lunedì 23 maggio 2016

Il capobranco ligure

Gli anni passano, così come le stagioni motociclistiche. Si arriva in un particolare momento dove si tirano le somme, cercando di capire se si è stati in grado di lasciare il segno oppure no. Tanti si ritengono semplicemente soddisfatti nell’aver portato a casa qualche coppa dei pareggiamenti, altri invece non sono mai contenti. Esiste anche una terza categoria: i cannibali. È una specie piuttosto rara, i cui esemplari non smettono mai di andare in moto, iniziano sin da giovani e non mollano mai, dando tantissimo gas sempre e ovunque. Ci sono casi, addirittura, dove riescono a creare dei “branchi” di motociclisti, i quali lo seguono fedelmente. Un esempio calzante è Alessandro Traversaro.

Alessandro, quando è iniziata tutta la passione per le moto?

La mia passione è iniziata proprio da bambino, ricordo che non avevo 6 anni che da mia nonna tutti i mesi mi facevo comprare la rivista “Tuttomoto”.

Dal 2000 al 2010, anni passati in autodromo a collezionare vittorie e soddisfazioni: quali sono stati i momenti da incorniciare?

Momenti da incorniciare in tanti anni ce ne sono stati parecchi, dalle prime vittorie in 250 con una Aprilia fatta in casa e tenuta assieme dal nastro americano alle vittorie in due categorie (600 e 1000) in un giorno solo con mano rotta e caviglie slogate che non stavo in piedi, alle prime volte che avevo battuto il Record della pista di Varano e ne avrei da raccontare per ore. Nel mio piccolo devo dire che di soddisfazioni me ne sono tolte parecchie.

Hai guidato moltissime moto, dalla 250 passando per Honda fino alla attuale Yamaha R1. Tra queste quali ti sono rimaste nel cuore? Ne hai qualcuna che vorresti provare?

Io penso che ogni periodo ha la moto del momento, c’è stato il tempo dell’Aprilia, poi Honda, lo scorso anno Yamaha e ad oggi Kawasaki e ancora Yamaha; per curiosità vorrei riprovarle tutte ma nelle moto c’è evoluzione tutti gli anni e sinceramente più nuove e moderne sono e più mi piacciono. Poi tra tutte se dovessi scegliere, proverei il Gilera Crono che è stata la mia prima moto con cui ho corso da ragazzino.

Sei detentore dell’attuale record di Varano, 1.07.9. Secondo te quali sono i punti dove si riesce a fare il tempo?

Ti devo correggere ma il Record adesso è di 1’07.060 che ho abbassato lo scorso anno con la R1. Secondo me non ci sono punti particolari dove bisogna fare il tempo ma bisogna essere il più veloce possibile in tutta la pista e costruirsi il tempo mangiando decimi e centesimi in ogni punto.

Sei molto riconosciuto a livello nazionale, come mai non hai mai corso all’estero?

Il problema numero uno, come la maggior parte di tutti è il budget: mi sarebbe ovviamente piaciuto molto e ci speravo una decina di anni fa, quando correvo nel Team Rumi dove c’erano piloti più lenti di me che facevano il mondiale Stock ma purtroppo questo è uno sport molto costoso e per andare avanti ci vogliono molti soldi o sponsor. Ma sono comunque molto soddisfatto dei risultati che ho fatto.

Oltre ad essere pilota (e vincente), sei anche istruttore in pista. Quali sono secondo te le doti di un buon insegnante in questo settore?

Ogni istruttore sicuramente ha il suo metodo di insegnamento, io cerco di spiegare quello che avrei voluto sapere quando andavo in pista le prime volte o quando sto girando e vorrei che qualcuno mi dicesse qualcosa per abbassare i tempi e questo è quello che cerco di trasmettere quando faccio i corsi.

Parliamo di LigurBike, su quali circuiti opera maggiormente e in che settori del motociclismo si orienta?

Ligurbike è stata creata da me e altri amici una decina di anni fa ed essendo un Moto club si occupa di diversi settori dal cross all’enduro ma principalmente alle corse e alle prove libere in pista. Negli anni si è rafforzato il rapporto con l’Autodromo di Varano de’ Melegari dove organizziamo diverse giornate di prove divise in gruppi in base ai reali tempi di ognuno in modo da far girare sia l’amatore che il pilota in tutta sicurezza. Quest’anno faremo anche un paio di date sul nuovo tracciato del Cremona Circuit con le stesse modalità che portiamo ormai avanti da anni della divisione in gruppi.

