mercoledì 23 dicembre 2015

Made in Modena


Questa intervista sembra una sorta di avventura fatta di tre amici al bar che col tempo creano un progetto molto interessante.  Fino a qui è una storia come tante; fortunatamente loro hanno anche riportato in scala reale il loro disegno su carta. Un processo lungo, difficile, meticoloso, che non finisce mai: è il bello del progettare moto da corsa. La cosa ancora più bella è farlo utilizzando ciò che il territorio attorno a te offre, come nel caso di MEA. Squadra di Modena, 100% Modenese, fatta da modenesi, con collaborazioni tecniche di aziende modenesi. Una vera moto a km zero.

Mea squadra corse: da dove nasce questa avventura?

Mea nasce da tre ragazzi: Matteo Verri, Enrico Novi, Antonello Piccinini, venuti da mondi professionali diversi ma uniti da profonda amicizia e passione per le moto in circuito. L’ idea era unire le proprie competenze per creare un gruppo solido e affiatato.
La vera scintilla è nata esattamente quando Enrico incontrò Paolo in autodromo a Modena. Aveva la necessità di collaudare la moto e visto che Matteo è piaciuta la proposta siamo partiti. Poi ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo deciso di partecipare anche a qualche competizione.  

Correte con delle sv650 completamente stravolta, che lavoro è stato fatto sul mezzo per farlo diventare tale? Mi riferisco alla pagani SP1 e alla SV744 by Paganicorse

L' SV rossa che abbiamo usato quest'anno si basa sul modello a carburatori del 1999. La ciclistica mantiene solo il telaio e forcellone standard, al quale abbiamo aggiunto una capriata. Tutto il resto è stato sostituito. Il motore è tutto standard tranne che per i cilindri che sono stati modificati per montare pistoni da 90mm; la cilindrata è di 800cc ma la potenza in questa configurazione volutamente supera di poco gli 80cv. E' una moto che abbiamo allestito solo per fare il rodaggio dei cilindri e verificare le tenute. E' stata poi utilizzata in un paio di gare da Antonello Piccinini in attesa che finissi la seconda moto.
La Pagani SP1 è un nuovo progetto partito nel 2008 e non ha nulla in comune con la sv650 se non il motore che viene utilizzato. Alla base c'è la ricerca di una moto che abbia un buon rapporto peso potenza e una ciclistica senza compromessi con l'utilizzo stradale. Una vera moto da corsa, per correre e vincere. 

 La cosa che mi colpisce di più della SP1 è l’aerodinamica, quanto tempo ci è voluto per svilupparla?

Ci sono voluti circa 9 mesi per la costruzione dei modelli e degli stampi, ma dovranno essere apportate piccole modifiche sulla base delle esperienze di quest'anno. Meglio non dire quanto tempo è stato speso per pensare e creare sulla carta l’inizio di quello che ora è la moto definitiva

Tutti i modelli da voi creati seguono un filo comune oppure sono uno la naturale evoluzione di quello precedente? Su quali valori basate sempre il vostro sviluppo?

Nelle elaborazioni delle sv650 ho sempre ricercato la massima leggerezza, questo è stato il filo conduttore.
Con il nuovo progetto questo aspetto è diventato secondario, mi interessano maggiormente la maneggevolezza e l'ampia possibilità di regolazione della ciclistica.

Un articolo di giornale riporta “Pagani, ecco la moto tutta modenese”. Come mai la scelta di avere partnership solo con aziende locali?

Il nostro territorio, il modenese appunto, ha una grande concentrazione di aziende specializzate in lavorazioni meccaniche e non avrebbe senso rivolgersi altrove.
Oltretutto le lavorazioni che commissiono all'esterno sono veramente poche: la piegatura dei tubi del telaio, il taglio laser di particolari in lega di alluminio e qualche lavorazione meccanica che non riesco a fare internamente. Senza contare che questa possibilità ha reso possibile ridurre al minimo i tempi di trasporto merci.

