mercoledì 4 novembre 2015

Col casco in testa, siamo tutti a modo nostro Piloti!

Il mondo dei motori è dominato da figure maschili. Piloti, manager, meccanici, gommisti, personaggi del settore sono solo alcune figure che sono per la stragrande maggioranza appartenenti al “sesso forte”. Poi esistono quelle bellissime eccezioni, che rappresentano ancora quel lato selvaggio ed amazzone del mondo femminile. Alcune di loro lo fanno attraverso posizioni manageriali, alcune lo fanno mettendosi direttamente a confronto con i maschietti che mettono su tuta e casco. L’attuale panorama motociclistico offre molti esempi: Alessandra Gambardella (team manager di AG Motorsport Italia e a suo tempo pilota di primo livello), Letizia Marchetti (rider molto conosciuta nel palinsesto italiano, in grado di lasciare indietro moltissimi maschietti) sono le prime che mi vengono in mente. Su di loro si sono scritte pagine e pagine. Ci sono anche piloti del “gentil sesso” non così famose che si danno da fare esattamente come loro, e come tutte lo fanno con un enorme sorriso sulla faccia. È un esempio Ilaria Aroldi.

Ilaria, una bella donna in motocicletta, il sogno di molti uomini. Come è nata la passione per la moto?

Ciao Valerio, premetto che la passione per le moto l’ho sempre avuta fin da piccola, una passione innata poiché nessuno in famiglia ha mai avuto o amato le motociclette. Ho sempre frequentato, da maschiaccia, compagnie maschili e mi si illuminavano gli occhi quando i miei amici arrivavano con quelle super mega moto, sia cross che stradali. Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di conseguire gli esami per la patente A e così rimane per anni un sogno nel cassetto, visto che a 20 anni vado a vivere da sola ed i soldi sia per la patente che l’acquisto di una moto non potevo permettermeli. A quasi 30 anni riapro finalmente questo cassetto grazie ad un collega della Croce Bianca (mi dedico anche al volontariato), il quale sapendo del mio desiderio lancia mi prestò per due mesi la sua moto, un Suzuki Bandit del 1993 (soprannominata Rossana). In quei mesi mi impratichisco con equilibrio, cambio, frizione, freni e finalmente conseguo la patente. Mi compro come prima moto, a discapito di tutti quelli che mi dicevano di prendermi una moto scarenata piccola perché non sarei stata capace, grazie al mitico Gianpietro Avanzi (piccolo di statura ma un grande e simpatico pilota) compro un CBR 600F usato, la mia prima moto!

Passione prima sfociata sulla strada poi hai cambiato andando in pista?

Ho frequentato per un annetto la strada ma l’anno successivo un amico mi chiede di accompagnarlo ad un corso di guida in pista ma di fare il corso con lui, e così mi regalò il corso a Franciacorta con la Riding School di Pedersoli. Facciamo il corso e da quel momento ho abbandonato la strada, ero talmente entusiasta e galvanizzata da quell’esperienza che la strada mi metteva solo paura. In quell’anno, nel 2007, frequento a fine anno un altro corso con il Ducati Riding Experience per provare la nuova Ducati 1098 e lì accresce ancor di più l’amore per la pista, per la velocità e per l’adrenalina.

Come è stato il primissimo contatto con la pista?

UNA DROGA! Iniziare poi l’approccio pista con due corsi di guida è stato credo l’inizio migliore…poi diciamo che ho voluto bruciare le tappe e già nell’anno successivo, senza aver mai fatto prove libere, senza aver mai provato circuiti e senza confrontarmi con i PILOTI, mi sono subito catapultata nel mondo delle gare. Forse avrei dovuto almeno per un annetto fare prove libere e confrontarmi con altri del mio calibro, ma nelle gare ci sono davvero dei grandi piloti distanti anni luce da me.

Anche tu, come tanti appassionati della pista, usi la Yamaha r6. Secondo te, è la moto più adatta ad una ragazza che vuole girare in pista?

Dunque…credo non ci sia una moto adatta, ognuno ha uno stile di guida ed una gestione del gas differente. Yamaha R6 è una moto con un motore spettacolare, ma nella guida è abbastanza scorbutica ed è stato davvero difficile per me darle fiducia. Forse una Honda CBR è un compromesso buono visto che ha un’erogazione più dolce e ciclisticamente parlando forse è più morbida per una donna.

Hai avuto occasione anche di saggiare la Ducati 848 nella competizione dedicata, la Ducati Desmo Challenge. Come ti sei trovata col bicilndrico a L?

