mercoledì 18 maggio 2016

Lo spartano tricolore

Ho la grossa fortuna di parlare con vari piloti del livello nazionale, saltuariamente ho modo di poter conversare con qualche centauro che concorre nel mondiale. Questa volta sono riuscito a fare due parole, tra una trasferta e l’altra, con un pilota che stimo moltissimo, perché è uno di quelli che non sta sotto i riflettori ma sta a testa bassa e lavora tantissimo. Conosciuto da molti ma non da tutti, apprezzato dai suoi colleghi per la sua discrezione tenacia, quando cade si rialza sempre. In un nome, Christian.

Christian Gamarino, così giovane e così in alto! Quando hai iniziato a correre in moto?

Si, abbastanza in alto ma potrebbe anche andare meglio! Ho iniziato a correre quando avevo 7 anni, fino ad allora era stato uno svago vero e proprio senza mai pensare alla competizione, poi un giorno mio padre mi chiese se avevo voglia di provare a fare una gara di selettiva per il campionato italiano…arrivai secondo e da lì incominciò tutto.

Gli anni dal 2003 al 2008, anni ricchi di soddisfazioni e di sacrifici, come ti potresti descrivere in una parola?

Sono stati anni molto particolari e divertenti, ero molto giovane ed ho vinto tutto quello che si poteva vincere sulle minimoto, ero davvero veloce ma mi veniva tutto incredibilmente facile.

Il 2009 e il 2010, anni altrettanto proficui con RS125 gestita dal team GP Project, poi il grandissimo passaggio alla Kawasaki zx6r. Quanto è stato difficile?

In realtà il passaggio non è stato molto difficile, sono riuscito subito ad andare forte, però facevo molta percorrenza di curva, quindi spesso cadevo e non riuscivo ad essere veloce a fine gara quando le gomme calavano il grip…diciamo che andavo abbastanza forte ma nel modo sbagliato.

Poi il 2011, un grosso “level up”, molto difficile da gestire. Ora che hai molta più esperienza, cosa credi che ti sia mancato?

Nel 2011 sono stato sbalzato dalla coppa italia (2010) all’ambiente del mondiale superbike nell’europeo stock 600…nelle prime gare mi sentivo davvero catapultato in un mondo più grande di me, quindi sicuramente all’inizio non ci ho creduto abbastanza perché non credevo potessi essere competitivo in un campionato di così alto livello…invece mi sbagliavo!

L’anno successivo, è stato davvero un brutto anno. Quanto si è fatta sentire la mancanza di un pilota di riferimento come Antonelli all’interno della squadra?

Il 2013 è stato davvero un anno pieno di emozioni contrastanti, la perdita di Andrea prima che ovviamente ha scosso molto me e tutto il team, poi la vittoria subito nella gara di Silverstone…incredibile. Andrea era davvero un bravo ragazzo e sempre molto disponibile, se avevi qualche dubbio ti ci potevi confrontare tranquillamente, è stato veramente un duro colpo.

2014 e 2015, passaggio nel campionato Supersport e anche qui una crescita costante. L’incremento prestazionale tra Superstock e la classe superiore è così marcata?

Adesso no, purtroppo nel 2014 si! La Supersport era una moto davvero complicata, con molta elettronica e con molti parametri su cui potevi lavorare, senza l’esperienza è difficilissimo riuscire a trovare un set up giusto per stare con i più forti.

Come fai ad avere sempre anno per anno questa crescita costante? Quale è il tuo segreto?
Il segreto non c’è, io sono uno che riflette molto su tutto, forse troppo! Quindi provo a trovare i motivi per cui non riesco ad andare forte e lavoro per migliorarli, non è semplice ma ci provo e a volte ci riesco anche!

Stagione 2016, come pensi che possa andare? Come ti trovi nel tuo attuale team?

Nel mio team mi trovo benissimo, loro credono in me e io in loro, purtroppo dobbiamo batterci contro squadre “ufficiali” con un budget molto più alto rispetto al nostro, quindi per stare con loro dobbiamo essere più bravi e non sbagliare niente.

Hai mai pensato di provare una 1000 Superstock o superbike?

Una superbike spero prima o poi di provarla visto che il mio team ne ha una. La stock 1000 ancora no, finchè posso voglio stare nella Supersport, credo sia un campionato difficile ma dove impari molto.


Un pilota così giovane che ragiona così può andare davvero lontano. Non si sente il suo nome nelle riviste di moda, non lo si vede a fianco della modella del momento. L’approccio quasi scientifico che usa per crescere, secondo me, è il modo migliore per ottenere risultati. Forse otterrà risultati più lentamente, ma per raggiungere i propri sogni e sedersi sul trono dei campioni ci vuole metodo, e Christian lo ha.