martedì 12 settembre 2017

Cuore a carburatori

Il passaggio delle piccole categorie dai propulsori a 2 tempi ai più moderni 4 tempi non è stato visto di buon occhio dai cultori del settore. Anzi, è stato considerato come un vero e proprio passo indietro. Ho voluto chiedere un veloce parere ad una persona che, al posto del sangue, ha miscela a 2%: Lorenzo Tiveron.

Lorenzo, quando è nata la voglia di correre in pista?

Mio padre correva in moto,e da quando sono conscio di esistere,in casa ho sempre sentito parlare di moto,motori e meccanica,per cui l'attrazione per questo mondo ce l'ho fin da piccolo. Il passo da qui al desiderio di correre in pista è stato molto breve. Ho cominciato però a correre relativamente "tardi" per i canoni moderni,cioè a quasi 18 anni,quando ho cominciato a lavorare. Inizialmente ho corso nelle moto d'epoca con una vecchia moto di mio padre,poi con i primi risparmi ho comprato la prima Honda 125 GP

In che campionati hai corso?

Ho corso nel trofeo Honda RS 125 GP dal 2009 al 2012,poi dal 2013 ad oggi ho corso sporadicamente nel campionato Alpe Adria,nel trofeo IGP e all'Ulster GP.

Come mai hai optato per una Honda 125 2 tempi?

Premesso che sono un "duetempista" convinto e che mi piace molto lavorare meccanicamente alla mia moto, ho scelto questa semplicemente perchè me ne sono innamorato a prima vista. Le sensazioni che ti offre una moto da corsa a due tempi sono uniche,e nonostante qualche "capriccio" che fa sporadicamente (é comunque un tipo di moto che necessita di manutenzioni e controlli abbastanza
continui) le soddisfazioni sia dal lato del pilota che da quello del meccanico sono moltissime.

Attualmente corri nel campionato IGP nella categoria 125. Raccontaci questo format, ha il successo che merita?

Si,corro nel trofeo IGP dal 2013. Si corre nel contesto della Coppa Italia Velocità,è un campionato ben organizzato, ricco di contenuti e varietà tecnica,quindi gli ingredienti giusti ci sono tutti. Secondo me non ha ancora il successo che merita,spero che con in breve tempo riesca ad ottenerlo. Purtroppo l'unico difetto che ha è che si corre in Italia,di conseguenza non è propriamente economico (parlo dal mio punto di vista, cioè quello di un normale operaio senza sponsor o altri appoggi economici), ma si sa qui tutto quello che riguarda il motorsport si paga caro, a partire dalle licenze sportive. L'organizzatore Roberto Marchetti ha comunque fatto, e continua a fare molto, per cercare di contenere i costi delle iscrizioni, ma la cosa non è affatto facile.

Stai correndo anche nelle road racing, dove il 2 tempi resiste. La preparazione della moto per questo genere di gare è tanto diversa?

No,la preparazione della moto per questo tipo di gare non è poi molto diversa da quella che si fa per la pista,ma ci sono delle accortezze che preferisco seguire. Le sospensioni vanno tarate diversamente, per quanto riguarda il motore ci si deve solo concentrare a trovare una carburazione più di "compromesso" rispetto alla pista,a causa dei continui cambiamenti climatici e delle variazioni di altitudine che si trovano nel tracciato. Per le stesse ragioni preferisco usare le gomme scolpite,meno prestazionali forse delle slick, ma che sicuramente danno più confidenza anche nei tratti con asfalto più freddo o umido.

Invece, la preparazione mentale?

La preparazione mentale dal mio punto di vista è la stessa della pista. È molto importante conoscere bene il tracciato e trovare gradualmente il proprio limite,quello della moto,dell'asfalto e le giuste traiettorie.

Le moto 4 tempi ti emozionano? Ci correresti?

Le moto a quattro tempi non mi emozionano granché,specialmente le derivate serie. Secondo me anche nelle categorie di "accesso" è stato fatto un grosso passo indietro,basta confrontare una 300 di adesso con una 125 sport production di tre anni fa. I contenuti tecnici sono molto scarni,le capacità tecniche di guida richieste al pilota sono minori,stesso discorso per quelle richieste ai tecnici/meccanici. Questo,a mio avviso,sta succedendo un pò in tutte le categorie,eccezione fatta forse per i prototipi. Con questo non voglio dire che i piloti vadano più piano ,ma che sicuramente mancano un po’ di più in esperienza e cognizione meccanica

La stagione attuale soddisfa il tuo pronostico?

Al momento non molto. Le gare di Alpe Adria a cui dovevo partecipare sono state annullate con pochissimo preavviso,mentre nell'unica gara di IGP a cui ho partecipato (a Misano) sono caduto,per cui non sono per niente soddisfatto. Discorso diverso invece per l'Ulster Grand Prix,nel quale sono riuscito a raggiungere l'obiettivo che mi ero prefissato e a togliermi qualche bella soddisfazione. Ora mi rimane solo l'ultimo round di IGP in ottobre,al Mugello,in cui spero di riuscire a fare una buona gara.



Il tuo futuro sarà sempre a 2 tempi oppure pensi di provare con una 4 tempi?

Per quanto mi riguarda vorrei continuare a correre il più possibile nelle due tempi,nel momento in cui non potrò più farlo valuterò altre opzioni,ma cuore e cervello rimarranno sempre a miscela.


Finchè c’è olio 2 tempi, c’è speranza. Lorenzo è solo un giovane rappresentante di una fetta nostalgica di mercato che non riesce a dire di no al fu mo azzurro che esce dalla marmitta. Le case madri dovrebbero dar retta anche a loro, non solo nel mercato del cross, dove lo zoccolo duro due tempista è passato dal carburatore alla iniezione. Condivido il pensiero di Lorenzo, ma non si può fermare il progresso: è necessario differenziare maggiormente il mercato, ma far morire il motore 2 tempi è un grosso errore.

martedì 29 agosto 2017

Davide e il suo motore

La passione è un motore inarrestabile. Se poi nasce da quando si è piccoli, farne a meno è veramente impossibile. L’importante è non cedere mai ai colpi che si prendono, ma incassare e reagire con ancora più forza, come sta dimostrando Davide nelle sue gesta in circuito. L’avventura che ha deciso di intraprendere in questa stagione è qualcosa di eccezionale, che merita di essere raccontato.

Davide, quando è iniziata la tua passione per i motori?

All'età di 2 anni grazie a mio babbo: mi comprò una minimoto con le rotelle e il fermo al gas, mi appassionai fin da piccolo al mondo del motociclismo.

