venerdì 10 marzo 2017

Il nato saggio

La saggezza è una capacità che si acquisisce col tempo. Per alcuni, è figlia dell’esperienza e dell’elaborazione degli episodi che caratterizzano la nostra vita. C’è chi però nasce saggio, o per lo meno, ha un carattere molto riflessivo e una capacità di osservare tutto ciò che gli succede attorno per trarne esperienza. Francesco è così e malgrado la sua giovane età ha già capito molto della vita.

Francesco Cocco, 22 anni e un curriculum molto interessante. Quando hai iniziato a correre?

Ho iniziato molto presto: mio padre mi fece provare per gioco una minimoto a 8 anni e fu subito amore a prima vista

2010, anno nel quale hai disputato il Trofeo Dunlop 600 con una Superstock: è stato un anno difficile?

È stato un anno decisamente difficile: debuttavo con il 600 in un trofeo molto competitivo e all’epoca avevo solo 14 anni, non potevo allenarmi come un pilota professionista, non potevo certamente saltare la scuola. Malgrado questo svantaggio non da poco, sono riuscito a portare a casa la vittoria di campionato, con 5 primi posti su 6 gare.

Dal 2011 al 2015 hai poi affrontato la categoria Superstock del CIV. In questi anni, quali sono stati i momenti che ricorderai per sempre e quali invece vorresti dimenticare?

Ricorderò per sempre la stagione nella quale ho corso col team Pata Yamaha, abbiamo raggiunto ottimi risultati assieme. Ricorderò sempre anche il rischio che mi sono preso a Vallelunga fatta a 250 km/h nel curvone. Sinceramente, non ho nulla che vorrei dimenticare, perché sono state tutte esperienze formative e hanno contribuito ad essere il pilota che sono ora

Nella categoria 600 hai potuto guidare sia Yamaha, ma anche MV. Sono, secondo alcuni, le migliori moto del lotto: secondo te, quale tra le due la spunta?

A mio parere, la Yamaha è la migliore 600 del settore, permette anche a un pilota non professionista di andare piuttosto forte. Sia Yamaha che MV sono moto vincenti, i risultati lo dimostrano. La moto italiana è un universo a parte: con un telaio a traliccio e piastre, un motore a 3 cilindri con un’erogazione molto particolare serve uno stile di guida dedicato. 

Nel 2016 hai fatto il Salto di cilindrata: dalle 600 alle 1000, sempre Yamaha. La nuova R1 è così facile da guidare?

La nuova R1 è un mezzo molto semplice per quanto riguarda guida al limite e motore: si guida allo stesso modo di una R6, soltanto che ha quasi il doppio dei cavalli. Il punto debole di questa moto è l’elettronica, è poco sofisticata rispetto alle altre 1000cc. 


Secondo te quale è la moto migliore del lotto tra le Sbk?

Tra le 1000 a mio parere Kawasaki, Aprilia e Ducati sono prestazionalmente sullo stesso piano: ognuna brilla per determinate caratteristiche, e sta nella capacità del pilota farle notare e colmare i difetti del proprio mezzo.

L’allenamento e l’alimentazione sono senza dubbio aspetti da curare quando si tratta di ritmo di gara. Come sono i tuoi allenamenti?

La vita del pilota è una vita che fa rima con sacrificio: pasti contati al grammo e allenamenti estenuanti, alternando corsa, palestra e boxe. 50 grammi di riso in bianco e 100 gr di petto di pollo, poi giù a sudare come se fosse l’allenamento prima della gara della vita. Ogni giorno deve essere preso come se si dovesse aggiungere un tassello a ciò che si sta facendo; il punto d’arrivo è il punto di partenza per il giorno dopo e così facendo, col tempo, si raggiungono risultati che all’inizio si consideravano impensabili.

Come è il tuo approccio alle gare?

La parola chiave è calma. Cerco di accendere la luce dove non c’è nemmeno una lampadina, cerco di risolvere la situazione in ogni modo. In tutte le mie stagioni di gara ho affrontato e continuo ad affrontare avversari molto forti, ho sempre fatto capire loro che per battermi devono dare il 110% come me. Vedremo col tempo se questo è il metodo giusto.

Fuori dalle gare, cosa fai nella vita?

Al di fuori del contesto gare, mi piace molto allenarmi e uscire con gli amici, per tenere lontano lo stress delle gare. Poi ognuno ha il suo metodo, ovviamente.

Hai un sacco di persone che ti seguono e ti vedono come una sorta di eroe. Cosa vorresti consigliare loro?

Mi scalda il cuore sapere quanta gente segue i miei sforzi e le mie gare. Io sono un ragazzo fortunato perché ho avuto la possibilità di trasformare la mia passione nel mio mestiere. Mettiamo in chiaro una cosa: non sono un eroe o un idolo, gli eroi sono quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese, a portare il pane alla tavola e sistematicamente ci riescono. L’unico consiglio che posso dare è quello di crederci sempre, di non mollare mai, di tenere duro fino all’ultima curva ed essere sempre curiosi. Avere il collo flessibile e la mente attiva sono i due elementi fondamentali per non perdere nemmeno uno stimolo del mondo che ci circonda.

Che progetti hai nel 2017?

Quest’anno correrò con una Ducati di primissimo livello, personalmente la considero l’occasione della vita dato che ho un’opzione per il 2018 che non voglio ancora svelare. Come sempre cercherò di dare il massimo e vedremo cosa riusciremo a fare.


Probabilmente, un altro ragazzo della stessa età avrebbe già detto ai 4 venti cosa lo aspetta per il 2018. Lo avrebbe fatto per pavoneggiarsi. Francesco invece è attento e oculato, fa passi sicuri ma ragionati, calcolando tutte le possibili evoluzioni. Nella scacchiera della vita del pilota, lui è un abilissimo giocatore e non è detto che, quando sarà più grande, non sia tra i grandi del motociclismo internazionale.