giovedì 31 marzo 2016

THE Trainer!

La preparazione fisica non era un fattore così importante, prima dell’avvento di Agostini. Quando comparve sulla scena mondiale, molti lo presero quasi per pazzo dato il suo essere molto preciso: curava tutto della moto, ma soprattutto curava moltissimo il suo corpo. Il suo avvento mise la parola “Fine” al pilota con la sigaretta in bocca e il bicchierino di cuore che dà coraggio, per dare spazio quello che prima di salire in sella scalda anche i muscoli. Grazie a questa evoluzione, nel motociclismo moderno è stata inserita anche la figura del preparatore atletico. Se la moto e il pilota vanno forte, anche la mente del centauro (la vera centralina di tutto) deve essere allenata: per questo 
esiste la figura del mental coach.
Manuel Nevoni è la persona che racchiude queste figure.

Manuel, sportivo da sempre, sia nella mente che nello spirito. Quando hai iniziato a pensare di fare questo lavoro?

Ho iniziato gli studi universitari in scienze motorie, spinto dalla mia passione per lo sport, la competizione e la preparazione fisica. Sono una persona molto ambiziosa con 1000 progetti in testa, così durante gli studi mi sono ''creato'' questo mio lavoro, legando la preparazione fisica e quella mentale allo sport che amavo.

Cosa ti piace e cosa non ti piace di questo lavoro?

Direi che mi piacciono molto le soddisfazioni che questo lavoro mi trasmette, veder i miglioramenti ed i risultati dei piloti che seguo è molto appagante, sia che siano professionisti o semplici amatori; mi piace sperimentare e spingermi verso nuovi traguardi, non si smette mai di imparare ed è bello esser in un mondo in continua evoluzione. Le cose che non mi piacciono non sono legate al mio lavoro ma alla disonestà di alcune persone che ho incontrato nel mio percorso

Come hai fatto ad arrivare in contesti così prestigiosi come il mondiale enduro?


Per un mix di fattori: mi sono specializzato nel motociclismo, ho portato delle novità, ho avuto l'opportunità di lavorare con Nicolò Mori che già in quel momento partecipava al mondiale enduro ed ho dimostrato di saper fare il mio lavoro. Non mi sono inventato strategie di marketing, ho dato prova delle mie capacità.

Che percorso di studi hai fatto? È stato difficile?

Sono Dott. in Scienze Motorie, laureato a dicembre presso l’università di Pisa. Alcuni anni fa invece mi son formato come Mental Coach. Difficile? Beh ottenere la laurea non è stato molto facile, mi sono dovuto impegnare ma anche questo obiettivo è stato raggiunto. La preparazione mentale ha giocato un ruolo fondamentale anche qui.

Quali sono gli errori più comuni per quanto riguarda la preparazione fisica?

Purtroppo ne ho visti di tutti i tipi di errori, non solo da persone che non se ne intendono (e quindi li posso comprendere pienamente), ma pure da finti ''personal trainer'' o istruttori in palestra. Da chi afferma che gli allenamenti cardio non sono utili a chi fa allenare la forza agli avambracci (per evitare che si induriscano in moto...) o chi ritiene che la ''palestra'' non sia adatta.


La preparazione mentale quanto è importante?

E' fondamentale! Una moto si guida prima con la testa, poi con il fisico, e sono tantissimi gli elementi che influiscono in tal senso. La ''preparazione mentale'' meglio detta mental coaching aiuta gli sportivi a gestire autonomamente le proprie attività mentali, sviluppare una mentalità vincente, controllare le distrazioni, programmare obiettivi e raggiungere risultati. C'è chi vuole avere una spalla al suo fianco per riuscire ad esprimere tutto il proprio potenziale, chi invece riesce a cavarsela bene da sé, e chi invece pensa di saperla gestire ma senza riuscirci, come accade per la maggioranza.

Se dovessi preparare un regime di allenamento ad un pilota amatoriale, cosa consiglieresti?