La stagione 2015, cosa ti ha fatto sorridere e cosa ti ha lasciato l’amaro in bocca?

La stagione 2015 è stata molto ricca di soddisfazioni in quanto ho abbassato i miei personali tempi sul giro un pò in tutte le piste che sono stato e ho portato a casa tante vittorie. L’amaro in bocca? No dai, direi che non ho amaro in bocca.

Invece nel 2016, correrai ancora e in che competizione? Qualche membro della ASD si farà avanti nel mondo delle competizioni?

In questo 2016 farò il National Trophy classe 1000 SBK assieme al Team J’Angel di Roma con una Yamaha R1 e poi con la Kawasaki zx10 preparata dal Centro Moto Rapallo, farò il Trofeo Moto Varano, Valceno Cup e la wild card in qualche altro trofeo. Di membri della asd sono in molti a fare competizioni nei vari Trofei a livello Nazionale e con grandi soddisfazioni… Nel 2015 infatti ha vinto il Trofeo Motoestate classe Race Attack, Andrea Carniglia, sempre Trofeo Motoestate classe Naked, Rudy Gaggiolo e poi tanti piazzamenti d’onore per tanti altri.

Ha da sempre dato gas ed ha sempre portato a casa risultati importanti. Purtroppo, come moltissimi, non è stato capace di fare il “colpaccio” per colpa del vile denaro. Ma questo suo insuccesso non l’ha scoraggiato, ma ha creato un gruppo di purosangue come lui, i quali tengono alto il nome della sua Asd. Alessandro può essere definito senza troppi giri di parole un leader e non un semplice dirigente di un’associazione qualsiasi. Ha gli attributi e lo sta dimostrando.

mercoledì 18 maggio 2016

Lo spartano tricolore

Ho la grossa fortuna di parlare con vari piloti del livello nazionale, saltuariamente ho modo di poter conversare con qualche centauro che concorre nel mondiale. Questa volta sono riuscito a fare due parole, tra una trasferta e l’altra, con un pilota che stimo moltissimo, perché è uno di quelli che non sta sotto i riflettori ma sta a testa bassa e lavora tantissimo. Conosciuto da molti ma non da tutti, apprezzato dai suoi colleghi per la sua discrezione tenacia, quando cade si rialza sempre. In un nome, Christian.

Christian Gamarino, così giovane e così in alto! Quando hai iniziato a correre in moto?

Si, abbastanza in alto ma potrebbe anche andare meglio! Ho iniziato a correre quando avevo 7 anni, fino ad allora era stato uno svago vero e proprio senza mai pensare alla competizione, poi un giorno mio padre mi chiese se avevo voglia di provare a fare una gara di selettiva per il campionato italiano…arrivai secondo e da lì incominciò tutto.

Gli anni dal 2003 al 2008, anni ricchi di soddisfazioni e di sacrifici, come ti potresti descrivere in una parola?

Sono stati anni molto particolari e divertenti, ero molto giovane ed ho vinto tutto quello che si poteva vincere sulle minimoto, ero davvero veloce ma mi veniva tutto incredibilmente facile.

Il 2009 e il 2010, anni altrettanto proficui con RS125 gestita dal team GP Project, poi il grandissimo passaggio alla Kawasaki zx6r. Quanto è stato difficile?

In realtà il passaggio non è stato molto difficile, sono riuscito subito ad andare forte, però facevo molta percorrenza di curva, quindi spesso cadevo e non riuscivo ad essere veloce a fine gara quando le gomme calavano il grip…diciamo che andavo abbastanza forte ma nel modo sbagliato.

Poi il 2011, un grosso “level up”, molto difficile da gestire. Ora che hai molta più esperienza, cosa credi che ti sia mancato?

Nel 2011 sono stato sbalzato dalla coppa italia (2010) all’ambiente del mondiale superbike nell’europeo stock 600…nelle prime gare mi sentivo davvero catapultato in un mondo più grande di me, quindi sicuramente all’inizio non ci ho creduto abbastanza perché non credevo potessi essere competitivo in un campionato di così alto livello…invece mi sbagliavo!

L’anno successivo, è stato davvero un brutto anno. Quanto si è fatta sentire la mancanza di un pilota di riferimento come Antonelli all’interno della squadra?

Il 2013 è stato davvero un anno pieno di emozioni contrastanti, la perdita di Andrea prima che ovviamente ha scosso molto me e tutto il team, poi la vittoria subito nella gara di Silverstone…incredibile. Andrea era davvero un bravo ragazzo e sempre molto disponibile, se avevi qualche dubbio ti ci potevi confrontare tranquillamente, è stato veramente un duro colpo.