Prima delle gare nel 2006, nel trofeo Honda 125, hai preso parte a qualche campionato di minimoto?

Si: campionato Italiano e campionato europeo concludendo sempre nella top 5

Nel 2009 hai poi preso parte a CIV e Coppa Italia nella categoria 600, portando a casa dei buoni risultati. Cosa ti è mancato per affermarti?

Iniziai a stagione inoltrata perché a fine 2008 rimasi a piedi per mancanza di sponsor; nel 2009, grazie ad Alvaro Barboni che mi mise a disposizione una R6 (mai provata), vinsi la prima gara della Mototemporada. Partecipai anche a una wild card a Misano, in occasione del CIV: ero in lotta per la vittoria ma un lungo alla quercia mi relegò al quarto posto, mentre nella Mototemporada con una gara in meno conclusi secondo in campionato.

Dal 2010 al 2016, hai continuato a correre oppure hai fatto una pausa?

Purtroppo ho dovuto fare  diverse pause: a fine 2010, sarei dovuto andare a fare la coppa del mondo stock 1000, ma il team cambio direzione all’ultimo e insieme a Bimota corremmo nel CIV Moto2 , ma a metà stagione il team fallì (in quel momento occupavamo la 3° posizione in campionato); rimasi a piedi fino metà 2012, quando Federico Balmas di Ajko Exhaust system mi chiamò per sostituire un pilota nella Premier Cup del Mugello che vinsi firmando anche il giro veloce, per poi vincere altre 2 gare nella stessa categoria; disputai anche l’ultima gara del CIV SBK come wild card, dove vinsi e firmai il giro veloce. Sempre in quell’anno passai al  1000 con Suzuki Italia tramite sempre Federico e vincemmo la gara di Vallelunga all’Esordio nel trofeo invernale. Nel 2013 disputai metà  CIV SBK con Suzuki Ajko, prima che il team fallisse. Da quel momento fino a luglio del 2016 avevo smesso definitivamente con il mondo della velocità

Luglio 2016, R1 Cup. Come è andata?

Bene, per essere 3 anni senza salire sopra una moto. Nel doppio appuntamento di Misano in gara 1 ero primo per poi scivolare all’ultimo giro (data la stanchezza e il non essere più abituato allo stress mentale di una gara) fortunatamente ripartii e fini sesto, in gara 2 amministrai le forze e conclusi terzo.

Attualmente in quali categorie corri?
 Per questa stagione abbiamo deciso di correre nel Trofeo Dunlop Cup 1000 con una Suzuki del 2008, il team è fondato da me e 2 cari amici Fatmir Ali e Gianluca Ferri

Come mai hai deciso di correre con moto poco recenti e senza controlli elettronici?

Si tratta di una sfida che sto lanciando al mondo delle corse, voglio dimostrare che il pilota fa la differenza; se dovessi vincere una gara entrerei nella storia, e spero che la Suzuki mi dia la nuova moto da sviluppare il prossimo anno.

La scelta è caduta su Suzuki GSX-R e Kawasaki Ninja. Come mai hai scelto queste?
Ho scelto la Suzuki perché amo quella moto, mentre per la gara del Mugello mi presterà un ragazzo una Kawasaki zx 10 r del 2005, dato che la mia Suzuki ha rotto il motore e essendo il periodo di agosto i pezzi non arrivavano in tempo

La stagione attuale sta soddisfacendo le tue aspettative?

Sono soddisfatto a metà: stiamo facendo bene per i mezzi che abbiamo ma abbiamo avuto sfortuna nelle 2 gare di Misano dove potevamo giocarci la vittoria (li il motore conta meno) ma la prima gara partivamo secondi e in griglia non ci hanno fatto partire perché il filtro dell’olio fallato ha deciso proprio in quel momento di perdere olio; nella seconda gara di Misano il venerdì abbiamo rotto il motore: fortunatamente un ragazzo che ho conosciuto tramite Facebook (Alessandro Bindella) mi ha prestato la sua moto, siamo andati a Ferrara a prenderla. È una Suzuki del 2009, completamente diversa dalla mia, ma siamo riusciti in soli 2 turni di prove a sistemarla e abbiamo portato a casa il settimo posto.

Per il 2018 hai in ballo già qualcosa o è tutto in stand-by?

C’è davvero tanto movimento: anche noi come team abbiamo dei progetti importanti, tra cui disputare il National Trophy e prendere parte a qualche wild Card in coppa del mondo 1000. La cosa principale è trovare gli sponsor che possano permettere di realizzare questo sogno.

I sogni sono obiettivi, il tempo e la costanza sono le uniche armi disponibili per poterli raggiungere. Purtroppo, nel motor sport gli sponsor sono l’ago della bilancia che indicano alla fine se si può fare oppure no. Spero vivamente per Davide e per tutto il team che i loro target siano centrati in pieno!


giovedì 3 agosto 2017

L'officina a 360

Il motociclismo attuale ha molte sfaccettature e filosofie: moto quale mezzo per fare km in tranquillità, moto per andare forte in pista in ogni condizione, moto per farsi notare. Difficilmente si trovano officine in grado di soddisfare completamente ogni richiesta di ogni cliente che varca la porta d’ingresso. Per far contenti tutti ci vuole la giusta dose di pazzia, competenza e “ignoranza”

Officina motociclignoranti, dove nasce questa folle idea?
Correva l'anno 2010, stavo per aprire un'officina tutta mia e cercavo un nome che fosse fuori dagli schemi, che fosse più che originale, unico. Sotto questo punto di vista, a quanto pare, ho fatto centro. Perchè ignoranti? Non è facile da spiegare, è un concetto legato alle moto pure ed estreme, senza compromessi. Un concetto applicabile tanto alle special che alle moto prettamente racing, se emoziona ed impressiona, se è impegnativa da guidare… è ignorante.

Fate di tutto, dal service alle corse, passando alle special. In quale di questi vi divertite di più?

Mettere le mani alle moto è sempre un divertimento, un divertimento che non ha ancora stancato dopo anni, e questo è buon segno. Da soddisfazione creare un esemplare unico e vincere dei premi, come da soddisfazione portare in gara ed ottenere risultati con una moto racing. La moto la viviamo a 360°: il segreto è amarle, tutto il resto viene naturale e non può che divertire. Anche fosse un tagliando. Dovendo necessariamente indicarne una “più divertente” direi l'ambito racing, che è anche il settore che seguo da più anni sia come pilota che come meccanico.

Siete un centro autorizzato Bimota: quali sono le cure più particolari che un mezzo Bimota deve avere?