Alternare un allenamento ''in palestra'' con un allenamento in bici o corsa a piedi, penso sia il miglior compromesso.

Quali sono, secondo la tua esperienza, quegli sport “propedeutici” al motociclismo e quelli no?

Bella domanda; sicuramente chi viene dalla mountain bike avrà qualche abilità in più rispetto a chi ha giocato a calcio per anni. E per quanto riguarda il fisico invece direi che chi ha svolto sport di 
resistenza sarà più preparato rispetto chi ad esempio faceva ''massa'' in palestra.

La preparazione di un pilota da enduro e di un pilota da velocità è la stessa?

Non è la stessa perché le richieste fisiche imposte dal tipo di guida sono diverse ma comunque hanno moltissimi punti in comune, niente di così troppo diverso si tratta pur sempre di guidare una moto.

Passando invece all’alimentazione, cosa suggerisci?

Il consiglio è semplice: seguire un'alimentazione sana ed equilibrata, tipo la dieta mediterranea, evitando alimenti grassi e zuccherati. Abbondate di frutta e verdura che non fanno mai male.

Quali piloti seguirai quest’anno?
Di piloti professionisti seguo Nicolò Mori, Davide Soreca (campione del mondo nel 2014) e Mauro Zucca, poi amatori e giovani ragazzi di qualsiasi livello praticanti sia motocross che enduro.


Manuel è stato capace di raggiungere il suo obiettivo con costanza e determinazione, senza mai abbassare lo sguardo di fronte a tutte le difficoltà che gli si sono parate davanti. Questo è da sempre il suo modo di fare e di affrontare ogni sfida, metodologia corretta che ognuno di noi dovrebbe seguire, sia nel motosport quanto nella vita!

sabato 26 marzo 2016

Faccino pulito, gas da guerra!

Nel nostro vivaio stanno sempre più venendo in luce piloti interessanti, più o meno giovani. Alcuni di questi sbocciano quando sono un po’ più grandicelli, altri invece mostrano il loro talento fin da piccoli. Esistono inoltre genitori che prima di dare loro una moto, preferiscono passare prima per i kart; questa scelta, applicata dai genitori di Tommaso, non lo ha risparmiato dal suo destino: girare una manopola e dare un sacco di gas

Tommaso, un altro giovane pilota, probabile nuova stella del nostro motociclismo. Quando è nata la passione?

La passione è nata quando avevo 3 anni, ho iniziato con il kart e da li è partito tutto

Maggio 2011 prima gara della tua vita. Come ti sei sentito?

A dir la verità non ho mai corso in minimoto, a 5 anni mi hanno regalato una mini cross e ho sempre corso con quella nei campi. A 10 anni mi hanno regalato la mini gp, mi sono trovato bene da subito e da li ho capito che quella sarebbe stata la mia strada.

Poi a natale dello stesso anno Honda ti dà il regalo più grande. Cosa hai provato?

A Natale di quell'anno la Honda mi ha comunicato che avevo vinto il campionato, il che voleva dire ottenere un contratto come pilota ufficiale. Io ero molto felice ed incredulo, pensando che appena 1 anno prima correvo solo la domenica pomeriggio nei campi, e che invece in quel momento ero diventato pilota ufficiale Honda, mi sono convinto ancora di più delle mie capacità

Come è stata la prima stagione da pilota ufficiale? Sei rimasto soddisfatto?

La prima stagione da ufficiale ha avuto alti e bassi, alla prima gara un altro pilota mi ha fatto cadere e alla seconda sono caduto io, mentre alla terza gara non ho preso il via perchè la Race Direction ha ritenuto che con la febbre a 40 non fosse il caso. Nelle altre 3 gare sono riuscito a raccogliere abbastanza punti per concludere il campionato in terza posizione

Lati positivi e negativi della tua moto 2015?

La moto del 2015 è stata una nuova esperienza per me, visto che ho cambiato categoria, il lato positivo è che andava forte ed era divertente, il lato negativo è che era un po' corta per la mia statura e faticavo a mettermi in carena correttamente.