2014 e 2015, passaggio nel campionato Supersport e anche qui una crescita costante. L’incremento prestazionale tra Superstock e la classe superiore è così marcata?

Adesso no, purtroppo nel 2014 si! La Supersport era una moto davvero complicata, con molta elettronica e con molti parametri su cui potevi lavorare, senza l’esperienza è difficilissimo riuscire a trovare un set up giusto per stare con i più forti.

Come fai ad avere sempre anno per anno questa crescita costante? Quale è il tuo segreto?
Il segreto non c’è, io sono uno che riflette molto su tutto, forse troppo! Quindi provo a trovare i motivi per cui non riesco ad andare forte e lavoro per migliorarli, non è semplice ma ci provo e a volte ci riesco anche!

Stagione 2016, come pensi che possa andare? Come ti trovi nel tuo attuale team?

Nel mio team mi trovo benissimo, loro credono in me e io in loro, purtroppo dobbiamo batterci contro squadre “ufficiali” con un budget molto più alto rispetto al nostro, quindi per stare con loro dobbiamo essere più bravi e non sbagliare niente.

Hai mai pensato di provare una 1000 Superstock o superbike?

Una superbike spero prima o poi di provarla visto che il mio team ne ha una. La stock 1000 ancora no, finchè posso voglio stare nella Supersport, credo sia un campionato difficile ma dove impari molto.


Un pilota così giovane che ragiona così può andare davvero lontano. Non si sente il suo nome nelle riviste di moda, non lo si vede a fianco della modella del momento. L’approccio quasi scientifico che usa per crescere, secondo me, è il modo migliore per ottenere risultati. Forse otterrà risultati più lentamente, ma per raggiungere i propri sogni e sedersi sul trono dei campioni ci vuole metodo, e Christian lo ha. 

domenica 15 maggio 2016

Il pilota senza fatica

Tutti i piloti hanno fatto o stanno facendo sacrifici per raggiungere l’obiettivo. Che sia una gara o una stagione intera, dietro ogni singola uscita in pista ci sono delle rinunce e delle ore passate lavorando più del dovuto. Con il giusto spirito di sacrificio, si riescono ad esaudire i propri desideri. Come nel caso di Lorenzo Cintio, marchigiano, un altro pilotino del nostro vivaio che aspira a rendere la sua passione mi ha onorato della sua storia.

Lorenzo Cintio, attualmente pilota del team Terra & Moto, moto Yamaha R6. Ma da dove hai iniziato?

Ho iniziato nel 2006 quando dopo 2 anni di lavori estivi avevo accumulato abbastanza soldi per permettermi una minimoto non cinese e che mi facesse divertire. Da quando ho avuto un mezzo che mi permettesse di essere ad un livello simile ai piloti che facevano le gare mi sono reso conto che andavo discretamente e potevo pensare di fare qualche gara.

2007, anno nel quale hai preso parte al campionato nazionale Minimoto, facendo addirittura una tappa europea, con quale risultato? È stato un anno positivo?

Il 2007 e’ stato un anno molto difficile e strano. Avendo preso la minimoto a metà dell’estate del 2006 il passo tra il girare nella pista vicino casa a competere con i piloti della categoria OPEN è stato molto breve. Per l’età che avevo, infatti, già dal primo anno ho corso nella categoria open 50cc dove c’erano tutti i piloti più esperti delle minimoto. C’erano persone anche con 10 anni di esperienza. Però è stato un percorso formativo importante che mi ha permesso di crescere molto rapidamente e di farmi capire davvero come funzionavano le cose. Ci si dava un mare di sportellate.

Dopo due anni sempre nelle minimoto, il passaggio alla RS125 nel 2010. Come è guidare una 2 tempi e quanto è stata formativa?

Nel 2010 sono passato alle “ruote alte” e devo dire che venendo dalla categoria 50 delle minimoto dove il rapporto peso-potenza era molto elevato; inizialmente, mi sembrava molto facile guidare una RS 125 Sport Production; ero abituato ad una guida molto a scatti che imponeva una minimoto 50cc e quindi inizialmente ho fatto molta fatica con una SP che invece doveva scorrere molto nelle curve. Nelle ultime gare del 2010 avevo iniziato ad ingranare e ho fatto dei buoni risultati in coppa Italia. Ricordo con piacere un sesto posto nell’ultima gara di Vallelunga con un recupero dalla 30esima posizione in griglia.