Bimota è artigianalità all'ennesima potenza, dettagli curatissimi, materiali pregiati e tecnologie “esotiche” come la Tesi 3d. Sono mezzi artigianali e quindi costruiti con logiche leggermente differenti dalla grande produzione di serie, è essenziale comprendere queste logiche e comprendere di che tipo di moto stiamo parlando. Poi ci vuole sicuramente una buona conoscenza del mezzo per intervenire al migliore dei modi, ma l'ingrediente che non può mancare mai, con una Bimota ma anche con le altre marche, è la passione che ci si deve mettere in quello che si sta facendo. Con quell'ingrediente si è già a metà dell'opera!

Il vostro curriculum storico parla principalmente desmodromico: cosa ha secondo voi il motore Ducati in più rispetto alla concorrenza?

Ducati non è solo un marchio, ma come spesso si dice è una fede. Non è facile dire se e cosa ha un motore Ducati in più rispetto agli altri, diciamo che è diverso. Ducati è un marchio particolare e molto passionale, fatto soprattutto di persone, esperienze, emozioni. Il Ducatista, guidando una moto di Borgo Panigale, “sente” queste emozioni, si crea un legame particolare con la moto, una fede, appunto. Come spesso dico, “non esistono ex Ducatisti”: se si è Ducatisti lo si è tutta la vita. Non posso nascondere di amare particolarmente il marchio bolognese, a questo punto: posseggo due Ducati, non di ultima generazione, ma ho anche un paio di giapponesi. Specifico giusto per non essere etichettato come un “talebano” del bicilindrico bolognese, mi piace avere a che fare con marche diverse, ognuna ha i suoi pregi ed i suoi difetti, ed ognuna ha una sua personalità. Amo lavorare con i prodotti made in italy, ma mi diverto a mettere le mani su qualunque moto.

Vi esercitate con successo anche nella creazioni di moto special: quale è il vostro stile? Si può descrivere?

Una nota rivista diversi anni fa scrisse: “un’officina dalle parti di Varese dove si producono moto speciali con l’anima libera da convenzioni. Dentro questo garage è racchiuso un concetto di stile puro e senza compromessi.”Credo che questa frase rappresenti in pieno la nostra filosofia ed il nostro stile. Secondo la nostra filosofia una special non deve essere soltanto bella da vedere, ma anche divertente da guidare: minimali, leggere, con pochi fronzoli se possibile, ma tremendamente divertenti.

Avete deciso di disputare l’appuntamento di Cervesina, nel Motoestate, categoria Race Attack 1000. Come è andata?

Possiamo dire che è andata molto bene: Cristian Striato, il nostro pilota, è riuscito a conquistare la pole position, un terzo posto in gara 1 ed un quarto in gara 2, classificandosi complessivamente 3° nella classifica “challenge” e 3° a pari merito nella classifica generale. Ed era la sua prima gara in assoluto...

Fate anche dei corsi sia di guida che di sospensioni: quali sono i luoghi comuni che solitamente riuscite, attraverso i vostri corsi, a estirpare?

Ce ne sono diversi, i più diffusi “errori”, se vogliamo chiamarli così, sono la scarsa abitudine ad usare il freno posteriore e l'errata posizione in sella. Notiamo sempre una gran voglia di capire, imparare, conoscere quello che si guida, e questo ci fa un gran piacere anche perché i corsi li facciamo principalmente per il piacere di farli, per trasmettere il nostro know-how e le più grandi soddisfazioni sono vedere i progressi di un allievo in pista, piuttosto che un allievo che prende appunti e segue con molto interesse i nostri corsi teorici, ponendo domande interessanti ed ottimi spunti di discussione. Sarà che avendo tre insegnanti in famiglia un po' è colpa del DNA… ma ci divertiamo anche a fare i corsi!

Progetti in cantiere per il 2018?

Diversi progetti in cantiere per il 2018: sicuramente con le special, dove abbiamo in programma la costruzione di diverse moto con cui parteciperemo ad un paio di bike show, ma il progetto che al momento più ci impegna è la partecipazione al Campionato Mondiale Endurance con Special Team Ducati, per il quale oltre a curare le moto (due Panigale 1299), seguiremo come staff tecnico le gare del campionato 2017/2018 che prenderà il via il prossimo settembre con la storica 24 ore del Bol D'or a Le Castellet. Essere stati scelti per questo impegno è stato un grande onore ed un'ottima possibiltà per mettere in campo tutta la nostra esperienza in ambito racing. Continueremo inoltre a seguire Cristian Striato per la prossima stagione, non abbiamo ancora definito i dettagli ma se tutti i tasselli prenderanno il loro posto ci schiereremo al via del Trofeo Motoestate con il Team 100hp, divisione racing dell'omonimo Motoclub che ha sede proprio sopra l'Officina, nei locali di Extemporae Cafè, locale che prende il nome dalle nostre Special in esemplari unici nel quale, come è facile immaginare, si respira della grande aria di motori. Si preannuncia, insomma, un 2018 a tutto gas!


Una realtà tutta attorno ai clienti e alle loro esigenze, questa è l’officina Motociclignoranti. Con tutti questi campi di impiego ed impegno, immagino che a breve sarà necessario espandersi. Tutto dipenderà dal loro operato, che al momento è a dir poco eccellente.

lunedì 24 luglio 2017

Manuel, pronto per il salto?

I team nascono più o meno così: degli amici si trovano assieme, avvicinati dalla stessa passione e ci si lancia in imprese più o meno spericolate, spinti dalla spensieratezza dell’adolescenza o dal fervore del momento. A Manuel è capitato così. Come tutti, ha lottato e sta lottando ancora per ciò che ama fare, andare in moto.

Manuel Mozzachiodi, quando è nata la passione delle corse?

Fin da piccolo sono stato appassionato di motori, ho iniziato a 12 anni a fare gare regionali con auto radiocomandate a scoppio, poi con il passare degli anni ho iniziato a trafficare con gli scooter e a metter mano  praticamente in qualsiasi cosa avesse un motore. Il passaggio alle auto e alle moto è stata una naturale conseguenza.
Ricordo benissimo il momento nel quale ho pensato: "voglio correre in moto". Varano, anno 2005, avevo 16 anni,alcuni amici correvano nel Motoestate, categoria 125 Sp e io davo una mano come potevo,una delle mie prime volte all’ interno di quell'ambiente...ne sono rimasto affascinato, ho dovuto "soffrire" diversi anni. Mio padre è sempre stato contrario, ma poi a 20 anni sono riuscito a coronare questo sogno.

