lunedì 6 marzo 2017

Carriera Densa

Così giovani eppure così veloci: sono questi i piloti dei giorni nostri. Iniziano in tenerissima età, attorno ai 3-4 anni, sulle minimoto, per poi andare avanti fino alle massime serie. Alcuni arrivano in Superbike, altri in MotoGP o comunque nel circus mondiale. Alessandro Andreozzi, pilota di Macerata, ha avuto la fortuna di poter cavalcare le più disparate motociclette, dalle SBK alle Moto2 passando anche per Supersport e SBK EVO. La sua enorme esperienza, sia nei campionati nazionali che quelli mondiali, è certamente un ottimo riferimento per chi volesse intraprendere un’esperienza molto vasta.

Alessandro, prima del palcoscenico mondiale, in quali competizioni hai preso parte?

Ho iniziato a correre nel 2008, dal 2008 al 2010 ho partecipato alla Coppa Italia Sport Production e contemporaneamente alla coppa Mototemporada. Nel 2011 il mio primo anno nel CIV che è coinciso con la vittoria del Campionato Italiano Moto2; nel 2012 ho iniziato nuovamente il CIV Moto2 ma poi a stagione in corsa si è aperta la porta per il mondiale Moto2 e non ho potuto rinunciare.

Quando è nata la passione per le moto e quando hai deciso di fare delle corse la tua occupazione?

La passione per le moto è nata sin da bambino. La mia famiglia possiede un’autodemolizione dunque tutta la mia crescita è stata legata ai motori in generale. Mio padre e mio fratello sono grandissimi appassionati di mezzi a motore, auto o moto che siano, dunque non è stato difficile farne anche una mia passione!
Ho provato per la prima volta una moto relativamente tardi, a 17 anni, grazie ad un mio compagno di classe che correva nella Coppa Italia S.P. Un giorno quando andò a girare mi portò con lui ed ebbi la possibilità di fare qualche giro, fu subito amore! Diciamo che ho fatto delle moto la mia occupazione gradualmente. I primi due anni di 125 sono stati come un test, già dal terzo anno sono arrivati i primi risultati e l’anno successivo con la vittoria del Campionato Italiano è scattata la molla. Lottare per le posizioni che contano del CIV ti porta visibilità, la gente nel paddock inizia a sapere chi sei, le prime interviste e dunque si inizia a parlare anche di te. Diciamo che nel 2011 c’è stata la scintilla che ha messo in moto tutto.

Nel 2011 e nel 2012 hai avuto modo di guidare una Moto2 nel CIV e nel campionato mondiale moto2. Rispetto ad una Supersport, che hai avuto modo di guidare sempre nel 2012, ci sono tante differenze?

Possiamo dire che le differenze principali sono due:

Gli pneumatici: le Dunlop della Moto2 sono davvero delle gomme racing, con una mescola molto piu dura rispetto alle Pirelli, e che hanno un rendimento altissimo fino alla fine (infatti non è difficile vedere nelle gare della Moto2 piloti che fanno il giro veloce della gara negli ultimi giri). Le Pirelli da canto loro sono più facili da capire e ti trasmettono sensazioni maggiori, ma nell’arco della gara il loro rendimento cala di molto.

Il telaio: Rigidissimo nella Moto2 mentre molto più morbido nella Supersport. La Moto2 è una moto che va “violentata” per funzionare a dovere, mentre il telaio della Supersport è molto piu morbido, intuitivo e che quindi trasmette al pilota molte più impressioni di come la moto si stia comportando o come si muova.

Tra le due, quale hai preferito e perché?

Diciamo che ho avuto troppo poco tempo per guidare una Supersport per poter dare un giudizio corretto. La Moto2 è sicuramente più difficile ma mi ha dato grandi soddisfazioni!



Anno 2013, Kawasaki zx10r by Pedercini nella Superstock 1000 FIM Cup, dove purtroppo non hai brillato, ottenendo solo due giri veloci e un nono posto finale. In questo contesto, cosa è mancato 
per stare davanti?

Innanzitutto il passaggio da una 600 ad una 1000 non è mai semplice. Le due cilindrate richiedono due stili molto diversi, e cambiare stile di guida non è mai una cosa semplice ed immediata. La 600 ha bisogno di molta percorrenza in curva, mentre la 1000 va raddrizzata il prima possibile per poter scaricare a terra tutti i cavalli. Oltretutto quasi tutti i circuiti del paddock Superbike erano per me sconosciuti, quindi spendevo i miei venerdì ad imparare il tracciato più che concentrarmi sul lavoro di messa a punto da svolgere. Infine gareggiavo con gente come Savadori, Mercado, La Marra, Canepa, Barrier e con loro non era mai facile.