2010 con una 125 monocilindrica, 2011 su una 600 4 cilindri arrabbiatissima. Il salto di categoria è stato uno shock?

Il salto di categoria è stato imposto da due motivi. Il primo, quello del cambio di regolamento che mi impediva di correre di nuovo nella coppia Italia e il secondo economico. Nel 2010 ho fatto una gara al civ con una RSV 125 GP ed era una moto da sogno. Bellissimo il GP 2 tempi. Purtroppo i prezzi non erano accessibili e quindi il 600 è stata una scelta obbligata. All’inizio l’impatto con la velocità è stato molto forte ma poi quello è passato il secondo piano. Però è stato un inizio particolarmente in salita.

Nell’anno di debutto su R6 hai preso parte al monomarca. Il format secondo te è stato ben organizzato?

Il campionato R6 Cup era di livello altissimo e molto competitivo. I primi della categoria giravano con tempo che valevano la Top ten nel Stock 600 del civ. Il rovescio della medaglia era che in un trofeo partecipano persone di tutti i tipi e spesso c’erano cadute provocate dalla foga e si creavano situazioni di pericolo. Infatti a Misano ho fatto una brutta caduta perché un pilota in partenza mi ha tagliato la strada e sono stato investito dalle moto che arrivavano dietro. Nel Civ certe cose si vedono molto raramente perché sono tutti piloti professionisti che difficilmente buttano via la gara alla prima curva.

Negli anni successivi hai sempre corso con la Yamaha. Non hai mai pensato a correre con un altro mezzo? Hai avuto occasione di fare delle comparazioni?

Ho avuto occasione di privare una Suzuki e una Yamaha 1000. Mai nessun altra 600. Mi sarebbe piaciuto provare altre moto, ma dall’altra parte non mi piace cambiare squadra se mi trovo bene con quella che ho, quindi avendo un buonissimo rapporto con il team che ho sono anche molto soddisfatto della mia R6 che rimane in ogni caso una moto molto competitiva ed affidabile.

Poi, nel 2014 e nel 2015, sempre su R6, hai corso nella SuperSport. Il passaggio alla categoria superiore è stato più “morbido” rispetto al primo?

Sicuramente si. La moto è sempre la stessa praticamente perché non sono permesse molte modifiche al livello di motore quindi è una moto stock con qualche sensore della telemetria in più. È la categoria in sé per sé che è piena di piloti velocissimi e quindi rende tutto più difficile.

E nel 2016 cosa farai?

Correrò di nuovo nella Supersport al CIV sperando di essere regolarmente a punti


Come ci si allena fisicamente per non sentire la fatica della gara? E l’alimentazione?

Cerco di allenarmi tutti i giorni alternando sedute in palestra e corsa. Il fine settimana di solito se riesco mi alleno entrambi i giorni con la moto che sia cross o motard. L’alimentazione è una questione delicata perché dovrei mangiare con molta attenzione ma per adesso non sono molto bravo a fare sacrifici questo un po’ mi penalizza. Però durante l’inverno mi sono allenato con molta regolarità e penso che questo sia un buon investimento in ottica 2016.

Progetti futuri, magari un lavoro nel settore moto?

Per adesso penso solo a godermi il mio ruolo da pilota. Nella vita di tutti i giorni ho già un lavoro. Però mai dire mai!

Questa è l’ennesima dimostrazione che il motore invisibile che muove gli aspiranti piloti è una specie di magia. Perché mai fare così tanti sacrifici? Che senso ora rovinarsi delle possibili vacanze o delle uscite a cena con amici e ragazze? Per molti nessuno, per pochi è un prezzo del tutto ragionevole. I soldi necessari per le gomme, benzina, pastiglie freni sono tanti, a volte pare non bastino mai; ma di fronte alla propria moto, pronta a scendere in pista col pieno di benzina, qualsiasi somma impegnata sembra un’inezia.

lunedì 9 maggio 2016

L'impegno totale

Come ogni anno, molti team si lanciano nelle competizioni della propria nazione cercano di primeggiare con i loro mezzi, i loro piloti e i loro tecnici. Si cerca sempre di competere nei contesti che hanno quanto più possibile visibilità, quindi possibilità di recuperare sponsor. Lo sponsor, la “femme fatale” del motociclismo: senza di lei, non riesci a vivere in questo mondo. Ma nella vita, chi non osa non otterrà nulla. Con questa filosofia, il team DDT-RF si lancia nelle competizioni italiane ed europee.

Team DDT-RF Racing, dove nasce tutto questo?