Attualmente stai correndo la Race Attack 600, ma non è la tua prima partecipazione. Cosa serve per essere veloci e competitivi in un campionato come questo?

È il terzo anno che partecipo, ogni anno il livello dei piloti è sempre più alto e sono felice di potermi confrontare con altri ragazzi forti e determinati.
La  costanza,allenamento fisico e mentale e una moto in ordine sono tutto ciò che serve per poter competere in un format come la Race Attack 600. Si svolge in un unica giornata, 2 qualifiche di domenica mattina e 2 gare di domenica pomeriggio e la cosa più difficile è mantenere un buon livello di concentrazione per tutto il tempo.

Cosa spinge un amatore a correre in una categoria come la Race Attack?

È una categoria ben studiata:la preparazione delle moto è libera, ognuno puo fare quello che vuole,sia a livello motoristico che di elettronica e ci ciclistica, l’unico vincolo sta nel monogomma Dunlop. 
Quest’ anno usiamo le Dunlop D212 Gp Racer, che sono davvero migliorate rispetto alle vecchie 211 che usavamo gli scorsi anni. Possiamo dire che questo trofeo è l’ ideale per chi vuole iniziare a correre, le cifre sono contenute rispetto ad altri trofei.

Stai correndo con una Kawasaki Ninja del 2007, sulla quale hai fatto davvero molti lavori. Racconta un pò

Sono davvero molto affezionato a questa moto. L’ho acquistata incidentata, con il telaio storto,praticamente distrutta. Nel 2009 ero un ragazzino,l’ho smontata tutta e passo dopo passo l’ho rimessa in sesto. Era la prima volta che facevo un lavoro del genere su una moto. Dopo qualche mese è stata completamente sistemata, e ricordo ancora il primo giro in strada. Da allora sono cambiate molte cose, negli anni ho deciso di trasformarla in "pronto pista" e ogni occasione è buona per un upgrade. Ad oggi sono davvero soddisfatto della mia moto, seppur vecchietta mi regala sempre emozioni. Seguo tutto personalmente, ciclistica, meccanica, elettronica, ecc , mi appoggio a terzi solo per interventi "particolari".

Tra i circuiti italiani e stranieri, in quale torni sempre volentieri a girare?

A molti sembrerà strano, ma girare a Varano per me è sempre bellissimo. La pista dove ho iniziato, la pista di casa, dove ormai conosco tutti: commissari, dirigenti, addetti ai lavori. Un ambiente familiare che mi fa sempre piacere frequentare. Un altra pista che ho nel cuore è Imola: non ci sono parole, una pista da pelle d’oca, sia per il profumo di storia che si respira, sia per il tracciato veramente da brividi. In futuro mi piacerebbe andare a girare in Spagna, non ci sono mai stato e sono molto curioso di conoscere nuove realtà.

Tra quelli del Motoestate invece?

Beh diciamo che quelli nel calendario del Motoestate mi piacciono più o meno tutti, tranne Modena...Modena proprio non mi piace. È una pista piccola, stretta e tortuosa,non ci si diverte e al 90% dei piloti non piace. Sinceramente, non capisco secondo quale criterio si decida di metterlo in calendario in una manifestazione come il Motoestate.

La stagione attuale, che voto ti daresti?

Bella domanda. La stagione è un pò sfortunata: è iniziata bene con un buon secondo posto a Varano e quarto a Franciacorta, purtroppo a Modena ho avuto un contatto con altro pilota che mi ha costretto al ritiro e conseguenti 0 punti in ottica campionato. Nel quarto round a Cervesina ero sicuro di poter fare bene, ma durante le prove del sabato sono stato agganciato da un altro pilota e mi sono ritrovato nuovamente a terra. Diciamo che psicologicamente è stata una mazzata.
Ho fatto del mio meglio ma purtroppo i risultati in gara non sono stati quelli che speravamo. Ora fortunatamente c è la pausa estiva, ricarichiamo le batterie e appuntamento i primi di Settembre a Franciacorta per il 5º round.

Hai già in mente cosa fare nella prossima stagione?

Sinceramente non so ancora. Prima voglio finire questa stagione al 100% e poi valuterò anche in base al budget a disposizione. Sono già un paio di anni che vorrei acquistare un 1000cc, magari l’anno prossimo farò il salto di categoria, chi può dirlo con certezza.

Il passaggio di categoria è dettato dalla curiosità o semplicemente la 600 inizia ad andare stretta? Ciò che conta è la passione che ci mette ogni giorno e in ogni lavoro, piccolo o grande, che fa sulla sua Kawasaki. Il motociclismo è quasi una malattia, e Manuel ne è affetto da moltissimi anni oramai. Si spera che non guarisca mai.


giovedì 15 giugno 2017

Maurizio e il suo sogno

Il Tourist Trophy è la corsa più pericolosa e più bella del mondo. Questo è innegabile. Più di 200 curve, tombini, pali della luce, continui cambiamenti di clima: non è una corsa, è una lotta per la gloria e la sopravvivenza. Proprio per questo motivo, attira molti piloti ed appassionati. Maurizio, pilota e istruttore di guida sportiva per professione, tenta l’impresa. Però, saggiamente, ha deciso di prepararsi per il ManxGP, che potremmo definire “il Tourist Trophy dei Newcomer  ”.

Maurizio quando è nata la passione dei motori?

La passione per i motori praticamente la nutro da sempre. Mio padre era meccanico di auto e preparatore, quindi si può dire che sia cresciuto in quest'ambiente

Prima di diventare istruttore e titolare di una scuola guida, cosa facevi nella vita?

Io nasco come pilota, quest'anno festeggerò 20 anni di attività agonistica in vari campionati sia nazionali che internazionali. 5 anni fa decisi di intraprendere anche la strada di istruttore mettendo la mia esperienza al servizio di tutti gli appassionati interessati.

Cosa serve per diventare istruttore di una scuola guida in pista?

A mio avviso occorre un curriculum di competizioni in pista di un certo livello oltre al classico corso che si deve fare, questo vale in particolare se si vogliono impartire corsi di guida sportiva in pista piuttosto che di guida sicura nel piazzale.

Il grande progetto, il Manx GP. Quando è nata questa folle idea?

In realtà il mio progetto nasce per il TT, ma da regolamento si deve transitare prima dal Manx GP. Si tratta di un sogno che porto dentro da circa 10 anni, ma ovviamente facendo pista nessun team mi dava il consenso  di potervi partecipare, né tanto meno il loro supporto data la pericolosità della manifestazione.

