sabato 19 dicembre 2015

Desmo Tex

Le nostre amatissime moto. Bellissime anche da ferme, sensuali come una top model, eccitanti come un salto col paracadute. Per renderle un po’ più “nostre”, spesso e volentieri noi utenti cerchiamo sempre di personalizzarle usando componenti aftermarket o banalissime colorazioni. Poi ci sono i più audaci, che si armano di strumenti come frese e seghetti e iniziano con i loro lavori. Poi ci sono i designer, personaggi mitici che lavorano sopra le righe, cercando sempre di ottenere qualcosa di nuovo, diverso, spostando e creando mode. I loro progetti partono solitamente da una base già presente sul mercato e tengono buoni si e no un paio di componenti. Da lì inizia il bello: studi in 3D, prove con la creta, prove con altri materiali fino alla realizzazione del prodotto definitivo. Alcuni arrivano fino in fondo, altri progetti invece non vedono la luce, come nel caso di Paolo Tex; ragazzo piemontese che non accetta la normalità, cerca sempre la novità e l’innovazione in materia di design

Paolo, vorrei capire da dove è nata la tua passione per la moto. Quando hai avuto il primo brivido?

Direi che la mia passione per le due ruote risale ai tempi della adolescenza dove non potendomi permettere i mezzi costosi che avevano i miei compagni e coetanei ero costretto ad elaborare e modificare esteticamente il mio Piaggio Ciao (di mia madre in realtà) in tutte le salse , al punto di farlo somigliare ad una minimoto carenata con tanto di semimanubri posticci e codino aerodinamico; il tutto modellando cubi di polistirolo per ricavarne stampi rudimentali in gesso dai quali ottenere le resine finali. Ci sono molti altri progetti che ho finalizzato da ragazzo e che pochi hanno visto, tra cui una Aprilia 125 su base Af1 replica reggiani 1988…


Gli studi allo IED: quanto sono stati importanti per il tuo attuale lavoro?

Si certo, ho approfondito nella teoria e nella pratica buona parte di ciò che occorre sapere nell’ambito dell’industrial design e nell’automotive ma come per tutte le cose è l’esperienza diretta con lavoro che ti forma e ti dà l’opportunità di crescere, imparare e anche sbagliare. Appena finito gli studi, uno studente dello IED ha tutte le skill per poter far bene, ma per fare il meglio possibile ci si deve mettere del proprio, come in tutte le cose.

Passando ora al tuo progetto principale, la Monster by PaoloTex. Su quali principi si è mosso il tuo lavoro?

Il progetto è nato con l’intenzione di rivisitare la mia moto in chiave moderna dal sapore radicale/ futuristico senza allontanarmi dal concetto di “mostro” con il quale questo modello è divenuto Cult segnando una nuova era: quella delle “naked”.

Quanto tempo ci ha messo per arrivare all' attuale risultato?

Il processo lavorativo non è stato continuo per cui poco quantificabile in termini di tempo. Diciamo che ho spalmato la parte creativa e progettuale nell’arco di 6/7 mesi e quella esecutiva nell’inverno successivo. Parliamo di un anno circa quindi. Successivamente ho sviluppato nuovi componenti da sostituire e montare a proprio piacimento ed ottenere così diverse configurazioni e tipologie estetiche.

I lavori più imponenti, il codino e la parte anteriore del progetto: da cosa hai preso spunto?

Il codino viene condiviso con tutti gli altri componenti. Quello rimane sempre lo stesso e per realizzarlo nella forma sono partito acquistando il piccolo faro a led omologato (quello che mi sembrava più idoneo al progetto) dalla quale particolare forma ho piano piano modellato tutto il volume sella. Piccolo, corto e affusolato, riprende senza sconvolgere, le linee sinuose e arcuate del grosso serbatoio originale. Se per parte anteriore si intende i cover copri forcella, lo spunto può essere ricondotto al massiccio e anticonvenzionale avantreno Confederate. Qui la differenza sta nel fatto che si tratta solo e semplicemente di una copertura estetico-aerodinamica e che il funzionamento della classica forcelle Up Side Down rimane intatto. Soluzione che ancora non si era vista e che permette inoltre lo sfruttamento di una ampia superficie grafica laddove le nude sono carenti per via dei pochi elementi sovrastrutturali che le equipaggiano.