Il Team nasce nel 2009 dalla collaborazione di due amici: Diego Milloch, trevigiano, collaboratore in una concessionaria di moto, molto appassionato del settore e della velocità (pilota), e un imprenditore trevigiano, Diego Vettorello, anche lui spinto dalla passione per le moto e le corse. Il loro incontro è stato concreto e produttivo fin da subito: l'entusiasmo dei due ha coinvolto i primi sponsor e cosi è iniziata la nostra avventura. A Diego Vettorello dobbiamo molto, ci ha insegnato che quando si mette entusiasmo nelle proprie azioni si può raggiungere ogni obiettivo. La sua frase preferita è: un passo alla volta, se puoi sognarlo puoi farlo. Da quel giorno, noi non abbiamo mai smesso di sognare. Negli anni si sono poi aggiunti tecnici e meccanici che hanno valorizzato il nostro cammino, fino ad arrivare ad oggi che possiamo vantare la preziosa e fondamentale assistenza e collaborazione tecnica di RF Racing.

Da quante persone è composto il team e quali ruoli ricoprono?

Ad ogni gara, le persone che gravitano all'interno del team, per sfruttare la sinergia e dare il massimo, sono una decina. Le figure fondamentali sono: Riccardo Feltrin tecnico sospensionista, Mauro Rizzi e Guido Bonvicini assistenza tecnica, Lino Ronchese supporto tecnico, Daniele Corvezzo meccanico, Roberto Trevisiol gestione hospitality, Davide Casarin fisioterapista, Maria Teresa Chiorra cuoca, Laura Bettiol project manager, Diego Vettorello e, ovviamente, il pilota Diego Milloch.

Correte con Kawasaki, come mai questa scelta?

La nostra scelta è stata semplice: la nuova Kawasaki zx10r 2016 è una moto estremamente efficace e competitiva. É stata semplice perché abbiamo già disputato diverse gare con il modello precedente, ottenendo ottimi risultati e vittorie.

Quali aree del mezzo sono state oggetto della vostra rivisitazione?

Le moto di serie oggi hanno raggiunto un livello tecnico molto elevato. Si possono raggiungere da subito ottime prestazioni. Nonostante questo, per ricercare il massimo bisogna lavorare sulla messa a punto, sostituendo alcune componenti come l'impianto elettrico, la centralina, le sospensioni ecc. Si tratta di trasformare un mezzo progettato per la strada in una moto performante in pista, dove viene sottoposta a criticità meccaniche e dinamiche. Le difficoltà che abbiamo oggi sono nel reperimento dei componenti racing: trattandosi di una moto nuova, tutte queste parti sono ancora in fase di sviluppo e produzione.

Il vostro pilota, Diego Milloch, è stato scelto oppure è da sempre stato un membro attivo del vostro gruppo?

Il nostro Team nasce per seguire il pilota Diego Milloch, al quale negli anni si sono alternativamente uniti altri piloti. La nostra realtà non è sicuramente complessa, per questo da un paio di anni beneficiamo della collaborazione di un altro grande Team, RF Racing, dal quale attingiamo esperienza e supporto per le gare di campionato.

Quale è la storia sportiva del vostro pilota Diego?


“Dalla strada alla pista”, ecco la sua storia. Non inizia fin da piccolo con le minimoto, come altri piloti hanno fatto, seppure la passione per i motori e le corse devi averla scritta nel DNA… Il pilota Diego Milloch inizia a frequentare il circuito con la moto stradale, ma fin da subito la passione amatoriale ha lasciato il posto ad un serio impegno sportivo e agonistico che l’ha spinto a puntare ad obiettivi sempre più impegnativi. Dalle prove libere alle prime gare il passo è stato breve, quasi naturale. Valuti di partecipare a qualche campionato… l’idea diventa la possibilità, la possibilità diventa un progetto, il progetto diventa un obiettivo, ed eccoci qua.

Nel vostro storico, quali sono stati i momenti più belli e quelli più difficili?

Per un pilota e il team, il momento migliore si identifica sempre con le vittorie e il raggiungimento, o il superamento, degli obiettivi che ci si pone. Detto questo, nella storia del Team ci sono stati diversi momenti memorabili, come anche momenti difficili. Il più difficile è stato proprio l’anno scorso: un brutto incidente occorso al pilota Milloch durante un test invernale a Cartagena ha compromesso tutta la stagione, e sicuramente abbiamo vissuto una fase dura e frustrante. Quest’anno sembra che i problemi fisici del pilota siano parzialmente risolti e mi sento di dire che sarà un campionato pregno di emozioni e di soddisfazioni

Per la stagione 2016, avete deciso di dedicarvi sia ad una competizione nazionale, il Trofeo Italiano Amatori (classe 1000 Pro), e al Alpe Adira Championship (Campionato europeo SBK). Si tratta di uno sforzo davvero impegnativo. Quali sono le motivazioni di questo doppio “impegno”?

