lunedì 20 giugno 2016

Moro l'esploratore

Il genio italiano delle due ruote non è concentrato solo nel bolognese e nel pesarese, ma sconfina anche nel nord Italia. La nostra penisola può essere definita senza troppe difficoltà come un grandissimo olio su tela raffigurante un tramonto: ogni angolo ha una sua luce, una sua ombra, un suo sentimento. Così come nell’alto veneto Franco Moro ha creato, dopo una gavetta di prim’ordine, ha deciso di provarci. Ci è riuscito, ma non si è fermato e si è spinto in altri settori.



Moro Racing, realtà veneta fatta per innovare e stupire. Quando è nata e con quale scopo?

Moro Racing è nata nel 1989, come obiettivo? nessuno in particolare, solo tanta passione per le moto. Poi col tempo sono entrato a far parte delle corse in MotoGp con Aprilia per 11 anni, dove mi sono occupato di ricerca e sviluppo della parte termica dei motori ufficiali delle 125, delle 250 e poi delle 500; ho avuto la fortuna di lavorare con molti piloti diventati anche campioni del mondo come Max Giaggi, Loris Capirossi, Stoner , Rossi , Loris Reggiani , Ruggia ,De Angelis, Cecchinello , Ceca ecc, credo che lavorare con piloti di questo calibro ti faccia crescere molto anche professionalmente. Sono stato poi responsabile del team sviluppo con Lucchi. Negli anni successivi sono uscito dalle file di Aprilia: ci sono stati in consecutio il progetto Fantic 250 GP (realizzato interamente dalla Moro Racing), il progetto Maxtra 125, per passare poi nel 2011 col progetto Moto2 con Gabor Talmacsi e la Moto3. Oggi nel settore moto lavoro solo nel progetto Premoto3 con Sherco nel campionato Francese

Il suo primo progetto Moto3, la MR Stock 250cc. Come mai puntare al 4 tempi di piccola cilindrata, prima di tutte le altre case?

Semplicemente perchè se volevo restare nel settore era obbligatorio adeguarsi alle nuove regole, che portavano al pensionamento le 2 tempi. Così, avendo una struttura piccola e snella, molto più semplice dei colossi, è stato molto facile decidere se partire e quando.

Le successive realizzazioni, la MR3 e la MR2, rispettivamente atte a correre nei campionati mondiali e nazionali di Moto3 e Moto2. Come mai in Italia non se ne vedono? 

Solo perchè troppo costose. Nessuno se lo può permettere, solo questo. Tutte le altre sono storie da paddock.

All’estero il vostro prodotto come viene recepito?

Non vendo molto a privati, solo un po’ al est Europa nel campionato Alpe Adria, principalmente lavoro con SHERCO direttamente quest anno con 20 moto nel campionato Francese e nel 2017 credo anche con il CEV

Nella MR Stock e nella MR3 è presente il motore Sherco. Come mai si viete affidati a questa factory?

Conosco il Titolare direttamente, lui è una persona molto seria, che produce un pacchetto molto bello, non è la copia di niente e vince nel campionato del mondo enduro e trial. Abbiamo parlato direttamente con lui e ha appoggiato la mia idea e tutt’oggi continuiamo a lavorare con il binomio SHERCO – Moro Racing. Tutto funziona per il meglio: il loro motore anche in configurazione base va davvero molto bene e quindi non vedo perchè non continuare. Non mi piace lavorare con le mega aziende che se la tirano e non ti danno spazio.

La MR2, moto2 curata in ogni dettaglio, che mostra nel suo telaio il filo costruttivo del vostro reparto ingegneristico. Quali sono i punti di forza di questo progetto rispetto alla unità base della CBR600?

È in tutto e per tutto una Honda CBR600, solo con telaio in tubi che permette di smaltire molto di più il calore, specialmente intorno alla cassa filtro, aumentando così il rendimento volumetrico. Abbiamo lavorato anche sulla parte posteriore dell’attacco motore e link, fatti in CNC, per poter facilmente cambiare tipologia del link e la progressione.

Dopo la vostra ennesima affermazione nelle piccole cilindrate, nel 2011, nell’Alpe Adria, il vostro brand si è disperso nell’etere. Su quali settori ora puntate?

Attualmente 90% Moro Racing si occupa di progettazione di veicoli per il mondo elettrico, ma sempre dotati di ruote. Alcuni esempi sono le bici elettriche www.Cykno.com , mezzo unico nel suo genere sia per quanto riguarda il contenuto tecnologico che il design molto elegante, e la ncycle, progetti dove anche noi abbiamo dato il nostro contributo, che è stata esposta all’ Euro Bike 2014.

Sareste ancora interessati a correre a livello nazionale ed europeo col vostro brand?

Al momento non abbiamo forza finanziaria per farlo bene, allora preferisco non fare niente, tranne quanto già detto con SHERCO in Francia e Spagna, mai dire mai…ma solo con opportuno budget. Il nostro futuro nel breve periodo sarà ancora per il 90% elettrico, ma come detto, tutto può succedere.

Tutto può succedere. Attualmente il suo impegno nel settore specifico è marginale, ma chi vive il motociclismo difficilmente lo dimentica. È magico, ma da dipendenza. Ma si tratta anche di un mondo molto costoso, che non permette errori. Il progresso però non si può fermare, e chi ha fatto dell’innovazione un fondamento della propria vita non si ferma. Dove può, mette la sua idea, la sua opinione. Nel caso di Franco, si dimostra ogni volta vincente, quella giusta. Che sia a motore o a pile, la sua idea a due ruote si dimostra quella determinante. Tutto può succedere!