La domanda che si fanno tutti è Perché correre sull’isola?

Sull'isola si corre per la gloria! È una sfida con se stessi prima che con gli altri, una gara in cui metti davvero alla prova il tuo valore come pilota ma anche la tua intelligenza.

Con che moto correrai?

Al Manx correrò con una Supersportiva 600 cc a 4 cilindri preparata.

Hai dovuto fare qualche intervento particolare alla moto per renderla adatta a percorrere il tracciato del mountain?



In accordo con il mio manager Richard Huls, abbiamo deciso di affidarci ad un team che abbia già una certa esperienza per questo circuito in particolare. Io mi devo solo concentrare sulla gara visto che arrivo come “Newcomer”. La moto la troverò pronta sull’Isola già preparata e conforme alle specifiche dettate da regolamento. Il set up per l’Isola non è paragonabile con quello di una qualsiasi pista classica, si parla di più di 250 curve per poco meno di 61km con un range che va dal molto veloce (Mountain) al cittadino con asfalto irregolare anche se ben curato nel limite del possibile. Sarà poi interessante per me capire l’assetto più equilibrato che dia il massimo risultato quando l’anno prossimo si procederà con il TT vero e proprio, magari con un Team proprio a tutti gli effetti come da nostro programma. Dipenderà anche dal budget che avremo a disposizione in quanto portare tutto il circo dall’Italia sull’Isola e naturalmente molto oneroso.

Tasto dolente, gli sponsor. Quanto è stato difficile trovarli, se ce ne sono?

Il discorso Sponsor effettivamente e alquanto complesso, specialmente per questo tipo di competizione, ed ancor di più per gli Sponsor Italiani. Non è facile comprenderne il valore commerciale, o forse meglio detto non è facile utilizzarlo con efficacia. In realtà a mio avviso potrebbe avere un potenziale ancor più elevato rispetto alle classiche competizioni su circuito chiuso, ma deve essere valorizzato in modo differente. Abbiamo già qualche sponsor interessato con cui siamo fiduciosi di concludere a breve, ma contiamo soprattutto sulle tante piccole donazioni di amici e supporter. Abbiamo a riguardo appena lanciato diverse iniziative per la raccolta di fondi.

Dopo il ManxGP, ci sono già altri progetti in ballo?

Come ho detto prima il nostro progetto è quello di arrivare al TT, e naturalmente poi puntare ad avere dei risultati di maggior rilievo. A detta di tutti i piloti che ci sono passati i risultati migliori di solito si ottengono a partire dal terzo anno di esperienza sul circuito. Quindi quest'anno al Manx sarò, spero, solo di passaggio per poi concretizzare il nostro target al TT negli anni seguenti. Ho sempre sostenuto che il giorno che fossi arrivato a correre sull'isola sarebbe stato per rimanerci il più a lungo possibile!

Le idee sono chiare, la voglia di far bene anche. La grande esperienza di Maurizio sarà senz’altro d’aiuto per affrontare l’isola e le sue insidie. Come sempre, purtroppo, gli sponsor sono sempre l’incognita che potrebbe complicare il coronamento di un sogno; come ha accennato Maurizio stesso, è molto difficile dare una valenza commerciale ad un evento del genere. Queste non sono quel genere di faccende che un pilota deve affrontare: grazie al lavoro di Richard Huls, il ManxGP e il TT non saranno un problema. Anche stavolta, porteranno il tricolore dove merita.

Se volete essere anche voi attivamente partecipi al raggiungimento di questa grande impresa sono aperti tre canali per poter dare il vostro contributo:

per le piccole donazioni, in particolare con carta di credito sul progetto “Mission TT Maurizio Bottalico” che trovete al link: https://www.gofundme.com/missionttmauriziobottalico

in alternativa caricando direttamente la postepay numero 5333 1710 1290 7800 intestata a Maurizio Bottalico BTTMRZ81L10F839W

oppure col classico bonifico su c/c bancario:
A.s.d. GRIMOTO RACE DIVISION avente IBAN IT55C0503533130297570311867, presso Veneto Banca, agenzia di Garbagnate Milanese “progetto sportivo Maurizio Bottalico”

Ogni contributo, anche la somma più modesta, sarà molto apprezzata!



venerdì 19 maggio 2017

Luca Figerod, L'uomo che dalla montagna...

La passione per il motociclismo è come l’amore, non conosce confini o km. Alcuni di noi da giovanissimi andavano a trovare le fidanzatine conosciute al mare usando il proprio motorino, coprendo distanze di un certo livello. Così fa Luca: da Aosta, col suo furgone, parte in direzione degli autodromi dove si svolgono le diverse tappe del campione CRV Piemonte.

Luca, quando hai iniziato ad andare in moto?

La mia prima esperienza sulle 2 ruote risale a quando avevo 7 anni, quando, nel cortile di casa mi divertivo a scorrazzare con un antenato delle minimoto che tuttora ho a casa. Il primo contatto con la strada l’ho avuto all’età di 16 anni con una Cagiva Mito 125. Devo ammettere che non era esattamente la moto per me, mi ha lasciato diverse cicatrici che mi hanno insegnato l’importanza della sicurezza sulla moto. Subito dopo è stata la volta della prima moto di grossa cilindrata: una Suzuki GSX-R 750 k1 usato sempre su strada e col quale ho iniziato a vedere che avevo scelto la passione giusta per me. Un paio di anni dopo ho fatto un ulteriore salto di categoria acquistano una GSX-R 1000 k4 anch’esso originale e messo da pista solo dopo svariati anni.  Negli stessi anni comprai anche una Aprilia RS125 ad uso solo pista col quale ho mosso i primi passi in questo fantastico ambiente. Anche in questo caso però, la cilindrata piccola non faceva proprio per me (avevo la media di una caduta ogni 2 uscite). 

Quando finalmente mi sono deciso a portare in pista il 1000, mi si è aperto un mondo! Le cadute si sono diradate e mi divertivo anche di più finchè, 5 anni fa, ho sbiellato in fondo al rettilineo del Mugello dicendo di fatto addio al K4 e accogliendo a braccia aperte il mio adorato k5.

Chi ti ha passato la passione per le moto?

Una persona molto importante per me, tanto che mi sono tatuato le sue iniziali sulla pelle. Il nostro era un rapporto di amore/odio e ammirazione reciproca, a pensarci ancora adesso mi emoziono. All’anagrafe era mio cugino, ma nel mio cuore è sempre stato mio fratello maggiore: nati e cresciuti insieme. Purtroppo, un incidente stradale nel 2004 me lo ha portato via.