Il padre di Simoncelli: lo puoi descrivere?

Paolo Simoncelli è una persona molto esperta ed intelligente, mi ha insegnato molto e sono contento di questa esperienza breve ma intensa con lui e il suo team

Quale moto ti piacerebbe provare almeno una volta nella vita?

Mi piacerebbe molto salire su una MotoGp, ma prima di arrivarci mi aspetta un percorso formativo che mi permetterà di sfruttare al meglio anche i 270 cv della classe regina.

Progetti 2016?

In questo 2016 correrò con il team Miralux Pos nel Campionato Italiano Velocità moto3 con la TM, di Pesaro. È una factory con moltissima esperienza nei motori da motard e kart, quindi sanno cosa serve ad un motore per andare forte. Quest’anno ci sarà da divertirsi, dato che anche altre case motociclistiche si schiereranno nel CIV

Hai già in mente l’obiettivo per la prossima stagione?

L'obbiettivo di ogni pilota è vincere, ma per farlo dovrò guidare al meglio, il resto verrà da se.


Moltissimi piloti odierni cercano sempre di rilasciare interviste politicamente corrette, per non offendere o far intendere qualche cattivo pensiero nelle menti più maliziose. Poi ci sono altri piloti che davanti al microfono e alla telecamera “fanno spettacolo”, dimostrandosi mediaticamente interessanti ma umanamente poco coinvolgenti. Poi c’è la bellissima categoria a cui appartiene Tommaso: quelli di poche parole, che dimostrano il loro valore in pista e incarnano lo spirito del Pilota, poche parole (ma giuste) e tanto gas!

lunedì 21 marzo 2016

La nuova stella varesina?

Inutile parlarne: il nostro vivaio pullula letteralmente di talenti motociclistici. D’altro canto, la nostra nazione è culla delle più importanti case motociclistiche di sempre. Purtroppo come tutti sanno, il denaro gioca un ruolo fondamentale, tanto da essere quasi sempre un fattore discriminante. Per colpa sua, molti giovani piloti si perdono per strada. Molti di questi non riescono ad esprimersi al meglio, altri invece hanno un talento così puro da lasciare il segno ogni volta. Alessandro ne è un esempio.

Alessandro, un pilota proveniente dalla provincia di Varese, un ragazzo come tanti, con un polso davvero molto snodato. Dove è nata la tua passione per i motori?

Il mio amore per i motori credo sia presente dalla mia nascita, nella mia famiglia c'è sempre stata passione. Mio padre e mio zio avevano un kart 125 e andavano a correre con quello, insomma tutti appassionati di velocità. L’unico problema è che io amavo le 2 ruote e non le 4; così all'età di 4 anni mio padre vendette il suo kart per comprarmi la mia primissima minimoto e da li nacque tutto

La tua carriera motociclistica è iniziata nelle file del progetto HIRP. Come ti sei trovato e come si svolgevano le giornate?

La mia carriera iniziò principalmente nel Campionato Italiano Velocità con le minimoto; nel 2007 grazie a una selezione nel trofeo Honda entrai a far parte del progetto HIRP, un progetto fantastico che aiutava i ragazzi ad imparare le tecniche per “andare forte”, utilizzavamo delle NSF100 tutte uguali per far sì che non ci fossero diversità di prestazioni e far emergere i talenti. Ci insegnavano sia dalla parte teorica che dalla parte tecnica, era una scuola per piloti fatta e finita.

Poi il passaggio nel moto estate, nella Duke 200. Moto tutte uguali gestite allo stesso modo, il pilota quale vero ago della bilancia. La stagione di gare in questo contesto ti ha soddisfatto?

