formula MotoStudent tutta italiana, con come scopo la formazione e la creazione di tecnici nel contesto motociclistico italiano, accorciando così le distanze tra mondo universitario e mondo del lavoro. Noi italiani a fare motori ed emozionare i cuori siamo bravi, non vedo perché non competere tra noi per capire chi è più bravo.