Qui devo ringraziare all’infinito Alberto Parini il quale ha dato alla mia grandissima compagna di Team, Simona Zaccardi, il 1098 ed a me un 848. È stato un anno fantastico, purtroppo per me che le cadute e fratture varie mi hanno fatto perdere tutto l’anno di campionato ma la Ducati per me è una moto fantastica, il bicilindrico rimane nel cuore! Oltre al motore, ha un telaio costruito per la pista, è stabile in staccata, in curva è un compasso…insomma per quanto non sia una grande pilotessa, tester o semplice intenditrice, a me la Ducati fa impazzire!

Parliamo delle competizioni: nel 2011 hai partecipato al campionato CIV Femminile. Descrivici un po’ l’esperienza, il poter partecipare nel massimo campionato nazionale

Non ho parole se non…CHE LOTTA!!! Ci sono pilotesse in Italia che vanno fortissimo, io manco le vedevo, passami il termine ma hanno un gran manico. Se devo però essere sincera purtroppo noi donne ci distinguiamo sempre, nel senso che le vere donne pilotesse, indipendentemente dal loro livello, erano poche. Mi spiego, noi donne non sappiamo separare la competitività in pista dal divertimento e aggregazione fuori. Con molte pilotesse mi sono trovata benissimo, belle persone sia dentro che fuori pista, persone divertenti alla ennesima potenza con cui ridere e scherzare, altre purtroppo molto “donne” e quindi se eri più forte di loro non ti rivolgevano più la parola oppure erano più forti di te e quindi non eri degna del loro saluto.
È comunque rimasto un bel ricordo anche perché ho conosciuto delle belle persone e soprattutto delle grandi, grandi pilotesse! Chapeaux!

In una giornata di prove libere, il fatto di riuscire a metterti alle spalle qualche maschietto, che sensazioni ti fa provare?

Diciamo che il mio peggior nemico è il cronometro, quindi non è tanto quanti riesci a metterne dietro, ma quanto riesco a migliorare al giro. È il contrario, mi accorgo che se supero un maschietto, questo la staccata successiva frena al limite come se non ci fosse un domani ed il più delle volte o fa un dritto o peggio ancora rischia di buttare in terra anche me.

La preparazione atletica di una pilotessa è tanto differente rispetto a quella di un pilota?

Pane, salamella e birra! No scherzo, la struttura muscolare e fisica di una donna è differente e quindi per riuscire ad avere la forza nelle gambe per buttarla in curva ed essere agile nei cambi di direzione, serve un allenamento fisico un po’ più intensivo rispetto alla maggior parte degli uomini. Poi sono tutte cose soggettive, ho visto donne magrissime ed apparentemente con poca muscolatura, andare forti ed avere una padronanza della moto, io a volte invece mi sento un po’ bandierina attaccata ai manubri.

Le donne che vogliono andare meglio in pista come si sentono vedendo un’istruttrice donna?

Credo che una donna istruttrice sia uno sprono in più per una ragazza che vuole andare in pista; non so come spiegarlo, ma per noi donne forse il fatto di avere la comparazione con lo stesso sesso dia più sicurezza o dia la prospettiva di poterci arrivare. Vedere un uomo si pensa sempre “si beh ma lui è un uomo e riesce, io non ce la farò”. Più donne in pista e più Donne come Tutor!

Progetti del 2016 saranno orientati più sull’insegnamento oppure sulle competizioni?

Il 2016 è ancora in “fase di allestimento”, ho appena venduto la mia R6 e credo passerò ad un CBR sempre 600. Dallo scorso anno Federico Ravera, a capo dell’ASD e portale Inpista, si è impegnato in un grande progetto: creare il ”Team Pink”. Nato con lo scopo di aiutare il “gentil sesso” all’approcio e/o il proseguo nelle competizioni in pista con una struttura ben organizzata, grazie anche ad un meccanico preparato e competente, Marco Gariglio, e grazie alle capacità tecniche di Federico stesso quale istruttore e team manager.  Quindi grazie al Team Pink sicuro anche nel 2016 farò gare grazie ai nostri sponsor tecnici, ma al momento sponsor “economici” non ce ne sono quindi penso farò al massimo due gare e quasi sicuramente all’estero, ma a breve definiremo la stagione e vi informeremo sul TEAM INPISTA al completo!


Esiste davvero il sesso debole nelle competizioni? Non mi sembra a giudicare dalle risposte. Sanno esattamente che certi livelli al momento non sono ancora in grado di raggiungerli, ma certamente nulla può fermare delle amazzoni come lei. Dopotutto, le donne nel motociclismo non devono essere solo gonne, labbra e ombrellini.