mercoledì 25 gennaio 2017

La Voglia di restare in paradiso

Tutti sognano di andare in paradiso. Per noi motociclisti, il paradiso è in terra; più precisamente, è un isola quasi dimenticata del mare d’Irlanda. È il luogo perfetto per chi vive di motori e di due ruote, tutto il resto passa in secondo piano. Molti ci sono andati in pellegrinaggio, altrettanti sono andati là a sfidare se stessi, purtroppo alcuni non sono riusciti a tornare a casa. Un approccio diverso lo ha avuto Francesco, un ragazzino che ha deciso di fare delle corse il suo mestiere, in qualche modo. Pilotino capace, ma anche freddo e calcolatore, ha vissuto per un breve periodo sull’isola, e ci racconta la sua avventura

Francesco, un ragazzo del 1993 di Montepulciano, con una immensa determinazione. Quando è iniziata la tua passione per le due ruote?

La passione è iniziata fin da piccolo. Mi è sempre piaciuto il rumore delle moto. Da bambino mettevo bottiglie incastrate nella ruota della bicicletta per simulare il rumore di una moto. Non gli assomigliava per niente, ma io ci credevo. A 9 anni rubavo lo scooter di mia sorella e giravo nei campi intorno casa finché non finiva la benzina. Poi dopo un anno o due, i miei genitori mi hanno regalato una minimoto e passavo le intere giornate disturbando tutto il vicinato. Non mi fermavo veramente mai, passavo dalla minimoto, allo scooter, alla moto da cross.

Dal 2011 al 2013 hai preso parte al CIVS nella categoria 125 Open. Come mai hai deciso di partire da un campionato del genere?

La scelta principale della velocità in salita fu per motivi economici. A me piace la competizione, tutto quello che faccio nella vita lo faccio per sfidare me stesso e gli altri. Mi piace osservare, ascoltare, imparare e poi migliorare sempre di più. Per farlo in pista ci vogliono veramente troppi soldi, invece nel CIVS i costi sono ridotti. Ho preparato la mia Aprilia Rs 125 cercando di spendere il meno possibile. Con un treno di gomme riuscivo a fare tutto il campionato e qualche giornata di pista. Le spese maggiori erano le trasferte.

I risultati ottenuti secondo te sono stati soddisfacenti?

I risultati non sono mai soddisfacenti. Posso dire di essere contento di qualche risultato, ma in realtà dentro me non sono mai soddisfatto. Sono molto calcolatore, studio sempre gli avversari, i loro tempi e le loro moto. Prima di ogni gara so già quale sarà il mio risultato, forse è stata solo fortuna, ma finora ci sono sempre riuscito.

Nel 2015 hai anche intrapreso un campionato piuttosto difficile, ma estremamente formativo: Yamaha R125 Cup. Raccontaci la tua esperienza

Dopo il CIVS sono subito andato all’estero per lavoro e ho abbandonato le corse. Tuttavia sono riuscito a concedermi una bellissima giornata di allenamento a Brands Hatch con la mia Aprilia, saggiando così un circuito inglese: un'esperienza indimenticabile. Prima di partecipare al trofeo Yamaha, i miei allenamenti venivano effettuati solamente a Magione, dato che è il "circuito di casa". Passare da un piccolo circuito ad un circuito mondiale è sempre emozionante. Quel giorno ero il ragazzo più giovane in pista, l'unico 125 in mezzo a 600 e 1000. Ho percorso i primi giri piano per capire la pista, ma quando al terzo giro ho provato ad andare più forte, me la sono quasi fatta sotto. 

La prima curva è stupenda, si arriva forte e non si capisce dove si deve iniziare a staccare. Ci si sdraia a destra e si sente l'anteriore leggerissimo perché si entra in una discesa molto ripida. In fondo alla discesa c'è una compressione fortissima, ho rischiato di rompere il cupolino con la testa diverse volte. Un altro pezzo molto bello è l'ultima curva. Anche questo si effettua a velocità molto elevata, e anche se avevo pochissimi cavalli, sentivo il posteriore slittare. Non vedo l'ora di andare nuovamente.
Al mio ritorno in Italia ho notato questo trofeo: formativo, divertente e non molto costoso. Non avendo mai fatto pista, mi sono dedicato solamente a quello. Ho iniziato ad allenarmi in pista ed in palestra già da gennaio. I miei allenamenti erano molto frequenti ed ho lavorato molto sulla moto.
Il campionato è iniziato abbastanza bene, mi sono posizionato terzo nella classifica rookie sia in gara 1 che in gara 2 del primo round a Varano. Un mese dopo, durante un allenamento a Vallelunga in vista del secondo round, ho fatto una brutta caduta e mi sono lesionato il tendine della spalla. Da lì, i risultati non sono stati molto positivi, un po’ per il dolore, ma forse un po’ anche per paura.
Comunque è stato un bellissimo anno, ho imparato veramente molto, sia nella guida che nella preparazione della moto. Me lo ricorderò per molto tempo.



L’anno scorso hai poi intrapreso il viaggio verso l’Isola di Man, vivendo lì per diverso tempo. Come si vive su l’isola più amata da tutti?