Sulle tue carene hai portato i colori della MP Racing. Come ti sei trovato con questa struttura?

È stata un’esperienza dalla quale ho imparato moltissimo; a volte è stato difficile, per le differenti esigenze organizzative. Prima di iniziare a correre con un team, avevo la totale gestione della moto; grazie a un mio caro amico che mi ha insegnato un sacco di cose, mi organizzavo di modo da non rimanere mai indietro coi lavori. In un team, l’organizzazione si complica perché non sei più solo. Ho conosciuto gente fantastica e ho visto aspetti positivi e negativi del mondo delle corse.

Tra i circuiti italiani che hai potuto affrontare, quale preferisci?

Sinceramente io sono un amatore (definirmi pilota lo trovo eccessivo). In quanto tale mi piacciono tutte le piste dalla tanto odiata Lombardore al più blasonato Mugello.

E tra quelli stranieri?

Tra quelli stranieri ho nel cuore 2 circuiti e sono Dijon-Prenois e l’Anneau du Rhin (quest’ultimo un circuito privato di 3.7km nel cortile di casa di un “poveretto”)

Hai partecipato al CRV 1000 nella categoria Expert. Come mai hai scelto questo campionato?

Ho scelto questo campionato perché secondo me è un ottimo compromesso tra lavoro e divertimento. In effetti, chi lavora tutta la settimana ha comunque l’opportunità di correre perchè la giornata di gara si sviluppa tutta la domenica. Ho conosciuto Alessandro (presidente del TTN Racing Club) l’anno prima di iniziare a correre, grazie a lui sono venuto a conoscenza di questo campionato e la formula low-cost abbinata alla libertà di regolamento mi sono piaciute molto. Inoltre, essendo io Valdostano, mi piaceva l’idea di correre in un campionato dove i motoclub erano delle mie parti.

Sei rimasto soddisfatto della tua scelta?

Assolutamente si, e lo consiglio sempre a chi vuole fare le prime esperienze di gare. Avendo una griglia di partenza così gremita e con tempi così tanto variabili, alla fine non ci si ritrova mai da soli, ma si lotta tutta la gara con qualcuno.

Quest’anno sei passato alla più recente ZX10R, per essere più competitivo. Come mai questa scelta?

È stata una scelta davvero difficile, io sono un semplice impiegato e una scelta del genere comporta un impegno economico non indifferente per le mie tasche, ma alla passione non si comanda! Obiettivamente devo dire che il Kawasaki va di più della GSX-R 1000 k5, ha elettronica più avanzata e più cavalli. Basta guardare i tempi. Col k5 l’anno scorso a Varano sono riuscito a fare un tempo di 1:12.6, mentre quest’anno alla terza volta che usavo il Kawa ho fermato il cronometro a 1:11.9 che equivale alla pole dell’anno scorso fatta segnare da Fabio Villa. Alla fine, la moto mi ha consentito di arrivare a podio nonostante alcuni miei errori.

Quanto è stato difficile trovare sponsor e sostegno per questa stagione, semmai ne avessi?

Per me in Valle D’Aosta risulta quasi impossibile trovare degli sponsor, per fortuna ho un po’ di amici che mi sostengono. Devo ringraziare: Sicheri Massimo dello studio fisioterapico SDM che mi rimette in quadro ogni volta che combino disastri, Christian Liporace, proprietario dello Zazy’s Gnam, Michela Latini, proprietaria del Laboratorio Latini e FF by Fresco per il supporto tecnico con gli scarichi.

Fuori dagli autodromi, Luca chi è e cosa fa nella vita?

Come ho anticipato prima, sono un semplice impiegato con le bollette e il muto da pagare. Esco dal lavoro e mi alleno col crossfit, quando il clima lo consente prendo la pitbike e vado a divertirmi e nei weekend non di gara passo delle gran belle serate con i miei amici. 

Hai già qualche idea riguardo la prossima stagione?

Per la prossima stagione dipende tutto da come va questa, non come risultati, ma come ambiente. Io adoro andare in moto e, dato che costa un sacco di soldi, esigo di avere intorno a me un ambiente famigliare, felice e divertente. Mi devo divertire sia dentro che fuori dalla pista, non deve essere ne causa di stress ne un lavoro. Quest’anno è iniziato nel migliore dei modi, con piloti compagni di Box come Andrea De Masis, Sergio Aliano e Niccolò Ornati e aiuti tecnici come Stefano Sciannamea e Gigi di LSD Suspension che mi hanno fatto ritrovare quel clima che tanto mi piaceva nelle giornate di prove libere in pista. Se continuiamo con questo feeling è probabile che mi iscriverò di nuovo ad un campionato, altrimenti tornerò a fare solo le uscite tra amici. L’idea di lasciare le corse non mi entusiasma per niente, perché sono migliorato molto grazie al CRV e al MES. La decisione è comunque rimandata a fine anno.




Non solo benzina e gomme che si consumano, ma anche sorrisi e risate nei box. Tutto il motorsport, anche quello affrontato ai livelli più amatoriali, per essere affrontato in tutta sicurezza deve essere curato in ogni minimo particolare. Ogni singolo intervento su moto e fisico richiede fatica e sudore; se chiedete a Luca “ma ne vale la pena, fare tutto questo lavoro per girare in tondo in una pista?” lui vi risponderà di si.


martedì 16 maggio 2017

L'uomo TuttoMoto

Fare della propria passione un lavoro è un obiettivo molto difficile da raggiungere. Andrea Tomio ha avuto la fortuna e la capacità di renderlo possibile, grazie alla continua dedizione e alle sue grandi capacità comunicative.

Andrea, quando è nata la passione per i motori?

La mia passione per i motori è nata all’età di cinque anni quando sono salito per la prima volta su una mini moto. La prima moto che ho guidato era una 910 Polini e la cosa mi rendeva felice, mi divertiva, ieri come oggi.

Le prime gare che hai affrontato invece?

Ho cominciato con le mini moto nei trofei regionali dove si correva nei piazzali con le balle di paglia, avevo 10 anni. A 12 anni sono passato ai monomarca Polini, nella categoria 70, dove sono sempre stato piuttosto veloce e mi sono tolto parecchie soddisfazioni.

Il tuo CV motoristico parla di molte gare con le 125 2t. Cosa ricordi con più piacere di quel periodo?