Il passaggio alla duke200 è stato un vero “miracolo” per così dire, è arrivato per caso. Dopo l’avventura con Honda mi sono dovuto fermare per ben 3 anni per mancanza di budget. Un giorno leggendo sul giornale ho scoperto questo trofeo dove assegnavano delle borse di studio ai più veloci in una giornata di test precampionato. Vinsi la borsa di studio e decisi di prendere parte al trofeo. La stagione è stata fantastica, il concetto di moto tutte uguali è davvero bello e aiuta a far emergere i talenti, esattamente come il trofeo Honda di qualche anno prima.

In una categoria come questa, la preparazione fisica del pilota gioca un ruolo importante. Quali allenamenti segui principalmente?

La preparazione fisica è molto più accentuata che in altra categorie, senza quella non vai da nessuna parte in un campionato alla pari ciclisticamente parlando. Facevo 2 ore al giorno di palestra per 6 giorni alla settimana con allenamenti specifici per potenziamento muscolare, esercizi per mantenere basso il battito cardiaco sotto sforzo, controllare la respirazione ed esercizi per migliorare l'equilibrio.

Il passaggio dalla duke 200 alla MV Agusta 675 del team Gimotorsport, decisamente un Gran Salto. Quali sono state le difficoltà maggiori?

Le difficoltà maggiori sono state principalmente l'adattamento alla potenza in fatto di cavalli erogati dalla moto e l'adattarsi all'elettronica e allo spostamento dei pesi in sella che la Duke200 non aveva. Si parla di più di 120cv della MV in confronto ai 20-25 della Duke dopotutto.

Ti ritieni soddisfatto della tua stagione con MV?

Mi ritengo molto soddisfatto perché mi sono abituato in fretta alla cilindrata e sono riuscito ad andar forte già da subito.

Quali sono stati secondo te i punti più felici e quelli più difficili?

Io direi che è stato tutto molto difficile, a partire dalla categoria nuova e agli avversari molto più esperti per arrivare alla messa a punto della moto e alla concentrazione del weekend di gara.

Girare al Mugello e non avere ancora 18 anni: primo test con best lap in 2.00 basso, direi non male davvero! Cosa si prova a girare nel Tempio?

Senza nulla togliere alle piste del trofeo motoestate ma quando fai il primo giro nel Tempio è un'emozione spaventosa! indescrivibile direi, ci ho giocato talmente tante volte con la Playstation che mi sembrava di averci già girato! siamo andati subito forte nonostante i freddissimi 13 gradi di aria quindi direi che è stato un bel traguardo.

Se tu potessi scegliere idealmente la moto con cui l’anno prossimo, in qualsiasi categoria, cosa sceglieresti?

L'anno prossimo (quest'anno in sostanza) il mio obbiettivo sarebbe continuare con l'F3 che ho già “conosciuto” poi il sogno ovviamente sarebbe correre con una bella Moto2.

Progetti per l’anno prossimo? A cosa aspiri nella tua carriera motociclistica?

I miei progetti potrebbero essere moltissimi, ovviamente il problema è sempre lo stesso del budget, con Gimotorsport stiamo trovando una soluzione valida per continuare insieme, certamente siamo sempre alla ricerca di qualcuno che ci accompagni nella nostra avventura.
Per concludere ringrazio il Motoclub Internazionale MVagusta per l'aiuto che mi ha dato nel 2015, ringrazio altrettanto il team Gimotorsport per l'incredibile opportunità e ultimo ma non meno importante mio padre che mi supporta e mi accompagna da tutta la mia vita.

Ogni occasione che gli si è presentata, l’ha sfruttata al meglio, lasciando il segno nei cuori e nei ricordi di chi l’ha supportato nelle sue gare. Il vero dispiacere è che talenti come il suo molto spesso si “disperdono” nell’etere motociclistico per un fattore del tutto indipendente dalle corse, ossia il denaro.  Tutti sanno che correre costa, ma perdere personaggi così è sicuramente il più grosso dispiacere che noi possiamo fare al Motociclismo nazionale e alle future generazioni.

mercoledì 16 marzo 2016

Tenete d'occhio UniBS!