Sempre nel 2013, però, in occasione del CEV a Jerez, hai scritto la storia di MV portando alla vittoria per la prima volta la moto di Varese nella categoria Superstock. Raccontaci questa piccola impresa

Anche questa è stata un’impresa tutta familiare dato che ho gareggiato con l’MV Augusta F4 preparata dall’Andreozzi Reparto Corse. Siamo partiti prendendo questa gara come un test, dato che l’MV era una moto molto acerba e quindi necessitava di messa a punto. Il venerdì ed il sabato abbiamo lavorato molto bene e la domenica è venuta fuori una bella gara! Vincere con una moto italiana in terra spagnola è una piccola soddisfazione di cui siamo fieri!

Nell’anno successivo, stesso team, stessa moto ma in una configurazione diversa: passando dalla Superstock alla configurazione EVO, c’era tanta differenza?

No, il motore era pressoché uguale, idem l’elettronica. Era praticamente una Superstock con l’unica differenza degli pneumatici, in quanto le slick che usavamo in Superbike erano molto più performanti delle intagliate usate in Superstock.

Nel biennio 2015-2016 hai avuto l’occasione di guidare tre moto diverse gestite da tre top team: Aprilia RSV4RF by M2 Racing, ZX10R gestita dal team Pedercini e la Ducati Paginale R dell’ SK-Racing Team by Barni. Quale secondo te è quella più efficace?

Diciamo che sono tre belle moto e la scelta non è facile! Tre ottimi telai ma tra le tre la Kawasaki era la più carente in quanto ad elettronica, quindi la scelta ricadrebbe su Ducati e Aprilia. Ducati è una moto spettacolare ma tre weekend di gara non sono stati sufficienti per comprenderla a pieno, inoltre abbiamo avuto tanta sfortuna. L’Aprilia non è una moto semplicissima, ho impiegato diverso tempo per iniziare a guidarla come si deve ma una volta capito come andava guidata era una goduria!!! Tra le tre scelgo Aprilia

A tuo parere, cosa manca al motociclismo italiano per essere riconosciuto quanto quello spagnolo?

Sicuramente per il campionato spagnolo avere gli stessi organizzatori del motomondiale è un vantaggio enorme, inoltre spese d’iscrizione per team e piloti molto più basse e montepremi molto più alti fanno il resto. Il fatto che molti team del motomondiale siano presenti anche nel CEV per far crescere i propri giovani è un altro fattore determinante. Ma la vera differenza secondo me è data dalla copertura mediatica. Il campionato spagnolo è trasmesso sulla tv nazionale, come se da noi venga trasmesso su Italia 1, mentre il campionato italiano è trasmesso in streaming o sulla Pay tv di Sky. Inoltre per quanto riguarda il campionato italiano c’è pochissima pubblicità, la gente sa a malapena che in questo o quel weekend c’è una gara a Misano o al Mugello. In quest’ottica gli sponsor sono ben più felici di comparire sulla carena di una moto presente nel CEV, campionato che garantisce molta visibilità, piuttosto che su una moto del campionato italiano.

Fuori dal contesto motociclistico, Alessandro che persona è? Cosa gli piace fare nel tempo libero?

Fuori dal contesto motociclistico Alessandro è una persona normalissima che lavora nell’azienda di famiglia, nel tempo libero si allena tra palestra, motocross e flat track, e trascorre del tempo con i suoi amici.

Per la prossima stagione, correrai nel CIV sbk con la nuova Yamaha r1. Secondo te è la miglior moto del lotto?

Probabilmente no, nel senso che mentre altre moto come Ducati, Aprilia o BMW negli ultimi anni hanno sempre dimostrato di essere molto competitive, la Yamaha ha faticato più del previsto ed è sempre mancato quel qualcosa per riuscire a vincere. Spero di essere io colui che riuscirà a portarla alla vittoria.

Cosa ti aspetti da questa stagione?

Beh è inutile negarlo, l’anno prossimo il CIV SBK sarà al livello di un mondiale! Pirro, Baiocco, Goi, Tamburini, Marinò, Ferrari, Calia, Zanetti, La Marra, Roccoli sono nomi che parlano da soli e già fare una top5 sarà un’impresa per tutti. Io da canto mio sono carichissimo sia fisicamente sia mentalmente, non mi pongo un obiettivo se non quello di riuscire a stare costantemente lì davanti, poi a fine stagione vedremo dove saremo arrivati!

Secondo alcuni il passaggio da campionati più blasonati a campionati nazionali è un passo indietro, uno smacco che nessun pilota dovrebbe affrontare. Ogni competizione deve essere valutata contando anche il livello globale: quest’anno il CIV fa a dir poco paura sia dal punto di vista tecnico che umano, con personaggi di spessore e grandi ritorni. Con la sua grande esperienza, Alessandro potrebbe stare tranquillamente tra i primi 5.