Un’altra grandissima esperienza. Ci sono voluti vari mesi per ambientarmi, il modo di vivere e la filosofia della gente è molto particolare. Gli appartamenti in affitto ce ne sono tanti, ma i posti di lavoro scarseggiano. I prezzi di qualsiasi cosa sono alle stelle e c’è poca scelta. Malgrado questo, non si vive male. Come in tutti i posti ci sono i pro e i contro. Per mia esperienza personale dico sempre che l’isola è perfetta dopo i 50 anni perché è un posto tranquillo, dove rilassarsi e vivere senza stress. Se invece si fa della moto la propria ragione di vivere e non si hanno problemi di liquidità, è il posto perfetto.

Cosa ti ha colpito e cosa non ti è piaciuto dell’isola?

Sicuramente non scorderò mai la vista del mio appartamento: ogni mattina svegliarsi col verde infinito e il cielo di Scozia e Irlanda è stata una cartolina quotidiana. Sull’ambiente non si può dire niente, è veramente una cosa indescrivibile. D’estate il sole sorgeva alle 5 del mattino e tramontava alle 11 di sera. Mi piaceva molto guidare perché, a differenza nostra, loro sono molto cortesi ed educati. Potrei andare avanti per ore a dire cosa mi è piaciuto, ci sono stato un anno solo, ma devo dire che è stato molto intenso.
Difetti: tutto molto costoso; la temperatura massima è stata 20°C ed è capitato solo 4-5 giorni in tutto l’anno; il vento porta via anche le macchine; poche cose da fare se uno è astemio.

Il motociclismo sull’isola, senza TT e Manx, come viene vissuto?

Le moto sono il cuore dell’Isola di Man, senza gare l’isola non vive. Non esistono solo il TT e il ManxGP come credono in molti: c’è Jurby, un circuito di circa 2.7km a nord-ovest dell’isola, nel vecchio aeroporto militare.
 Durante l’anno viene organizzato un campionato composto da 6 gare per poi finire con una endurance di 4h ad ottobre. Ci corrono varie classi, il costo non è altissimo ed il divertimento è assicurato. Poi ci sono le varie Road Race del sud: PreTT, PostTT e Southern 100. Questo nell’ambito velocità, perché altrimenti ci sono molte altre attività tipo enduro, cross, rally, ecc. 

Quali sono le categorie più apprezzate? 600 o 1000?

A questa domanda non saprei rispondere. I mannesi apprezzano tutte le categorie e tutti i piloti, dal primo all’ultimo. Per loro il pilota è un eroe, un gladiatore. Una delle cose che mi è piaciuta di più è stata vedere le donne, soprattutto quelle di una certa età, entusiaste durante le competizioni. Per tornare alle categorie, come ho detto prima, ci sono varie classi, ma una che mi ha particolarmente attratto è stata la 650cc (supertwin/lightweight).

Hai cercato di fare qualche gara sull’Isola di Man?

Purtroppo non ho avuto la possibilità di portare la mia moto sull’isola. Dopo vari mesi sono riuscito a trovare uno sponsor che mi ha messo a disposizione una Kawasaki ZXR400 per correre. L’obiettivo era la 4h endurance di Jurby. Sono stato a fare dei test, ma la moto ha avuto dei problemi. Ho riportato i problemi e chiesto la sostituzione dei pezzi; ho aspettato vari mesi, ma alla fine i pezzi non sono stati sostituiti. Ho deciso quindi di rinunciare a tutto visto che il tempo per allenarmi non era sufficiente e la moto non era competitiva.

Al momento stai lavorando su una er6n ex-CIVS. Che progetti stai preparando per il 2017?

Il progetto che sto preparando non è per correre nel 2017, ma è una sfida con me stesso. Avevo in mente di lavorare su una moto da corsa, trasformarla completamente da un tipo di moto ad un’altra. Ho visto che c’era in vendita in Italia una Kawasaki Er6n del 2006 ex CIVS, quindi ho deciso di lasciare l’Isola per comprare la moto e concentrarmi su questo progetto. L’obiettivo è trasformare una naked in una supertwin con la minima spesa. Devo ammettere che non sta venendo male.

Certo, spendendo più soldi la moto verrebbe meglio, ma non è il mio scopo. In tutto quello che faccio ci metto veramente l’anima, mi piace fare le cose anche senza qualifica ed esperienza. Faccio e farò molti errori, ma mi piace imparare da questi errori. Vedremo se riuscirò a portare a termine questo progetto. Questo forse sarà il mio risultato più soddisfacente. Potete seguire questo progetto sulla pagina Facebook: Francesco Faraldo #269

Francesco è un motociclista insolito: ha provato ad affermarsi in discipline non convenzionali, ottenendo comunque dei buoni risultati. A suo modo di vedere, però, la fame non viene mai soddisfatta. C’è sempre qualcosa che non va, che poteva esser fatta meglio; questa è l’energia e la condanna di ogni pilota. Malgrado la giovane età, ha mollato tutto ed ha affrontato “l’Erasmus del buon motociclista”, palpando quotidianamente ciò che ama di più in assoluto. Ci tornerà presto, con un folle progetto e il coraggio di sbagliare. Nessuno ad ora sa se andrà bene o male, ma il provarci è già di per se una conquista.