martedì 5 luglio 2016

Fulmini arancioni dalla terra brianzola

Tutte le migliori avventure, sia quelle che portano a risultati esaltanti o deludenti, nascono quasi per gioco. Nascono nei momenti più insperati: a volte dai banchi di scuola, giocando e sognando. Un evento simile deve essere stato il “big bang” che ha portato alla nascita del team BrCorse. La loro presenza nel paddock non è per niente secondaria: le loro spalle, contornate dal nero e arancio delle camicie del team, grosse e fiere, fanno capire chiaramente la mole di sacrifici che hanno fatto e stanno continuando a fare, senza sosta. Non hanno un motorhome esoso come tanti altri team, ma dei modesti furgoni. Non hanno sponsor faraonici, ma lunghe notti in bianco per portare le loro possibilità al massimo. Parlare con Edoardo Mazzuoli è stato molto istruttivo e formativo.

Team BrCorse, giovane realtà brianzola. Quando è nata questa realtà?

Come tutte le cose belle e vere, è nata per gioco. Tutti i componenti attuali del team, lottavano uno contro l’altro, in un campionato amatoriale.
Mazzuoli mise in risalto le sue qualità di pilota, io ed altri quelle tecnico-meccaniche. Edoardo ed aveva bisogno di qualcuno che lo seguisse così, abbiamo messo insieme una piccola squadra iscrivendoci, l’anno seguente, alla Mototemporada Romagnola, allora affilatissima di futuri campioni.

Le prime gare con la RS125 nella Mototemporada, poi la Kawasaki Ninja 250 4 tempi. Come mai questo passaggio?

Il passaggio fu obbligato dalla corporatura di Mazzuoli che si trovava a correre, in una categoria popolata da ragazzini più giovani e minuti; lui, avendo qualche anno, cm e kg in più, faticava sui rettilinei, così nel 2011 siamo passati a Kawasaki, casa alla quale siamo fedeli tutt’ora.

La piccola Ninja come si comporta in pista? Secondo voi è una moto valida?

Non è sicuramente una moto racing, ma è facile da mettere a punto ed è molto formativa inserita in un contesto di continua bagarre quale era la Coppa Italia 125Sp.

Il progetto CIV600: un contesto davvero molto competitivo. Come sono state le prime esperienze?

Edoardo aveva dimostrato ottime qualità laureandosi Vice Campione Italiano 2011 Sp4t, terzo nel 2012 e nel 2013 abbiamo partecipato a metà campionato, essendo sempre molto veloci, per poi concentrarci sulla preparazione del 600 e su alcuni test per permettere ad Edoardo di abituarsi alle moto di grossa cubatura. Abbiamo esordito nel National Trophy come WC nel 2014 dove abbiamo concluso 5° su 40. Un bell’inizio.

Avete deciso di correre nel CIV600 sempre con Kawasaki: come mai questa scelta e non avete puntato su moto che, sulla carta, son più performanti?

In verità abbiamo avuto un ottima occasione durante l’acquisto e conoscendo la casa, i ricambi e la metodologia di lavoro a noi congeniale abbiamo proseguito in quella direzione.

La vostra Ninja, in quali comparti ha subito le modifiche più pesanti?

La base di partenza non è sicuramente una moto racing. Rispetto all’allestimento proposto da Scuderia Platini, la nostra moto si differenziava dalle altre per una forcella completamente sviluppata da noi in collaborazione con Matris Dampers, impianto elettrico e telaietti completamente rivisti per una miglior distribuzione dei pesi.

Avete avuto la possibilità di vivere sia il paddock CIV che quello del Motoestate. Secondo voi, quali sono i pregi ed i difetti di ognuno?

Sicuramente il paddock del CIV è molto professionale. Per i piloti e le squadre è formativo scontrarsi con case ufficiali e piloti ex o da mondiale. Il MES è molto bello per la passione che trasmette e che si vive nel paddock.

I progetti del 2016 sono stati purtroppo condizionati dall’infortunio di Edoardo, il vostro pilota. Cosa prevedeva la tabella di marcia?

Sicuramente il CIV, del quale abbiamo saltato una gara a causa appunto dell’infortunio ma già dal secondo Round del Mugello saremo presenti.  Stiamo aspettando che Monza dia il via libera alla WSBK per partecipare come Wild Card con Edoardo.

Edoardo, centauro decisamente completo: pilota, istruttore e con un sacco di tempo davanti a sé. Quando è nata questa favola?

La mia storia è particolare, ho iniziato a correre in età adulta, ancor prima di correre mi ero comprato le prime moto all’insaputa della mia famiglia. Sono capitato in pista ed è stato amore; dopo la prima giornata ho capito che avevo qualcosa da dimostrare e volevo che le moto diventassero la mia vita.

Prima della 125 nella Mototemporada, in quali categorie hai militato?

Ho partecipato ad un campionato amatoriale organizzato da un forum sempre con delle 125, ma chiamarle Sp mi sembra eccessivo ;)

Il passaggio dalla 125 alla 250 è stato traumatico quanto il passaggio dalla 250 alla 600? Quali sono stati i fattori di rischio?