Il Campionato Europeo Alpe Adria si preannuncia particolarmente interessante e ricco di emozioni ed è stata una forte tentazione. Naturalmente, affrontando già il Campionato Italiano Coppa Italia con una moto nuova che richiede molte messe a punto, non potremo dedicarci completamente anche a quello europeo. Per ora è prevista la partecipazione come “Wild card” ad alcune gare. È il primo anno che pensiamo ad una sfida così impegnativa, consapevoli che acquisiremo una esperienza che solo un campionato di così alto livello può offrire.

Avete già esperienze nel contesto europeo? Come è il clima nel paddock in confronto a quello italiano?

Proprio per preparare le gare Alpe Adria, abbiamo da poche settimane partecipato come "wild card" ad una gara del campionato croato nel circuito di Rijeka. I piloti dell'Alpe Adria sfruttano queste gare per allenamento in previsione del campionato europeo, quindi il clima che si vive nei paddock é molto vicino a quello del contesto europeo. Con questa unica esperienza alle spalle possiamo dire che, rispetto al campionato italiano, lì abbiamo riscontrato una dimensione non più rilassata ma sicuramente più socievole e amichevole. É stata, quindi, una esperienza positiva. Per questo, se l’anno prossimo troveremo il necessario appoggio anche dagli sponsor, si potrà partecipare a tutto il campionato.

Pronostici per la stagione che sta per iniziare?

Il nostro obiettivo principale è il divertimento, fare un pronostico ora non è semplice perchè ci sono alcune variabili: tuttora paghiamo lo scotto del grave infortunio occorso al pilota nel 2015 e della messa a punto di una Kawasaki zx10r 2016 ancora "troppo nuova". Il nostro obiettivo è di entrare nella top five.


Un gruppo che punta decisamente in alto, che osa e che potrebbe farcela. Tutti sono molto concentrati nei loro ruoli e con l’obiettivo della squadra in mente: fare bene e vincere. Si tratta di un gruppo di lavoro nato grazie ad una passione comune, alla voglia di portare in alto i propri principi e, soprattutto, il proprio pilota.

giovedì 5 maggio 2016

Arancio sbiadito

Su 100 piloti che intraprendono la strada per raggiungere l’olimpo della MotoGP, forse 3 o 4 ci riescono. Come ben sappiamo, gli ostacoli da superare sono moltissimi, tra cui concorrenza e denaro. Proprio per quest’ultimo, per quest’anno Paolo ha dovuto prendersi un anno di stop. Una carriera breve, finora, ma con piazzamenti importanti nelle categorie che contano.
Paolo, un altro bogia del nostro motociclismo. Quando hai iniziato a correre?
Ho iniziato a correre nel 2010 nella Moriwaki Cup, per me era tutto nuovo perche venivo da 4/5 allenamenti a magione con l'rs125, la mia prima moto da strada. Mi sono ritrovato ad intraprendere un campionato senza conoscere gomme slick, telai la gran premio e setting delle sospensioni .
Hai avuto il piacere di correre con delle 2 tempi nelle categorie minori?
Con il 2 tempi purtroppo non ho disputato nessuna gara ma solo qualche allenamento prima di iniziare a correre immagino sia una categoria molto divertente ma chi lo sa magari un giorno mi capiterà di farci una gara
2013, trofeo del centauro a Vallelunga, è stata una manifestazione positiva? Ti piace il tracciato romano?
Il trofeo  del centauro per chi è di Roma e molto positiva come manifestazione perche puo disputare 5 tappe sul tracciato romano cosi da portare a casa un bel bagaglio di esperienza e di allenamento, poi il tracciato di casa a mio parere e sempre quello preferito
Hai preso parte ad altre competizioni con la R6?
Con la R6 ho corso nel trofeo Motorex e nello stesso anno anche nel centauro: nel motorex purtroppo ho saltato tre gare per problemi tecnici ed economici quindi alla fine il mio piazzamento era nullo; poi nel 2013 ho partecipato al trofeo del centauro e alla classifica metzeler, che ho vinto entrambe; in più, ho fatto il national trophy dove anche li ho saltato due gare ma questa volta per problemi tecnici finendolo 8°
La vittoria nel 2014 nella formula Duke 200, raccontaci come è andata. Il campionato, secondo te, avrebbe ancora successo se riproposto? 