La nostra amata terra tricolore, dal punto di vista ingegneristico, si sta muovendo moltissimo. Grazie alla presenza nel palinsesto mondiale di una competizione dedicata alle giovani menti che si prodigano in questo magico mondo, si respira finalmente aria di novità. Tra questi, la facoltà della università di Brescia approda in questa sfida. Non sono degli sprovveduti del settore motorsport, hanno già alle spalle la costruzione ben riuscita di due vetture da corsa. Ovviamente, le quattro ruote sono completamente diverse dalle due, ma in questa università nessuno ha paura di lanciarsi in nuove sfide.


UniBS, una facoltà non nuova ai progetti motoristici. Cosa avete prodotto sinora?

L’avventura di UniBS nell’ambito delle competizioni motoristiche comincia nel 2013 quando una dozzina di studenti decidono di creare UniBS Motorsport, sotto la guida del prof. Gadola. Questo progetto si occupa di avvicinare gli studenti ad un diverso approccio all’apprendimento attraverso la pratica, tipicamente anglosassone, del Learning by Doing, consentendo ai futuri ingegneri di comprendere le problematiche che si incontrano nella realizzazione di un progetto reale, al di fuori dall’ambito didattico. La prima competizione a cui UniBS Motorsport partecipa è la Formula SAE: competizione ingegneristica tra università, presente nei più importanti paesi europei ed oltre oceano, che si pone l’obiettivo di realizzare una piccola monoposto in grado di superare diverse prove dinamiche, che valutano la bontà della vettura, e statiche, che ne valutano il progetto e le componenti di innovazione che vengono presentate. La nostra storia passa per Brixia1 (prima monoposto mai realizzata dall’Università di Brescia e qualificatasi poi in gara come 2° Team Italiano e Miglior Team Debuttante) e Brixia2 (che partecipa sia alla competizione italiana sia alla competizione austriaca).  Attualmente siamo concentrati su 3 progetti: Brixia2 Evo (evoluzione della monoposto pronta per partecipare alla più importante competizione internazionale di categoria in Michigan, Stati Uniti a Maggio), BRX250 (La nostra moto di casse PreMoto3 che si confronterà con le università di tutto il mondo ad ottobre ad Aragon) e Brixia3 (in previsione della competizioni Formula Student del 2017)

Come mai vi siete lanciati nella progettazione di una moto?

Forti dei positivi risultati ottenuti nei primi due anni del progetto Formula SAE, approdare alle 2 ruote ne è stata la naturale conseguenza in un territorio fertile alle moto come la realtà bresciana; siamo riusciti a coinvolgere ancora più studenti fortemente motivati e pronti a crescere con noi.

Quali sono i punti di forza del vostro progetto?

I punti di forza saranno una solida ciclistica, frutto di mesi di progettazione, un ampio range di regolazioni possibili e la capacità del team di elaborare i numerosi dati provenienti dalla pista traducendoli in un setting sempre più affinato e un mirato sviluppo dei componenti.

Da quanti studenti è formato il vostro gruppo di lavoro?

Il Team Motostudent è composto da 25 studenti di ingegneria provenienti prevalentemente dall’area industriale dei corsi e siamo suddivisi nelle 7 principali macro-aree di competenza: Ciclistica, Motore, Elettronica, Materiali compositi, Ergonomia, Freni e Analisi costi.

La facoltà che possibilità dà agli studenti che vogliono lanciarsi nel mondo del lavoro?

La partecipazione ai progetti di UniBs Motorsport dà l’occasione agli studenti di potersi confrontare con un problema reale e notevolmente complesso che affianca la progettazione alla competizione, stimolando sia la creatività che lo sviluppo di competenze fortemente richieste dal mondo del lavoro come: team leading, team working, intrattenimento di rapporti con aziende e fornitori, problem solving e naturalmente esperienza. Pur essendo nati da poco ci sono già i primi riscontri in studenti neolaureati che lavorano per aziende del settore di caratura mondiale.

Quali sono secondo voi gli elementi che mancano alle attuali motoGP?

Quelli che conserviamo gelosamente nei nostri laboratori!