Il passaggio dalla 125 alla 250 è stato semplice, hanno freni telaio e motore differenti ma alla fine sono la stessa categoria e potenza. Sul 600, all’inizio un po’ di fatica ma non per la velocità, quanto per la precisione necessaria nella messa a punto. Bisogna essere più meticolosi e precisi. Cambia molto anche lo sforzo fisico infatti ora mi alleno tantissimo.

Partiamo con ordine: la ninja 250. Come la si potrebbe definire in breve? Pro e contro?

Nella categoria, rispetto alla Aprilia ha più motore però è molto più pesante e frena molto meno.

Secondo te, cosa è mancato per poter vincere la categoria?

Tolgo il budget, che evito sempre di usare come scusa a differenza di molti, al di la di quello, il primo anno ci è mancata esperienza e nel 2012 siamo stati un po’ sfortunati.

Il passaggio alla 600, sempre Kawa: cosa ti piace e cosa non ti piace della tua moto?

Adoro la posizione in sella che mi sono costruito grazie anche alla pazienza della squadra ed ho a disposizione un ottimo motore. Alle volte vorrei semplicemente essere più a posto più spesso ma ci stiamo arrivando.

Nella prima stagione del CIV600, quale è stata la parola d’ordine?

Nessuna, ho fatto il massimo che ho potuto, raffrontarsi con Roccoli e compagnia bella è dura ma siamo cresciuti molto nell’arco dell’anno e nell’ultimo Round del Mugello, ad ottobre, ci siamo avvicinati sull’asciutto ed ho fatto quella Top10 che penso abbia un buon peso al primo anno di Civ.

Hai mai pensato di correre con una 1000?

Si, ma prima voglio stare davanti con le 600, io corro per vincere e per cercare di diventare un professionista quindi se “ancora” non sono nella parte alta della classifica, significa che ho ancora da apprendere (non che si smetta mai), prima di passare ad una categoria maggiore.

La tua preparazione atletica: quali sono i tuoi punti fermi? E l’alimentazione?

Punti fermi, il ciclismo sicuramente. E’ nato per gioco anche quello, dapprima con la mtb poi con la bici da corsa ora è una passione che coltivo frequentemente. Da quando mi sono rimesso in piedi dopo l’infortunio, ovvero metà febbraio, ad oggi ho nelle gambe 3000km percorsi. Il ciclismo è importante per il fiato e poi alla fine sei sempre su due ruote, nelle discese faccio valere le mie qualità. Cerco di stare in moto quando posso con la minimoto e la Riding School, per quanto riguarda l’alimentazione invece, viste le kcal che brucio mangio molto, cerco solo di evitare le schifezze.

Oltre ad essere pilota, sei ancora istruttore nella Riding School di Pedersoli, scuola nella quale si usa Yamaha: la R6 com’è?

Si da quest’anno Luca Pedersoli mi ha dato la possibilità di entrare nella loro meravigliosa realtà. L’R6 è una moto valida anche se quella che guidiamo è in configurazione stradale. Rispetto alla Kawasaki è più agile.

Invece ritrovarti ad insegnare a persone ben più grandi di te, come ti fa sentire?

Per me è stato un sorta di piccolo traguardo, insegno con campioni di calibro mondiale ed internazionale e ciò fa si, che ogni volta, sia una lezione anche per me. Nella mia carriera non ho mai avuto un ex pilota o tecnico che mi spiegasse come si fa una determinata cosa per questo motivo sono sempre stato molto vigile ed attento nell’osservare gli altri; ora appunto sono in un contesto nel quale ovunque guardi, cresco ed apprendo qualcosa di nuovo. Da Canepa che fa il mondiale, a Migliorati che è tecnico FMI per il Team Italia, a giornalisti del calibro di Ceccotti ed a tutti i piloti, alcuni rivali nel CIV, ogni giorno è una lezione.

Il tuo infortunio ha purtroppo pregiudicato la stagione 2016. Stai già lavorando in ottica 2017 oppure conti di fare qualche gara già quest’anno?

Ma quale 2017, questa settimana siamo al Mugello a lottare veramente. Io sono quasi al 100%, almeno per quanto riguarda la preparazione atletica, meno il piede sinistro che ha subito la frattura scomposta di tutti e cinque i metatarsi. Abbiamo fatto aggiornamenti sulla moto ed abbiamo sulle spalle l’esperienza dell’anno passato per questo, sono fiducioso come mai prima d’ora.


Per fermare Edoardo e il team BrCorse la sfortuna ha cercato di colpirli in maniera tanto precisa quanto devastante, ma sono stati in grado di riprendersi con una velocità senza pari, e questo weekend si sono presentati sulla griglia di partenza del Mugello. Con ben 10 mesi di stop forzato dalle competizioni, un po’ di tensione è più le comprensibile. La doppia gara nel tempio della velocità ha portato ad uno zero in gara1 ed a un 25esimo posto in gara2. Ma, analizzando i tempi e il passo gara, si vedono risultati molto incoraggianti, segno che la strada intrapresa è quella giusta.