martedì 8 dicembre 2015

Un amatore particolare

Se ci si mette a cercare su internet si trovano piuttosto facilmente nomi, cognomi e facce dei piloti ufficiali delle varie competizioni motociclistiche. Stesso discorso per quanto riguarda i collaudatori delle più grandi case che, puntualmente, fanno qualche comparsa nelle più grandi manifestazioni nazionali e non. Piloti per una volta, che hanno sulle spalle sia onore di poter usare materiali freschissimi di sviluppo ma anche onere di doversi difendere da centauri fin troppo bene abituati alla tensione e allo stress delle competizioni. Non è questo, per il momento, il caso della Vyrus. Azienda riminese costruttrice di moto di alto livello tecnologico ed economico che ha da sempre proseguito sulla sua strada, senza copiare in giro o sbirciando nelle soluzioni altrui. Per poter capire come funziona una Vyrus e il suo controverso modo di guidare, è meglio parlare con chi ha tra le mani un mezzo del genere da diverso tempo, riuscendo a portare a casa qualche coppetta.

Francesco, una persona comune con la passione delle moto. Puoi raccontarci il tuo curriculum?

Sono un semplice appassionato, corro in moto dall’87 (ho fatto la prima gara insieme a Falappa con un Suzuki 1100, correva anche lui per la prima volta, solo che lui ha vinto e io mi sono schiantato) e pensavo che quando sarei diventato “grande” avrei smesso: a 55 anni non mi sento ancora grande abbastanza!

Arriviamo subito al sodo: la Vyrus, perché?

Che domande: è semplicemente l’oggetto più eccitante che si possa desiderare avere…sotto il culo!  Scherzi a parte, io e Ascanio Rodorigo (fondatore dell’azienda) siamo molto amici da sempre, e la Vyrus è nata da una scommessa alla quale, diciamo, io ho creduto per primo. Infatti ho la n. 1!

Come è nata questo esemplare? Mi hai accennato qualcosa riguardo alla sua storia

Ascanio lavorava prima in Bimota, poi si è messo in proprio e tra una special e l’altra è nata l’idea della Vyrus, per migliorare e se possibile risolvere i limiti della Bimota Tesi, da cui la Vyrus naturalmente deriva. Limite che, la Vyrus, nelle sue evoluzioni ha continuamente superato e spostato.

Come si comporta in pista la moto?

Si comporta al contrario di ogni altra moto, quando freni si alza e quando molli il gas si abbassa!

Se confrontata con le altre soluzioni ciclistiche, quali sono i vantaggi e svantaggi della Vyrus?

E’ assolutamente neutra e si può ritardare moltissimo la frenata, questo è un vantaggio importantissimo in pista, ma essendo così tanto diversa dalle solite moto, richiede un apprendistato molto lungo.

Rispetto ad una Vyrus che un facoltoso motociclista può comprare, sono state apportate modifiche per renderla più corsaiola?

Bè come accade per ogni moto che va solo in pista, ogni componente è stato alleggerito e ottimizzato per tale uso. Già rispetto alla Bimota da cui deriva ci sono molti particolari che sono stati cambiati: un concetto estremo ulteriormente estremizzato; dove Bimota ha dovuto mettere dei paletti per poter contenere i costi, in Vyrus per fortuna non ci facciamo problemi.

È più difficile da mettere a punto rispetto ad una moto tradizionale?

Diciamo che più che altro bisogna azzerare tutti i parametri di messa a punto che hai con una moto tradizionale. È davvero un mondo a sé, una donna complicata, ma una volta capita va tutto molto bene.

Tu conosci bene la moto, quali sono i pregi e i difetti?

Pregi: è leggerissima, sul veloce è precisissima ed è fulminea nel prendere subito la corda della curva, permettendoti di limare decimi su decimi. Come difetto è che sei tu pilota che ti devi settare su di lei, non il contrario.

In un ambiente come quello del paddock, come ci si sente ad essere uno dei pochi che ha portato in pista una Vyrus?

Un privilegiato, senza dubbio. So fin troppo bene che il prezzo di questo mezzo non è alla portata di tutti, senza contare poi il costo di eventuali ricambi.

Avendo portato la moto anche in circuiti non italiani, quindi in un ambiente diverso, quanti curiosi ha attirato?

Moltissimi: all’estero, ancora oggi, attorno al box c’è sempre una folla di appassionati. In Italia invece il marchio Vyrus ha avuto la sua esplosione negli anni passati ed ora il suo brand è lentamente passato, purtroppo, in secondo piano.

Progetti futuri con questa moto?

Continuarci a correre, naturalmente! Sarebbe bello però riuscire a introdurre nuovamente il nome Vyrus nell’attuale universo motociclistico, e questo sta succedendo in parte col nuovo progetto Moto2.


Francesco ha ben capito dalla sua esperienza che una moto da corsa è per pochi, ma una Vyrus è davvero per pochissimi e fortunati eletti. Vyrus per molti significa una casa decaduta, un’azienda costruttrice fatta da poche persone che, con le loro mani, fanno grandissime cose. Hanno da sempre lavorato con motori Ducati traendo il massimo risultato e godimento, ora non ci resta che vedere cosa saranno in grado di fare con un motore Moto2.