mercoledì 11 novembre 2015

Zac, the Man against the Destiny!

Il motociclismo tricolore negli ultimi anni si è focalizzato sempre e solo sui soliti nomi, complice anche il fatto che il nostro sport purtroppo non ha lo stesso seguito di altri. Senza contare la mancanza di figure nuove e fresche che possono dire la loro, in un contesto dove la bandiera spagnola svetta imperiosa.
Le strade per arrivare ai massimi livelli nel motociclismo di velocità non sono tantissime purtroppo, spesso sono condizionate dalla presenza o meno di sponsorizzazioni. Senza soldi, nel motorsport non si va avanti. Tuttavia ci sono figure in grado di progredire e superare queste difficoltà. Il caso più unico che raro si chiama Alessandro Zaccone; annata 1999, polso bello sciolto, tanta voglia di fare bene e non sa cosa vuol dire scoraggiarsi.

Alessandro Zaccone, pilotino in erba con un passato molto interessante alle spalle, ma con un lunghissimo futuro davanti. Ma chi o cosa ti ha dato la scintilla per iniziare?

Ho iniziato a correre in moto veramente da piccolissimo,avevo 2 anni. Non sapevo andare neanche con la bicicletta che mio papà mi ha messo su una moto con le rotelle, e da lì non sono più sceso perché la passione ha iniziato a salire e tutt’ora ogni volta È come la prima.

L’approccio alle minimoto, il tuo primo team ufficiale, come quelli “grandi”, come ti sentivi?

Il mio primo” team ufficiale” È stato quello della SG racing dove ho corso nel 2008 e devo dire che mi sono trovato perfettamente a mio agio con loro, però ovviamente si notava la differenza di prestazioni e di qualità della moto tra quella del team e la mia da allenamento. Penso che la cosa più importante sia stata la fantastica collaborazione che c’era tra i meccanici e mio papà che comunque era sempre con me e mi dava molta carica.

La primissima moto Vera, al di fuori delle minimoto, quali sensazioni ti ha fatto provare?

La Prima moto “vera”(con le marce)è stata una MinigpHonda; era una semplice Minigp, ma a me che avevo 9 anni mi sembrava di guidare una MotoGp; devo dire che mi sono trovato subito a mio agio, meglio delle minimoto visto la mia corporatura già troppo grossa per le minimoto.

Anno 2012: Honda 125GP, mezzo da gran premio o quasi. Questo ennesimo cambiamento non ti ha fatto sentire un po’ sotto pressione?

Nel 2012 il passaggio su una moto da gran premio è stato molto emozionante, soprattutto per il cambiamento di circuiti: prima correvo solo sui kartodromi mentre dopo siamo passati agli autodromi quindi velocità maggiori! La pressione non c’era perché per un ragazzino di 13 anni correre su una moto del genere su piste mondiali è solamente un’emozione e un brivido, quindi la pressione non  la sentivo più di tanto; purtroppo quell’anno non  è andato a finire come speravamo.

2013, ennesimo cambio di categoria e salto nella moto3 poi una wild card nell’Europeo Junior Trophy. Un altro anno difficile, ma ti sei difeso sempre bene. Cosa è mancato per rendere il 2013 un anno entusiasmante?

Il salto nella moto3 si può dire che è stato solo una tappa di passaggio, perché per una serie di scelte sbagliate che non mi ha permesso di esprimermi al massimo ho corso veramente poco con queste moto. La gara all’European junior Cup invece è stata un’esperienza fantastica. Mi sono divertito un sacco perché mi sono trovato all’ultimo giro e all’ultima curva a giocarmi la vittoria che, anche qui,è mancata a causa di un contatto proprio all’ultima curva. In ogni caso, sotto tutti i punti di vista si può definire un’ottima esperienza.

Poi passi al trofeo Cbr 600 italiano, anno 2014, e qui si che fai il salto di categoria! Raccontaci

Nel 2014 il passaggio sulla 600 è stato un salto molto grosso perché avevo solo 15 anni. Per fortuna mi sono trovato subito bene, anzi mi trovavo meglio su una moto grossa che su una moto3, quindi abbiamo deciso di provare a correre il trofeo Honda. Si è dimostrato poi un trampolino di lancio. Sin dalla prima gara stavo con quelli più veloci e forse non me lo aspettavo sin da subito, tanto è vero che ho conquistato pole position, vittoria e giro veloce nel primo appuntamento del trofeo. Ho mantenuto questi risultati anche nelle gare successive fino a quando mi hanno chiamato per correre le ultime 3 gare del campionato europeo con il team di GaborTalmacsi.
E il 2015? Se dovessi dare un voto da 1 a 10?
Se dovessi dare un voto a quest'anno non arriverei neanche alla sufficienza! È davvero un peccato perché è stato un anno molto travagliato e difficile, ho avuto delle difficoltà tecniche in quasi tutta la stagione, ma adesso la testa É solo concentrata sulla prossima stagione.

Vorrei parlare un po’ di te come persona, e non solo del tuo cv come pilota. Come mai si vedono sempre il numero 61 e gli occhi?

Mi ritengo un ragazzo normale, ovviamente la moto e la passione per i motori sono sempre in cima ai miei pensieri,però mi piace molto uscire anche con gli amici.Quando ho iniziato a correre da piccolo volevo il 16 perché sono nato il 16 gennaio ma era occupato, quindi ho preso il 61 e da lì non l’ho più cambiato; devo dire che ora me ne sono innamorato. Invece per quando riguarda gli occhi, quelli li ho sempre avuti sulle moto e ho deciso di riportarli sul casco: degli occhi aggressivi perché quando si abbassa la visiera sono quelli che parlano.

Hai avuto occasione di vedere e vivere sia il motociclismo italiano che quello estero. Secondo te cosa manca al motociclismo nostro e a quello internazionale per fare un vero salto di qualità?

L’Italia ha tantissimi talenti giovani, solo che sono poco pubblicizzati. Penso che questa sia una cosa molto importante per un ragazzino che deve crescere e una cosa che ci potrebbe aiutare sarebbe poter girare negli autodromi anche da minorenni.

L’idea di unire la Stock 600 e la SuperSport in un’unica categoria, per poi creare una nuova classe entry level con mezzi di 300cc di cilindrata. Cosa ne pensi?

La fusione tra stk600 e supersport è una vicenda un pòcomplicata: può essere una cosa positiva confrontarsi con piloti campioni del mondo,questo aiuta a crescere molto, però non crea vantaggio ai piccoli team che vogliono approdare in un campionato importante. Per quando riguarda la 300 non è una notizia che mi faccia personalmente impazzire, però bisognerà vederle in pista come si comportano. Sono piuttosto scettico sul reale valore formativo di una formula del genere.

L’avversario più forte contro cui Alessandro abbia mai gareggiato si chiama Sfortuna. Questa canaglia puntualmente ha rotto le uova nel paniere, vincendo la battaglia. Alessandro tuttavia sa bene che il vincitore si dichiara alla fine della guerra. Dopo ogni sconfitta è stato in grado di rialzarsi e superarsi, arrivando ora ad un campionato di primo livello in così giovane età. Sfortuna o meno, io terrei d’occhio questo ragazzino, potrebbe essere un più che degno rappresentante della nuova generazione del motociclismo italiano.