giovedì 19 novembre 2015

L' uomo e la montagna!

L’umanità si è sempre spinta verso i confini del mondo, e grazie al progresso sta lentamente raggiungendo i suoi limiti: razzi per andare sempre più in alto, trivelle per raggiungere sempre maggiori profondità, mezzi sempre più performanti e veloci.  Si sfida la natura, col preciso scopo di poter dimostrare alla natura e ai nostri simili che, se motivati, si possono raggiungere grandi risultati. Questi senza preparazione e dedizione sono inarrivabili. Così come per gli scalatori, che senza allenamento e tecnica non raggiungono la vetta, i piloti del CIVS (Campionato Italiano Velocità Salita) senza una preparazione specifica non possono portare a casa il risultato. Durante la salita gli imprevisti ci sono sempre, è una continua lotta col cronometro, e solo in cima sanno se tutto il loro impegno è stato sufficiente. Questi signori sono dei personaggi particolari, non sono i pilotini tutti precisi che si allenano in palestra e contano le calorie, in questo contesto si parla di personaggi molto colorati, sanguigni, tosti. Gente che si alza al mattino e pensa alla moto, rendendola qualcosa di quotidiano, come prendere il caffè al mattino. Riccardo Marchelli è così. Perché intervistarlo? Semplice, è un personaggio rustico, genuino, che ha sempre dato tantissimo gas, capace di dar fastidio a piloti con delle moto di livello superiore. Dimenticavo, lui ha corso con una “semplice” kawasaki er6n.

Riccardo, l’uomo che con una “moto per donne” è vice campione nazionale delle gare in salita. Come suona?

A me' suona bene, agli avversari un po' meno! Io mi sono impegnato a fondo per cercare il risultato, anche se a Gennaio son 45 anni! Sono in forma, mi alleno tanto col trial (praticamente quasi tutti i week) e vado spesso a girare nei pistini, in più faccio 70 km al giorno per andare e tornare dal lavoro in moto; abitando in Liguria i rettilinei sono pochi… tu pensa, l'ultima gara della stagione l'ho mancata x soli 0,48 secondi, stavo per fare il colpaccio, ma non è bastato. Prima di smettere vorrei vincere un titolo, devo fare presto!!


Vorrei prima di tutto parlare un po’ di te: prima della er6 quali moto sono passate dalle tue mani e quale-quali hai attualmente?

Di moto ne' ho avute di tutti i tipi e generi, a parte le custom e gli scooter. Le moto mi piacciono tutte, negli anni 90 ho corso nella Vecchia Sport Production con Ducati 888, e Suzuki gsx-r 750; ho anche guidato Yamaha 660 e 600, Honda Cb 500; ho partecipato al trofeo motoestate classe 600, e negli anni 2000 mi sono cimentato coi motard, lì mi sono massacrato un po' di ossa,
Attualmente ho un Montesa 315 ed un Beta 300 evo da trial, una Honda Hornet model year 2010 che uso quotidianamente, il piccolo Kawasaki er6n da corsa, alle quali ora si è aggiunta la Triumph Street Triple. Non ho l’automobile, ma un vecchio furgone transit del 1991...

La tua carriera motociclistica ora: quando hai iniziato a correre? E come mai poi il CIVS?

Abitando sull'appennino ligure non potevo che iniziare in salita; le salite sono nate in Liguria. La prima gara la feci nell'87 con un Gilera 125 Kk di serie, la mitica Doria-Creto; ma all'epoca pensavo più ad altro che alle corse…negli anni 91/95 feci qualche gara nella Sport production, nel frattempo nel 1992 ripresi con le salite col Ducati, e alternando pista e salita arriviamo fino al 96;negli anni dal 1997 al 1999 feci solo pista ,e nel 2000 preso dal motard, mollai la stradale fino al 2009,ma alla fine del 2005 smisi di correre, andavo solo a girare ogni tanto in pista....poi nel 2009 comprai la er6n x 1000 euro, incidentato; lo presi giusto per rivenderlo; ma, una volta sistemato prima lo provai a Castelletto tutto di serie: lì è scoccata la scintilla, il resto è storia recente..

Una er6n che si arrampica così furiosa per i passi di montagna non è di certo di serie: cosa è cambiato rispetto alla moto standard, o meglio, cosa è rimasto originale?

Certo, l'er6n non ha il motore di serie, ma nemmeno qualche altro della naked. La cilindrata è sempre 650, il cambio è sempre il suo; ha la parte termica profondamente modificata: pistoni, cammes, condotti, corpi farfallati ed una buona elettronica. Purtroppo mancano sempre dai 20 ai 30 CV dalle moto a tre e quattro cilindri, ma la ciclistica, che il punto forte della moto, è di serie a parte mono e cartucce della forcella, freni rivisti (tubi, olio e pastiglie), dischi pompa e pinze invece sono standard.

Anche dopo tutti questi lavori, sono rimasti dei difetti o delle lacune?