Al di fuori dalla pista, la vostra squadra sembra che si comporti come una vera e propria famiglia! È una sorta di ricetta della felicità?



Beh, per fare gruppo prima di tutto bisogna divertirsi, per divertirsi l’ambiente deve essere propositivo e rilassante dove nessuno è leader ma tutti partecipano in base alle proprie doti e conoscenze.
Mea non sceglie le persone per i tempi o per ceto sociale, ma per spirito di far squadra, per la loro voglia di fare e di mettersi in gioco.
Questa è la ricetta, semplice e vincente, il nostro team ne è la dimostrazione

Quali sono i valori umani su cui si basa il vostro modo di essere motociclisti e meccanici?

Quest’ anno volevamo fare qualcosa di diverso per questo sport: l’idea è nata parlando con ragazzi che avrebbero voluto fare un corso di guida in pista per migliorare e/o sentirsi più sicuri ma, per ragioni economiche (essendo uno sport costoso) non hanno concretizzato la cosa.
Questa è la realtà dei fatti.
Nessuno propone soluzioni low-cost per aumentare la sicurezza in circuito e creare nuovi amatori.
La nostra proposta ha attirato molti utenti uomini e donne, specialmente tra i giovani. La nostra proposta si chiama SVT: Sicurezza, Velocità, Testa. Il progetto ha come scopo far capire Come andare in pista, l’atteggiamento e le buone norme di comportamento; questo perché non c’è attualmente una scuola e una didattica a livello nazionale che lo fa.
Purtroppo, tra gare e impegni di lavoro, non siamo riusciti ad organizzarla, ma stiamo lavorando per primavera 2016; probabilmente avverrà a Varano de Melegari

Attualmente siete impegnati in quale campionato? La concorrenza è agguerrita tanto quanto vi aspettavate?

Per quest'anno non siamo impegnati in nessun campionato.
Il livello delle prime due competizioni a cui abbiamo partecipato non è tanto elevato in quanto i piloti che vi partecipano sono di livello amatoriale (come noi peraltro) però con mezzi molto più potenti del nostro per cui si deve sfruttare la maneggevolezza della moto.
Alla prima gara di Imola e alla seconda di Varano eravamo gli unici con 80cv in mezzo ai 1000 e 600 a 4 cilindri mentre solo ad Adria con la BotT eravamo a nostro agio. 
Non ci siamo prefissati nessun risultato, tutti quelli che sono arrivati sono stati inaspettati 

Raccontatemi brevemente la vostra esperienza in Francia, dalle foto sembra che il loro d’oltralpe sia rimasto davvero incuriosito dalle vostre moto

Ci siamo trovati molto bene in compagnia dei nostri amici Francesi, l'ambiente della Sportwin è, come recita il loro motto, un luogo di “passione intatta”. Le moto che partecipano nella categoria <850 sono quasi tutte delle sv650 e kawasaki650 oltre a qualche ducati 796 2v da qui il loro interesse per il mio prototipo che utilizza il motore sv650. È stato bello avere sempre una piccola folla vicino al nostro stand, il popolo francese, a differenza di quello italiano, è molto incuriosito da ciò che è nuovo; non segue la sola moda o l’ultima creazione delle case costruttrici

Aspettative future? Magari qualche gara all’estero?

Vorrei vedere qualche altro pilota correre con le mie moto il prossimo anno e riuscire a sviluppare il motore, cosa che fino ad ora ho trascurato per concentrarmi sulla costruzione della moto. Servirebbe un pilota con una certa esperienza e con le capacità tali da portare al limite il mezzo quando serve e quando vuole.

Nella piccola cittadina del Duomo, della tigella e dello gnocco fritto, tra le sue vie gli odori di leccornie si mescolano a quelli di olio motore e ferro. Sembra la scena di un film d’altri tempi, con quell’atmosfera che purtroppo il motociclismo moderno sembra aver dimenticato, tra fili che connettono le centraline e parti in plastica oramai onnipresenti sulle moto attuali. Che sia il momento di tornare indietro alle botteghe e sporcarsi le mani?