Invece a livello di motore, la moto è originale?

Totalmente originale a parte la sostituzione dello scarico con uno di tipo aftermarket, quello scelto in questo caso è stato montato proprio per la sua forma, si incastra molto bene nel design globale del mezzo.

Con tutto il lavoro fatto, dal punto di vista dinamico ci sono stati dei miglioramenti?

Dal lato dinamico direi di no ma c’è stato un bel cospicuo abbassamento di peso, cosa che non fa mai male. Meno peso “inutile” da muovere, più divertimento tra le curve.

Parlando sempre di Monster, la S2 Braida è rimasta solo un progetto in 3D?

Purtroppo si. Avevo iniziato la realizzazione e mi trovo con parecchi particolari costruiti ma poi ho dovuto abbandonare o meglio tralasciare il progetto per mancanza di tempo e soldi. Chissà che un giorno… (La trovo ancora molto attuale! Pensate che risale al 2003, 12 anni fa...In quell’epoca, in Ducati parlare di telaio in alluminio era tabù.  L’idea del radiatore anteriore alle forcelle è stato ripreso, forse copiato, dalla Ronin Magpul…)

Della Yamaha R6 cosa si può dire, a parte che ha perso anni ed ora è molto più slanciata?


Volevo fare una moto da pista, bella e compatta dal look Moto2 utilizzando una base ciclistica economica ma con contenuti tecnologici e potenziale ancora attuale. Un progetto che, grossomodo, chiunque con due soldini e manualità può tranquillamente fare. Non servono strumenti assurdi per una realizzazione del genere, ma solo tanto spirito di sacrifico.

Lo studio di design sulle minimoto invece quanto ti ha aiutato nel lavoro su quelle grandi?

Direi parecchio. Le minimoto sono esattamente dei bolidi in miniatura con tutte le proporzioni e i dettagli di una grossa cilindrata. Senza considerare che sono propedeutiche non soltanto al bimbo/ragazzino ma anche all’ adulto/ragazzino: il bimbo che c’è in noi non desidera altro che potarsi sfogare con un gioco simile. Ascoltiamolo, non farlo sarebbe il più grosso torto che potremmo mai fare a noi stessi.

I tuoi lavori come vengono percepiti dal pubblico?

Credo e spero vengano ben assimilati ed apprezzati anche se le novità e le forme anticonvenzionali non sempre sono capite dall’utente di primo acchito. Fare il designer vuol dire anche osare e spingere le linee verso curve e limiti nuovi.

Ti definisci più un designer o uno scultore dinamico?

Sicuramente designer. Il designer si occupa anche di far funzionare la sua scultura. Il designer è anche scultore, non si limita a fare delle curve e delle sagome.

Progetti futuri?

Sempre facendo i conti con il tempo e il portafogli spero ancora molti: prima di tutto, portare avanti i progetti che ora sono solo sulla carta, poi puntare su nuove avventure, cercando di concretizzarle.


Quale sarebbe quindi la differenza tra un designer di moto come Paolo ed un comune ragazzo che vuole personalizzare la propria moto? Il metodo. Il percorso scolastico che ha intrapreso gli ha permesso di apprendere il giusto metodo di lavoro, sfruttando gli strumenti giusti. Non basta studiare, ovviamente serve anche della sana gavetta che Paolo ha fatto, ottenendo come risultato un ottimo lavoro come quello fatto con la Monster. Ciò non significa che i “non designer” non devono provarci, ma lasciamo il lavoro vero a chi del mestiere.