Alla fine del 2013 mi avevano proposto di fare la selezione del ktm duke trophy, alla quale mi sono presentato. Ho partecipato a questa giornata di test, la moto mi è piaciuta fin da subito: poco motore, gomme stradali (quindi poco grip) e possibilità di regolazione delle sospensioni quasi zero… quindi, tornato da questa giornata di test mi sono detto: le moto sono tutte uguali quindi qui esce fuori chi ha più esperienza e chi osa di più. Mi sono iscritto al campionato e ho visto che il livello era molto buono, eravamo uno più smaliziato dell'altro quindi mi piaceva sempre di più. Gara dopo gara, mi sono sempre divertito,fino a quando sono riuscito a vincere la competizione.
Poi nel 2015, sempre su KTM, nel RC390 Trophy, in un palinsesto di altissimo livello, il CIV. Come potresti descrivere quelle gare e quel periodo?
Beh, la 390 è stata una bella esperienza, purtroppo iniziata bene e finita male. Siamo partiti dai test che avevamo un buon rapporto con la moto, iniziamo il campionato ed eravamo già primi e abbiamo continuato su questa strada fino alla penultima tappa: a Imola ho rotto tre motori e la sfiga mi ha costretto al ritiro della gara e a 0 punti in classifica, stessa sorte all'ultima tappa del Mugello. In qualifica sul bagnato avevo conquistato la pole ma nel secondo turno ero protagonista di una brutta caduta dove ho sbattuto la testa e mi sono causato un trauma cranico, il giorno dopo ero un po’ frastornato,  in gara non ho potuto dare il 100%, così sono finito 2° in campionato.
Punti di forza e di debolezza della moto arancione?
Il punto di forza della RC390 è la ciclistica che ti permette di fare tante belle cose; mentre la sua pecca è stato il cuore cioè il motore che purtroppo non è performante ed affidabile come quello delle altre moto


L’anno 2016 purtroppo ti vede senza una sella. Come mai?
Nel 2016 mi sono ritrovato senza una sella perchè il mio budget non me lo permetteva. Non si può fare il passo più lungo della gamba, spero per il 2017 di trovare qualche sponsor che mi aiuti ad affrontare una nuova stagione.
Sogni nel cassetto?
il mio sogno nel cassetto era di arrivare nel mondiale dove ora si trovano tutti ragazzi come Locatelli e tanti altri, coi quali ho corso, ed ora loro sono là. Io invece, per il momento, sono qui a casa a lavorare e ad aspettare il momento migliore.
Fare la riserva, stare nei box, è una cosa che non piace a nessuno. Figurarsi ad un pilota dove Paolo, che freme dalla voglia di dare gas. La sua carriera, contraddistinta dalla presenza costante del colore arancio, in questo momento è opaca per via della polvere. Non è detto, però, che a breve ritornino toni ben più accesi. Non ci si arrende di certo, qualche gara si può ancora fare. Buttare così un talento è un peccato.

lunedì 2 maggio 2016

La misurata Passione milanese

La competizione Motostudent sta attirando moltissime facoltà, le quali sfoggiano con orgoglio le loro idee e le loro ambizioni. Questo palcoscenico ha già visto protagonista la facoltà di Torino, la quale sta facendo sempre più le ossa anche nelle competizioni CIV. Assieme a lei, altre realtà nostrane si stanno prodigando per portare a casa il ricordo e il blasone di questa singolare manifestazione, dove vince chi presenta il miglior progetto sotto tutti i punti di vista. Abbiamo chiacchierato con le facoltà di Torino, Padova e  Brescia; ora è il turno di Milano e del suo progetto rivoluzionario.

PoliMI, altra facoltà italiana lanciata nella competizione Motostudent. Come mai avete deciso di lanciarvi nel settore motociclistico?

L’idea è nata da 5 studenti di ingegneria meccanica, appassionati di moto, alla ricerca di un’alternativa motociclistica alla formula SAE, competizione automobilistica in cui il PoliMi compete da anni con ottimi risultati. La prima idea è stata quella di creare un team di pre-moto3 per correre nel CIV, interessandoci in tal senso abbiamo scoperto strada facendo “Motostudent” e ci è sembrato subito perfetto per il nostro progetto.

Da quante persone è formato il gruppo di lavoro?