Ricordo la genuinità delle persone, l’odore di olio nei box del 2 tempi, dava proprio l’idea di essere arrivato in pista si respirava il profumo delle corse. Anche il clima era molto bello, sembrava di essere sempre dentro una grande festa: mi mancano quegli anni. A 13 anni correvo con una Aprilia 125SP, ma le continue noie meccaniche mi fecero desistere. Poco dopo passo a Cagiva, con il team ufficiale

Secondo te le 125 2t da pista sono più formative rispetto alle pit bike?

Assolutamente sì: non c è paragone. La 2 tempi è scorbutica, senza controlli e molto difficile da usare: tutta la potenza è concentrata agli alti regimi ed è molto più potente rispetto ad una pit-bike. Per poter usare una 125 al meglio bisognerebbe provarla in autodromo, mentre con la pit-bike si può 
andare anche nei kartodromi, spendendo meno. Penso che sia questo il grosso vantaggio.

A 23 anni il passaggio alla 600 stk è stato traumatico?

No, avendo le basi della 125 ho dovuto soltanto abituarmi ai tempi di reazione diversi. Inoltre, sulle 600 di quegli anni non c’era tanta elettronica, quindi c’era una variabile in meno da considerare.

Nel 2008 hai avuto l’occasione di correre sia con Honda CBR600 stk che con le minimoto Polini nell’omonimo monomarca. Come è andata?

Nel complesso bene: nel monomarca Polini, dove si correva con le 125 XP4 mi sono piazzato secondo nel campionato, ma con 3 gare in meno. Con la 600 mi divertivo davvero molto, ho fatto qualche gara nel motoestate; purtroppo la mancanza di sponsor non mi ha permesso di continuare.

Hai anche un canale youtube dove dai un sacco di buoni consigli: come è nata questa idea?

L’idea è nata per dare dei consigli gratuiti ai motociclisti neofiti, consentendo loro di evitare i comuni errori nella guida quotidiana e di imparare a superare le difficoltà dei primi passi in moto.

Cosa fai nella vita?

Sono istruttore di scuola guida e fortunatamente un pilota di moto.

Il tuo impegno è al 100% nelle moto. Hai mai pensato di fare un altro lavoro?

No, questo è l’unico lavoro che riesce a rendermi davvero felice.

Attualmente stai correndo nella Race Attack 600 con la CBR600 del team Speedy Bike. La prima gara di Varano, ti ha soddisfatto?

Siamo andati oltre le nostre aspettative, abbiamo ottenuto il miglior tempo e due primi posti. Non è stato semplice come potrebbe sembrare abbiamo comunque degli avversari molto veloci e dobbiamo continuare a migliorarci.

Hai già qualche progetto per la stagione 2018?

Ti risponderò a fine stagione, per ora sono concentrato sul campionato in corso.

Andrea può essere definito “l’uomo tutto moto”: corre in moto, vive di moto e insegna come andare in moto. Ha creato attorno a sé un universo a due ruote, non certo senza sacrifici. Sa bene che nel mondo delle due ruote non è facile fare dei progetti a lungo termine e non si è sbilanciato molto su ciò che potrebbe essere il suo futuro. È bene seguirlo già da questa stagione perché potrebbe essere il prossimo campione race attack 600


giovedì 27 aprile 2017

I miei nuovi orizzonti

Ciao a tutti,

questo intervento nel mio blog è diverso dal solito e vorrei dirvi come mai non sto scrivendo così tanto spesso. Ho avuto la possibilità, il piacere e l’onore di poter interagire con delle testate motociclistiche ed ora sto collaborando con loro. In particolar modo sto scrivendo articoli per Mototecnica e per MB Editore.

Il primo giornale è a cadenza bimestrale e racconta di moto e uomini che stanno segnando il motociclismo attuale e passato. Racconta questo mondo ad un pubblico piuttosto di nicchia, perché ad alto contenuto tecnico. Si parla di moto racing fuori dagli schemi e di special, ma anche di monografie e focus dettagliati sui modelli più in voga del momento. È la rivista del Vero Appassionato vecchio stampo, quello che si chiude in box per ore ed ore, a sistemare la sua moto prima delle prove libere e delle lunghe gite per i passi.

MB Editore è un’altra realtà molto interessante: nel suo paniere racchiude diverse riviste, tra cui Motocatalogo e Donne In sella. La prima rivista è un semestrale e racconta tutte le moto presenti attualmente sul mercato, oltre che un analisi sociologica del mercato moto. Il mio contributo in questo numero è un articolo su due pagine sui dispositivi elettronici presenti sulle moto. Su Donne In sella, invece, racconto le storie delle due ruote in rosa di pilote e possibili nuovi talenti.

Non abbandonerò di certo il blog, è il mio libero spazio, solo che ci dedicherò meno tempo. Meno tempo non significa meno qualità di informazione. Prenderò spunto dagli articoli che pubblicherò sulle testate e farò degli approfondimenti qui, per puro sfogo e passione.

Per quanto riguarda i miei progetti, nulla è cambiato: la voglia di vivere il motociclismo sotto Ogni punto di vista è imperativo. La voglia non manca di certo; ma, come tutti in questo settore, mancano le risorse.
Clima permettendo, userò tutti i giorni la mia nuova moto, una v-strom 1000 del 2006, di nome Sancho (come lo scudiero di Don Chisciotte). Il motivo è molto semplice: avere ogni giorno la dose di motociclismo, come se fosse una medicina. In fondo, lo è per davvero.

giovedì 30 marzo 2017

Il pilota dei due mondi

Solitamente si pensa che i campionati spagnoli siano mediamente di livello più alto rispetto a quelli italiani. Probabilmente, questa affermazione era vera fino a pochissimi anni fa. Nella stagione 2017 la nostra griglia di partenti sarà di tutto rispetto, se non comparabile a uno schieramento di livello internazionale. Un pilota del nuovo schieramento 2017 del CIV, Samuele Cavalieri, ha avuto modo di gareggiare “nei due mondi”, quello tricolore e quello spagnolo, che attualmente è quello dove militano anche team del Mondiale.

Samuele, una carriera di tutto rispetto, alternando esperienze nazionali ed internazionali. Come è nata la passione?

È nata quando avevo circa 2 anni, una domenica pomeriggio. Mio zio accese la sua moto, dal garage. Nel mio cuore è scoccata la scintilla e da quel momento ho iniziato a seguire un sacco di gare di moto, cosa che faccio tutt’ora. A 4 anni poi i miei genitori di regalarono una motoretta con la quale 
giravo felice attorno a casa.

Nel contesto nazionale, hai avuto l’opportunità di correre nella categoria 125, nella quale erano presenti anche la 250 a 4 tempi. Tra le due tipologie di moto c’era del gap prestazionale? Come potresti descrivere le stagioni passate in questa categoria?

