lunedì 1 febbraio 2016

Il ragazzo fortunato

Il nostro motociclismo, che non vive di solo Rossi, sta passando un momento storico tale per cui stanno emergendo moltissimi giovani i quali, per il solito problema della mancanza di fondi, non riescono a spiccare il volo. Molti di questi pur di riuscire ad arrangiarsi e sfruttare il momento di difficoltà come una nuova spinta verso importanti traguardi, come Filippo Momesso. Ragazzo veneto, che da bimbo sulle minimoto è passato a pilota di una moto praticamente unica nel suo genere, sviluppata dalla università di Torino.

Filippo Momesso, quando è nata la passione per i motori?

Diciamo che fin da piccolino ho avuto una grande passione per gli sport motoristici in generale così a 5-6 anni passavo i week-end tra le gare di Vale e quelle di Schumacher. La prima vera esperienza, però, l’ho avuta, quando nel piazzale dietro casa, ho provato una minimoto che papà aveva portato a casa quasi per gioco. Non l’avesse mai fatto! Mi sono subito innamorato e poco tempo dopo ero già che partecipavo alle prime gare.

La prima moto vera, con le marce, quale è stata?

La prima moto con le marce è stata una MiniGP Honda NSF100 con cui ho partecipato alla NSF100 Racing School organizzata da Honda Italia. E’ stato il passo più importante che ho fatto, dalle minimoto alle moto “vere”. Se avessi fatto un altro campionato adesso sarei molto più in difficoltà: quell’anno, il 2012, ho imparato molto sulla guida, tutto merito dei tecnici Honda, in particolare Antonio Vitillo.

Parlando di storia recente, le tue esperienze con la Ohvale? Che sensazioni dà guidare una moto così piccola ma nel contempo così prestazionale?

Con la Ohvale è stata un esperienza davvero bella e divertente, oltre che un ottimo allenamento. La prima volta che ci sono salito ho provato una 160cc, è davvero difficile descrivere la sensazione…
All’inizio mi sentivo strano, per via delle dimensioni, poi ho iniziato ad abituarmi e mi sono reso conto di quanto era maneggevole e precisa. Quest’anno, poi, sono passato alla 190cc e ho partecipato al Trofeo Italia piazzandomi secondo con 11 punti di distacco. Davvero un peccato perché se non avessi saltato la tappa di Vallelunga avrei avuto molte più possibilità di vincere il titolo.

La tua esperienza col team 2WheelsPoliTO: come hai fatto ad ottenere quella sella?

A dire la verità sono riuscito a trovare una moto per il rotto della cuffia… Ero a corto di budget e il campionato era già iniziato, poi un amico mi ha proposto ai ragazzi del team (erano senza pilota) e ci siamo incontrati. Nonostante la consapevolezza che avrei faticato, ho accettato di fare da collaudatore: due ruote e un motore sono sempre meglio di stare sul divano!

Quanto è stato incisivo il tuo contributo per quanto riguarda lo sviluppo del mezzo?

Bisognerebbe chiederlo ai ragazzi del team. Penso comunque di aver fatto un buon lavoro portando molto avanti lo sviluppo della 2WP. Rispetto al primo test la moto è migliorata molto, anche se ce n’è ancora di strada da fare per loro.

Come è stato avere delle persone che hanno costruito la moto con cui hai corso, anziché prenderne una di serie e renderla da corsa?

Diciamo che è stato un vantaggio dato che la squadra, avendo costruito e progettato la moto, sapeva sempre dove mettere le mani in caso di problemi. Un esperienza nuova per me, che mi ha dato un anteprima, a grandi linee, di come lavorano gli ingegneri all’interno di un box. Se dovessi arrivare un giorno a correre con una MotoGP sarei preparato!

La 2WP02 in un contesto di così alto livello come il CIV come si è comportata?

La moto ha fatto il suo dovere abbastanza bene, anche se avrebbe potuto fare meglio. A Imola, ad esempio, mi ha mollato quando ero secondo… Resta sempre un po’ l’amaro in bocca, ma sono le gare. In più la giovinezza del progetto mi ha costretto a convivere con un grosso chattering al posteriore in ingresso curva. Per il resto mi ci sono divertito su quella sella.

Cosa le mancava per essere competitiva quanto le altre?

Mancava appunto una finitura perfetta del setup che non siamo riusciti a trovare nel corso della stagione. Ciò, secondo me, mi ha penalizzato molto rispetto agli altri piloti, soprattutto in piste come il Mugello dove non si riesce a fare molti test, cosa indispensabile per una moto sperimentale.

Il tuo ultimo test con una Moto2, sviluppata dal Mazzoli Garage, come ti è sembrata?

La Moto2 è un altro pianeta rispetto al quello a cui ero abituato. Innanzitutto è più alta (e questo è un bene perché riesco a starci molto più comodo) ma soprattutto molto più pesante di una PreMoto3, sono sicuro che però è solo questione di abitudine. La cosa più bella è il motore: spinge forte ed è molto divertente da gestire essendo senza elettronica.  Tutto sommato è stato un test molto positivo e mi piacerebbe provarla di nuovo, magari con condizioni meteo migliori.

Pensi che ci sarà modo di correre con questa moto l’anno prossimo?

Sarebbe una bella esperienza e sono sicuro che mi divertirei molto. Il problema come sempre in questo sport è il budget ma ci stiamo lavorando. Vediamo cosa si riesce a fare.

Progetti 2016?

L’obiettivo per il 2016 sarebbe l’appena inaugurato CIV Moto2. Incrociamo le dita!

Un ragazzo decisamene modesto, che non ha forse ben capito la grande fortuna che ha avuto e che la sua esperienza nel CIV gli ha permesso di apprendere davvero molto. Le possibilità, a chi lavora sodo come lui, non mancano di certo e sono certo che un giorno lo troveremo nelle posizioni e sui palcoscenici che gli si addicono!