Parlando della “vostra” competizione, la Motostudent, a vostro avviso quali sono le squadre da tener d’occhio?

Essendo alla prima partecipazione teniamo particolarmente d’occhio i team con più esperienza: l’italiano Politecnico di Torino (alla sua terza partecipazione) e le università spagnole, un territorio dove la cultura delle competizioni motociclistiche è molto radicata (oltre la metà dei team provengono infatti dalla penisola iberica)

Per quanto riguarda il pilota, avete intenzioni di fare qualche selezione?

Naturalmente per saper sfruttare una buona moto ci vuole un pilota adeguato, abbiamo già iniziato a prendere contatto con alcuni piloti emergenti della zona ma non siamo ancora arrivati ad una nomina. Il nostro pilota ideale deve essere il più leggero possibile, maggiorenne e non deve aver partecipato ad eventi internazionali, ma soprattutto deve essere pronto ad effettuare tutti i tutti i test che i nostri aspiranti ingegneri desiderano fare, dopotutto il nostro è un “laboratorio viaggiante”.

Avete poi intenzione, se il progetto va come deve, di passare a qualche campionato nazionale?

Sicuramente dopo esserci confrontati con le migliori università del mondo il gusto della competizione non si sarà esaurito: la volontà è quella di concretizzare tutto lo sforzo fatto partecipando a qualche tappa del CIV nella categoria PreMoto3 nella stagione 2017.


Da questa facoltà, da questo gruppo di teste matte, ne vedremo davvero delle belle. Non sanno cosa sia la stanchezza, lavorano a 360 gradi su ogni cosa abbia un motore. Tanta energia e voglia di far bene è ben bilanciata con la freddezza del ragionamento e dalle analisi fredde sulla concorrenza, la quale ha più esperienza. Affrontano Tutti gli aspetti della progettazione, incluso i costi, che rappresenta purtroppo il lato meno divertente. Ciò non toglie onore e meriti a questo gruppo; io consiglio di tallonarli da vicino!

giovedì 10 marzo 2016

The mech-artist

Ci sono davvero moltissime persone che, nel loro piccolo, cercano sempre di rendere unica e diversa la propria moto. C’è chi si appella ai cataloghi aftermarket, con la finta convinzione di rendere il proprio mezzo unico e diverso da altri; i più inventivi si mettono a martellare lamiere e a spalmare resine epossidiche qua e là dando nuove forme a carenature e sovrastrutture. I più coraggiosi si armano di sega e saldatore e si mettono di guzzo buono a fare le più originali opere motociclistiche. Il titolare del team WKD pare che queste fasi le abbia passate tutte. In un piccolo capannone disperso in mezzo a tanti altri nel milanese, alla WKD si sfornano opere d’arte.

WKD moto di settimo milanese, in 3 parole?

Solo moto uniche

WKD, una sigla semplice da ricordare, ma da dove viene?

In poche parole è il "codice fiscale" di WicKeD (malvagio, maligno) che era un mio nick name ai tempi delle chat e lo abbiamo condensato in WKD assieme alla Kaos Design al momento di dare un nome alla mia GSX1100 special, una moto che ha lasciato particolarmente il segno nella mia vita.

Come è nata questa attività?

E' nata inizialmente nel box dei miei genitori, facendo il classico lavoro da artigiano, il modo migliore per imparare e farsi le ossa; poi, come primo impiego sulle moto, ho lavorato dove si facevano modifiche su BMW, poi ho messo mano anche alle Harley e la cosa col tempo mi ha preso la mano. Dopo vari anni e tanti sacrifici eccoci qua

Parlando subito del settore di vostra competenza, le special: quali sono stati i vostri progetti più importanti?

Ad oggi il mio lavoro che ha avuto più successo in quanto più originale è la BMW K100 che è uscita su Motociclismo di febbraio. A livello affettivo però io preferisco la "Multimotard", su base Multistrada 1000 DS con la quale ho anche macinato 30000 km

Le moto che personalmente mi hanno colpito di più sono la vostra rivisitazione della Multistrada e una gsxr1100 praticamente ricostruita. Puoi raccontarci in breve?