Ho avuto modo di fare solo 2-3 gare con la 125 perché non avevo l’età minima per poter partecipare. Sono state gare molto formative per me, anche perché eravamo quasi in 50 in griglia e la differenza tra i vari piloti era infinitesimale. Rispetto alle 250, la differenza era notevole ma nei vari circuiti andavano meglio le 4 tempi. Io mi reputo fortunato di aver guidato la 125 perché è una moto che ti permette di crescere molto più in fretta, non sono ammessi errori nella guida.

Nel 2014 sei passato alla Honda CBR600 del team Twelve Racing, correndo nel monomarca CBR. È stato difficile adattarsi a questa moto, completamente diversa dalla 125?

Non è stato affatto facile. Prima dell’inizio della stagione purtroppo mi sono fatto male sciando, quindi sono rimasto fermo un paio di mesi. Le prime gare sono state difficili, ma le ho portate tutte a termine. Anche qui sono cresciuto molto e nelle ultime gare siamo arrivati a podio. Siamo, perché senza il team, così paziente e così professionale, non avrei mai potuto raggiungere certi risultati. Non solo crescita ma anche divertimento.

Che risultati hai portato a casa con Twelve Racing?

Dalla terza gara del campionato in poi siamo sempre stati nelle posizioni del podio, però mancava qualcosa per il gradino più alto. La mia avventura con Twelve Racing è andata avanti anche nel 2015, dove abbiamo corso nel CIV. In questo campionato la griglia era parecchio folta (una 40ina di moto) e c’erano piloti con un’enorme esperienza alle spalle ed è stata dura; ho dovuto mettere molto del mio per poter stare nelle posizioni che contavano. Tutto questo è stato davvero utile poi l’anno successivo, il 2016, nel quale ho corso nell’europeo Moto2.

La stagione 2016 hai deciso di “tentare il colpaccio” andando a correre in Spagna, con il team Stylobike. Come mai questa scelta?



Il mio obiettivo è sempre stato guidare delle vere moto da corsa, quindi ne ho approfittato. Un altro fattore non da poco è la visibilità: nel CEV ci sono anche molti “junior team” di squadre che corrono nel mondiale. Ciò non toglie che anche il CIV è un campionato molto seguito, ma nella competizione spagnola è più facile essere notato.

La moto2 che hai cavalcato è molto differente dalla CBR che hai guidato fino a quel momento?

Sono due universi diversi, accomunati dallo stesso propulsore. La moto2 ha un telaio molto rigido: il primo giorno che l’ho guidata, mi sono trovato a disagio. Per farla andare forte ci vuole uno stile di guida molto fisico e non perdona. Se il set-up non è preciso al 100%, la moto non rende ed è davvero difficile riuscire ad ottenere una prestazione decente. Il CBR invece è più amichevole, ma ha molte meno regolazioni rispetto ad una moto pensata espressamente per l’uso racing. Con così tante possibili regolazioni, però, è molto facile perdersi.

Il livello medio del pilota spagnolo e quello italiano, quale è secondo te il più alto?

Il CIV e il CEV sono entrambi molto competitivi: l’unica differenza sta nelle possibilità che ti offrono nel immediato futuro. Nel campionato nazionale spagnolo è molto più facile farsi vedere dai vari junior team del circuit mondiale. In particolare, nella Superstock italiana e spagnola non ho visto questa grossa differenza tra i top rider.

Come è vissuto il motociclismo in Spagna?

È più conosciuto rispetto al motociclismo italiano, ma mi aspettavo fosse una disciplina più “di punta”; purtroppo, anche in Spagna il calcio ne fa da padrona. Gli autodromi si riempiono più o meno allo stesso modo come in Italia. A livello di academy, in Spagna ce ne sono molte ma di piccole dimensioni, mentre in Italia al momento la VR46 è quella che fa da padrona.

Tra i circuiti italiani e spagnoli, quali preferisci?

Ho una pista preferita italiana, Imola, e una spagnola, Aragon. Mi piace molto anche Portimao. Una cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso nel CEV è la poca presenza di commissari di pista nelle prove libere dei weekend di gara, mentre in Italia il livello di sicurezza anche nelle prove libere per gli amatori è altissimo.

La stagione del debutto in Spagna ti ha soddisfatto? Quali momenti ricordi più volentieri e quali vorresti dimenticare?



La stagione nel complesso mi ha soddisfatto, però ci sono stati dei momenti più duri, come l’approccio alla categoria in quanto la moto era molto difficile da settare e il livello era davvero alto. La stagione è partita abbastanza bene, con un quinto posto a Valencia in gara 1. La gara di Albacete invece è stata davvero dura, per motivi di assetto indovinato solo prima della gara. Dopo questi appuntamenti ho potuto dare il 100% anche con la testa, liberata dal pensiero della maturità. La gara di Portimao, ad agosto, è stata più leggera a livello psicologico per me proprio per questo motivo e i risultati sono arrivati: ho fatto il miglior weekend della stagione. Nella gara successiva, a Jerez, sono caduto al secondo giro per un contatto di gara; a Valencia poi ho chiuso la gara in 11esima posizione, purtroppo mi sono infortunato al collo poco prima del weekend di gara. Questo inconveniente proprio non ci voleva, dato che eravamo sempre vicini a quelli più veloci.

Nel 2017 correrai in Italia in un Top Team. Puoi anticipare qualcosa?

In teoria nel 2017 avrei dovuto fare un’altra stagione nel CEV Moto2: il team ed io abbiamo lavorato davvero bene ed in armonia e ho capito la moto, quindi c’erano tutte le carte in regola per fare bene. Nel CIV, il team Barni mi ha presentato un bel progetto e alla fine ho deciso di aderirvi: sono in un top team, il livello della SBK è altissimo. Sono certo che riusciremo ad ottenere bei risultati

Cosa ti aspetti da questa stagione?

In primis, parto dal fatto che sarà una stagione davvero tosta e non sono ammesse distrazioni di alcun tipo. A fine mese avrò i primi test ed è la prima volta che guido una 1000: prima riuscirò ad avere feeling con la Ducati, prima potrò star davanti e imparare da quelli che vanno più forte di me. Sarà una stagione di apprendistato.


Ha sempre fatto bene ed ha sempre portato a casa qualcosa di buono, come fanno i bravi piloti. I progetti cui ha preso parte sono stati corposi ed hanno dato come risultati sempre delle valide opportunità per un futuro nel Mondiale. Non è detto che Barni dia questa possibilità….