Il team è composto da 30 studenti e studentesse provenienti da diverse facoltà del Politecnico divisi in 7 reparti più un team leader: telaio, dinamica, motore, carene, elettronica, progetto industriale, PR&Sponsors.

Cosa vi affascina di più della competizione Motostudent?

Sicuramente il marcato respiro internazionale della competizione: l’idea di poter competere con studenti provenienti anche da oltreoceano ci affascina molto ed il poterlo fare su un tracciato del motomondiale ci elettrizza. Un altro aspetto è l’avere ampia possibilità decisionale su molte scelte tecniche del prototipo, permettendoci così di sbizzarrirci con la fantasia e di applicare le capacità acquisite negli anni di studio al PoliMi.

Quali saranno le caratteristiche del vostro progetto?

Direi che una delle note distintive del nostro protipo sarà la scelta del telaio a traliccio in tubi d’acciaio ed il massiccio impiego della fibra di carbonio alla ricerca di rigidità e leggerezza. Per l’impianto frenante potremo affidarci all’esperienza di Braking con cui svilupperemo una nuova pista frenante ed una nuova mescola di pastiglie per le piccole cilindrate. L’alimentazione sar-à ad iniezione indiretta Magneti Marelli che ci seguirà in tutta la fase di sviluppo mettendo a disposizione le loro strutture di Bologna.  Le carene saranno realizzate ad hoc grazie alla prototipazione 3D, abbattendo così in maniera notevole i costi. Concludendo vorrei dire che uno degli obiettivi di quest’anno è il premio per l’innovazione pertanto il prototipo potrà vantare una scelta tecnica molto innovativa e mai vista nella competizione o sul mercato, pertanto estremamente Top Secret!




Tra le varie università, quale seguirete con maggior attenzione?

Come in ogni cosa, gli occhi sono puntati verso chi ha più esperienza e successi, pertanto il riferimento sarà il PoliTo. Seguiamo tuttavia con molto interesse anche le altre università italiane che, come noi, sono alla prima esperienza nel settore e riteniamo essere nostri diretti termini di paragone.

È il primo anno in questa competizione. Nella vostra equipe, ci sono già persone con qualche esperienza professionale nel settore?

Il team è composto interamente da studenti pertanto, a parte master e seminari extracurricolari, è la prima esperienza veramente pratica nel campo delle competizioni motociclistiche per tutti. Possiamo tuttavia contare su molte figure professionali al Politecnico con grande esperienza e contatti nel settore.

Per la scelta del pilota, opterete per uno studente oppure per un pilota “formato”?

Il pilota è ancora una questione non ben definita. Essendo partiti con qualche ritardo non abbiamo fatto a tempo ad organizzare delle vere selezioni in pista come avremmo voluto, abbiamo pertanto indicato come pilota un ragazzo del reparto telaio che corre nel MotoEstate e le cui caratteristiche fisiche coincidono con le nostre esigenze progettuali.

Pensate, nel breve, di correre nel campionato nazionale come la PoliTO oppure puntate di più all’estero?

Essendo la competizione “MotoStudent” biennale abbiamo già preso contatti con la FMI per qualche wild card nel campionato CIV. Sicuramente in questo momento è importate essere pratici, procedere con determinazione step by step e pensare a fare un’ottima figura all’esordio nella competizione studentesca, sviluppi ulteriori verranno da sé.

Progetti a lunga data?

Sicuramente crescere come team, sia in numero di componenti che in esperienza arrivando a vincere il più alto numero possibile di gare in MotoStudent! Sperando anche che la competizione evolva aggiungendo altre date e circuiti a quello di Aragon il team avrà tutto il tempo ed il supporto per diventare una realtà forte e consolidata come il team Dynamis in formula SAE, diventando un canale diretto con le aziende del settore per gli studenti del PoliMi.


Per loro stessa ammissione, hanno la chiara intenzione di primeggiare. Il loro concetto di telaio ha una disposizione che ricorda qualcosa ai più appassionati, ma la sostanza è ben altra. Hanno un’ottima esperienza nel contesto a  4 ruote, ma la loro inesperienza nel contesto motociclistico potrebbe penalizzarli. Sono ben consci di questo problema, sapendo benissimo su quali traguardi puntare. Qui nella facoltà milanese abbiamo di fronte un team molto misurato, giudizioso, calcolatore, con quella “freddezza analitica” che contraddistingue ogni Top Team R&D. Tra le new entry, probabilmente sarà quella che porterà a casa sin da ora un’ottima prestazione.