In breve, la Multistrada originale non mi piaceva per niente ma mi è capitato di trovarne una a prezzo affare, di provarla e da li è partita l'idea di cucirmela addosso sia a livello estetico che ciclistico, i lavori sono durati un paio di anni tra modifiche e motogiri. I lavori hanno stravolto il reparto sospensioni e freni, dove ho preso della componentistica dalla Ducati 999, mentre pistoni e tutta la termodinamica lavorata hanno permesso di superare con scioltezza i 100cv. Per essere un desmodromico raffreddato ad aria non è male. La GXXR1100 invece era la moto dei miei sogni a 17 anni e mi ero ripromesso di averne una prima o poi, l'ho comprata nel 2000 e poi col tempo l'ho modificata in box.

Il vostro cliente tipo?

Un cliente tipo è quello che vuole modificare la moto, mi da delle idee ma mi lascia anche la libertà di metterci del mio. Certo, esistono anche quel tipo di cliente che arriva col disegno in mano e ti dice “falla esattamente così”.  Nel mio piccolo, mi sento un pò artista e quando riesco, in sordina, cerco sempre di mettere qualcosa che mi rappresenta nelle varie realizzazioni.

Ci sono attualmente in corso dei progetti particolarmente interessanti?

Qui da noi c'è sempre qualcosa che bolle in pentola! Che sia solo un ritocco estetico o una ricostruzione, qua non manca mai nulla.

Oltre alla preparazione di mezzi special, quali servizi offre WKD Moto?

Oltre all’allestimento di moto speciali, ci occupiamo dei servizi più classici come i tagliandi le revisioni ecc. Ma qui, a differenza di altre officine, non portiamo la moto dietro al bancone e ci lavoriamo cercando di fregare il cliente. Piuttosto ci mettiamo un giorno in più, ma i lavori richiesti li facciamo davvero.

Che progetti ci sono per la stagione 2016?

Mi sposo! A parte gli scherzi ho mille idee ma preferisco non dire nulla, quello che farò lo vedrete.


Io appartengo alla filosofia del “se la mia moto deve essere unica, la devo fare io con le mie mani”. Ma, guardiamo in faccia alla realtà, non tutti hanno la manualità di chi lavora la lamiera e la resina. Non ci si può improvvisare, purtroppo. Fortunatamente, esistono posti come la WKD, dove ogni più malsano desiderio può diventare realtà, grazie alla estrema capacità comunicativa del team e alla ottima qualità dei loro lavori. Basta avere solo un po’ di pazienza, l’arte non nasce dall’oggi al domani.