Anche dopo questi lavori, al piccolo Kawasaki sono rimaste delle lacune: in poche parole, mancano sempre cavalli agli alti regimi, ma l'architettura del motore (2 cilindri in linea) e la cilindrata non aiutano di certo nell'impresa; anche se, nella categoria supertwins inglese, ricca di er6, le migliori passano di poco i 100 cv alla ruota. Con queste potenze, su un motore del genere, poi viene a mancare l'affidabilità… (mi ero già informato per fare un motore da TT) quindi alla fine, come si usa dire, più di così un se' po' fa'!

Quali sono le differenze sostanziali tra una gara in circuito o una in salita?

Le differenze sostanziali tra pista e salita sono sempre economiche. Per fare un intero campionato in salita si spende una minima parte di quello che ci vuole per partecipare ad un qualsiasi trofeo in pista: io quest'anno ho speso in tutto meno di 4000 euro per fare le 5 gare (escluso gomme che me le hanno pagate), dormendo in furgone, economizzando il più possibile anche le spese di trasferta. La seconda è che per ottenere buoni risultati basta una qualsiasi moto, anche vecchiotta; con buone sospensioni e buona manetta si può far bene, ovviamente per vincere anche qui bisogna investire denaro, ma sempre meno che in circuito. La terza differenza è la guida: il primo passo è conoscere a menadito i tracciati, il segreto è quando si fa la ricognizione (vietatissime con moto da gara) sapere esattamente in che punto ci si trova quando si scende, o almeno io faccio cosi. Solo sapendo alla perfezione il tracciato di gara si può dare gas a 2 mani, cercando di limare secondi e decimi ad ogni salita, e credetemi, dà un gusto tutto particolare guidare su strada al limite, quando si arriva in cima viene il fiatone più che dopo un turno da 20 min in circuito!


Nel “paddock” invece?

Il paddock invece è unico. Essendo sempre in paesi, è tutto alla buona: addirittura ad Isola Liri (FR) molti abitanti fanno posizionare piloti con relativi furgoni e gazebi direttamente nei giardini delle loro abitazioni. Alla sera è sempre una grande festa, infatti quando parto per una gara dico sempre: vado a fare tre giorni di ferie in un bel posto, faccio festa e smanetto alla grande! tensione zero, per me è rilassante, stacco la spina e mi godo il week end!

Il pubblico invece sembra un po’ più di nicchia; come mai manca il seguito che c’era tempo fa?

Il pubblico è abbastanza di nicchia ,però in alcune gare è veramente numeroso; ovviamente è tutto abbastanza locale, difficile che qualcuno se non amici o parenti, si facciamo 500 o 600 km per venire a vedere una gara. Penso che al CIV sia lo stesso, la maggior parte dei presenti sicuramente non verrà da molto lontano. Io molte volte volevo andare a vedere il CIV al Mugello, pista con distanza umana dalla Liguria, ma alla fine ci sono andato solo lo scorso ottobre...ma solo perché a fine giornata c'era la premiazione del CIVS! Oramai con internet, i social, e robe varie, uno sa tutto in tempo reale di ogni singola gara…magari in una domenica di sole preferisce andare al mare piuttosto che portare la morosa per gare…

Cosa manca per rendere il CIVS un campionato appassionante? E al motociclismo italiano, cosa secondo te ci vuole per vedere gli autodromi pieni?

Secondo me ci vorrebbe uno sponsor che gestisce il campionato di suo pugno, investendo in pubblicità ed immagine, qualcuno che ci creda e che abbia disponibilità economica da investire. So bene che i tempi non sono i migliori, ma secondo me basterebbe poco per far decollare il campionato definitivamente, creando una sorta di avviamento alle gare. Con un buon slogan come “CIVS, per iniziare, per non smettere” ovvero un campionato per i giovani che iniziano che avranno molta strada davanti, e per i vecchietti (come me) che non vogliono appendere il casco al chiodo, ma hanno molti anni di gare sulle spalle e poca moneta, così giusto per chiudere la carriera.

L’anno prossimo punterai al titolo sempre con la kawasaki oppure passerai alla triumph, moto che ha vinto quest’anno?


Un titolo prima di smettere lo vorrei vincere, ho preso la Triumph Street per questo motivo. Dopo due stagioni al secondo posto passate a guidare al 110%, forse è meglio cambiare aria. In questi giorni la sto provando molto per cercare di cucirmela addosso come il Kawasaki. In effetti dopo un paio di uscite (prima al Tazio Nuvolari, poi a Castelletto) si capisce che ha un buon potenziale (Manici ci vince da 5 anni...) il Kawasaki lo tengo ed è sempre operativo, non si sa mai… ora farò ancora un paio di uscite prima del gelo; poi arriverà un inverno di allenamento in trial, aspettando la primavera e cercando di fare un 2016 al top!

L’età non ha intaccato la voglia di spingere e di dare il massimo. La sua carriera è stata un lento crescendo, con delle fisiologiche battute di assestamento che fanno parte del gioco. Tuttavia, non si è mai demoralizzato ed ha sempre spinto al limite. Il mezzo che lo ha accompagnato non l’ha mai tradito, assieme hanno dato il massimo sempre, ma non basta. Riccardo può dar di più, mettendo il tuo nome nel palmares delle gare in salita; ci proverà con una moto di primo livello, la Triumph street triple. Ce la farà? Non si sa, spero davvero di si!