domenica 15 maggio 2016

Il pilota senza fatica

Tutti i piloti hanno fatto o stanno facendo sacrifici per raggiungere l’obiettivo. Che sia una gara o una stagione intera, dietro ogni singola uscita in pista ci sono delle rinunce e delle ore passate lavorando più del dovuto. Con il giusto spirito di sacrificio, si riescono ad esaudire i propri desideri. Come nel caso di Lorenzo Cintio, marchigiano, un altro pilotino del nostro vivaio che aspira a rendere la sua passione mi ha onorato della sua storia.

Lorenzo Cintio, attualmente pilota del team Terra & Moto, moto Yamaha R6. Ma da dove hai iniziato?

Ho iniziato nel 2006 quando dopo 2 anni di lavori estivi avevo accumulato abbastanza soldi per permettermi una minimoto non cinese e che mi facesse divertire. Da quando ho avuto un mezzo che mi permettesse di essere ad un livello simile ai piloti che facevano le gare mi sono reso conto che andavo discretamente e potevo pensare di fare qualche gara.

2007, anno nel quale hai preso parte al campionato nazionale Minimoto, facendo addirittura una tappa europea, con quale risultato? È stato un anno positivo?

Il 2007 e’ stato un anno molto difficile e strano. Avendo preso la minimoto a metà dell’estate del 2006 il passo tra il girare nella pista vicino casa a competere con i piloti della categoria OPEN è stato molto breve. Per l’età che avevo, infatti, già dal primo anno ho corso nella categoria open 50cc dove c’erano tutti i piloti più esperti delle minimoto. C’erano persone anche con 10 anni di esperienza. Però è stato un percorso formativo importante che mi ha permesso di crescere molto rapidamente e di farmi capire davvero come funzionavano le cose. Ci si dava un mare di sportellate.

Dopo due anni sempre nelle minimoto, il passaggio alla RS125 nel 2010. Come è guidare una 2 tempi e quanto è stata formativa?

Nel 2010 sono passato alle “ruote alte” e devo dire che venendo dalla categoria 50 delle minimoto dove il rapporto peso-potenza era molto elevato; inizialmente, mi sembrava molto facile guidare una RS 125 Sport Production; ero abituato ad una guida molto a scatti che imponeva una minimoto 50cc e quindi inizialmente ho fatto molta fatica con una SP che invece doveva scorrere molto nelle curve. Nelle ultime gare del 2010 avevo iniziato ad ingranare e ho fatto dei buoni risultati in coppa Italia. Ricordo con piacere un sesto posto nell’ultima gara di Vallelunga con un recupero dalla 30esima posizione in griglia.

2010 con una 125 monocilindrica, 2011 su una 600 4 cilindri arrabbiatissima. Il salto di categoria è stato uno shock?

Il salto di categoria è stato imposto da due motivi. Il primo, quello del cambio di regolamento che mi impediva di correre di nuovo nella coppia Italia e il secondo economico. Nel 2010 ho fatto una gara al civ con una RSV 125 GP ed era una moto da sogno. Bellissimo il GP 2 tempi. Purtroppo i prezzi non erano accessibili e quindi il 600 è stata una scelta obbligata. All’inizio l’impatto con la velocità è stato molto forte ma poi quello è passato il secondo piano. Però è stato un inizio particolarmente in salita.

Nell’anno di debutto su R6 hai preso parte al monomarca. Il format secondo te è stato ben organizzato?

Il campionato R6 Cup era di livello altissimo e molto competitivo. I primi della categoria giravano con tempo che valevano la Top ten nel Stock 600 del civ. Il rovescio della medaglia era che in un trofeo partecipano persone di tutti i tipi e spesso c’erano cadute provocate dalla foga e si creavano situazioni di pericolo. Infatti a Misano ho fatto una brutta caduta perché un pilota in partenza mi ha tagliato la strada e sono stato investito dalle moto che arrivavano dietro. Nel Civ certe cose si vedono molto raramente perché sono tutti piloti professionisti che difficilmente buttano via la gara alla prima curva.

Negli anni successivi hai sempre corso con la Yamaha. Non hai mai pensato a correre con un altro mezzo? Hai avuto occasione di fare delle comparazioni?

Ho avuto occasione di privare una Suzuki e una Yamaha 1000. Mai nessun altra 600. Mi sarebbe piaciuto provare altre moto, ma dall’altra parte non mi piace cambiare squadra se mi trovo bene con quella che ho, quindi avendo un buonissimo rapporto con il team che ho sono anche molto soddisfatto della mia R6 che rimane in ogni caso una moto molto competitiva ed affidabile.

Poi, nel 2014 e nel 2015, sempre su R6, hai corso nella SuperSport. Il passaggio alla categoria superiore è stato più “morbido” rispetto al primo?

Sicuramente si. La moto è sempre la stessa praticamente perché non sono permesse molte modifiche al livello di motore quindi è una moto stock con qualche sensore della telemetria in più. È la categoria in sé per sé che è piena di piloti velocissimi e quindi rende tutto più difficile.

E nel 2016 cosa farai?

Correrò di nuovo nella Supersport al CIV sperando di essere regolarmente a punti


Come ci si allena fisicamente per non sentire la fatica della gara? E l’alimentazione?

Cerco di allenarmi tutti i giorni alternando sedute in palestra e corsa. Il fine settimana di solito se riesco mi alleno entrambi i giorni con la moto che sia cross o motard. L’alimentazione è una questione delicata perché dovrei mangiare con molta attenzione ma per adesso non sono molto bravo a fare sacrifici questo un po’ mi penalizza. Però durante l’inverno mi sono allenato con molta regolarità e penso che questo sia un buon investimento in ottica 2016.

Progetti futuri, magari un lavoro nel settore moto?

Per adesso penso solo a godermi il mio ruolo da pilota. Nella vita di tutti i giorni ho già un lavoro. Però mai dire mai!

Questa è l’ennesima dimostrazione che il motore invisibile che muove gli aspiranti piloti è una specie di magia. Perché mai fare così tanti sacrifici? Che senso ora rovinarsi delle possibili vacanze o delle uscite a cena con amici e ragazze? Per molti nessuno, per pochi è un prezzo del tutto ragionevole. I soldi necessari per le gomme, benzina, pastiglie freni sono tanti, a volte pare non bastino mai; ma di fronte alla propria moto, pronta a scendere in pista col pieno di benzina, qualsiasi somma impegnata sembra un’inezia.