venerdì 4 marzo 2016

Il progetto di Padova

Italia fucina di talenti, terra mitica capace di sfornare enormi geni capaci di dare un enorme contributo all’umanità: basti pensare a Leonardo da Vinci oppure a Galileo Galilei. Personalità al di fuori dal comune, le cui invenzioni hanno sconvolto il quotidiano di tutti. All’università di Padova, invece, si lavora costantemente alla ricerca della miglior motocicletta, testando e creando sempre nuove soluzioni.
Università di Padova, altra fucina di giovani menti. Il vostro progetto Motostudent su quali principi si basa?
Il principio chiave su cui ci basiamo è impegnarci a tradurre la teoria in pratica, progettando una moto innovativa, performante e esteticamente accattivante, seguendo la filosofia che porta le case del Bel Paese a differenziarsi dal resto del Mondo.
La facoltà non è nuova a questi progetti nel mondo delle due ruote, mi riferisco sia al primo ciclomotore sia alla supertwins testata a Monza. La moto sviluppata da voi: come è? Di che si tratta?
Data la prima partecipazione del team ad un evento del genere, la moto è volutamente più semplice dell’eccellenza accademica mostrata nella victoria e nell’esnake. Tuttavia parte delle loro innovazioni si riflettono nel modo di lavoro e negli strumenti a disposizione del team per lo sviluppo della nostra moto.
Parlando della progettazione della vostra moto, le difficoltà maggiori dove le avete riscontrate?
La difficoltà principale è stata quella di creare un ottimo team, non potendo contare su una base di partenza. Inoltre, non va dimenticato che l’organizzazione, il rapporto con burocrazia universitaria e con gli sponsor non è così facile. Per quanto riguarda la tecnica, abbiamo trovato alcune parti del regolamento limitanti: avendolo avuto a disposizione solo da agosto ha annullato parte del vantaggio che avevamo messo da parte nei mesi precedenti prendendo scelte tecniche differenti.
Avete preso spunto da qualche modello attuale o del passato? Quali sono le vostre muse ispiratrici?
Ci siamo basati alla recente produzione italiana, senza dimenticare il glorioso passato che da sempre coniuga design e prestazioni. Le nostre muse possono essere rappresentate da Ducati, Aprilia, Bimota, Mv Agusta e Moto Guzzi, che ci spinge a unire i punti di forza di queste grandi aziende.
Cosa può portare di innovativo il vostro prodotto rispetto alla concorrenza?
Mettiamo alla base di un approccio ingegneristico la creatività di tutti i membri del team, facendo nascere soluzioni tecniche assolutamente nuove che rispondono alle esigenze di dinamica e performance, cardini del Motorsport.


La scelta del pilota del vostro mezzo: fate delle audizioni oppure è uno studente anche lui?
Siamo tutti molto appassionati e alcuni del team corrono a livello più che amatoriale in varie discipline, dal cross alla pista. In futuro prevediamo una selezione che potrà riguardare sia membri del team che altri studenti universitari di Padova.
Parlando di un’altra realtà italiana presente nel contest Motostudent, quali sono secondo voi I punti a vostro vantaggio e quali a vostro svantaggio?
La profonda conoscenza della dinamica della moto grazie alle macchine e agli studi a nostra disposizione, anche per il fatto che il nostro stesso responsabile ha scritto il libro che stanno studiando tutti gli altri team per progettare la loro moto, sono sicuramente un grande vantaggio per noi. In ciò, paradossalmente, si riflette anche il principale svantaggio: non possiamo semplicemente a partecipare, dobbiamo puntare a fare già un ottimo risultato.
Secondo voi, un progetto universitario di questo tipo quanto può essere utile a livello professionale un domani?
Molti di noi hanno già avuto l’occasione di parlare e interfacciarsi con la realtà industriale, con I tempi e i costi del lavoro “vero”. Riuscire ad unire la realtà universitaria (pochi soldi, molto tempo) con le esigenze industriali (poco tempo, molti soldi), e tirare fuori il meglio da entrambe, fa sviluppare nei ragazzi del team una sensibilità che altrimenti apprenderebbero al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. Chi fa questi progetti insomma ha una marcia in più, e le aziende (in modo particolare quelle del Motorsport) se ne rendono conto.
Progetti 2016 e 2017?
Per l’immediato futuro cerchiamo di migliorare sempre, realizzare per tempo la moto e arrivare a provarla in anticipo in pista. Nel più lungo termine, per il 2017 o più avanti, il sogno sarebbe partecipare al CIV con un team di studenti padovani, un po’ come accaduto ad analoghe realtà “ex Motostudent” in Spagna e Italia.
A differenza di molte altre realtà con cui mi è capitato di parlare, all’università di Padova hanno capito esattamente cosa vuol dire lavorare in quest’ambiente. Ci vogliono purtroppo un sacco di soldi. Sanno fin troppo bene che per correre ci vuole denaro, figurarsi costruire da zero una moto competitiva. Tuttavia, la passione come quella dimostrata sinora rende possibile ogni cosa! Per questa ragione io dico che bisogna tener d’occhio questo team di lavoro, potrebbero uscire dei nuovi geni rivoluzionari!