giovedì 30 marzo 2017

Il pilota dei due mondi

Solitamente si pensa che i campionati spagnoli siano mediamente di livello più alto rispetto a quelli italiani. Probabilmente, questa affermazione era vera fino a pochissimi anni fa. Nella stagione 2017 la nostra griglia di partenti sarà di tutto rispetto, se non comparabile a uno schieramento di livello internazionale. Un pilota del nuovo schieramento 2017 del CIV, Samuele Cavalieri, ha avuto modo di gareggiare “nei due mondi”, quello tricolore e quello spagnolo, che attualmente è quello dove militano anche team del Mondiale.

Samuele, una carriera di tutto rispetto, alternando esperienze nazionali ed internazionali. Come è nata la passione?

È nata quando avevo circa 2 anni, una domenica pomeriggio. Mio zio accese la sua moto, dal garage. Nel mio cuore è scoccata la scintilla e da quel momento ho iniziato a seguire un sacco di gare di moto, cosa che faccio tutt’ora. A 4 anni poi i miei genitori di regalarono una motoretta con la quale 
giravo felice attorno a casa.

Nel contesto nazionale, hai avuto l’opportunità di correre nella categoria 125, nella quale erano presenti anche la 250 a 4 tempi. Tra le due tipologie di moto c’era del gap prestazionale? Come potresti descrivere le stagioni passate in questa categoria?

Ho avuto modo di fare solo 2-3 gare con la 125 perché non avevo l’età minima per poter partecipare. Sono state gare molto formative per me, anche perché eravamo quasi in 50 in griglia e la differenza tra i vari piloti era infinitesimale. Rispetto alle 250, la differenza era notevole ma nei vari circuiti andavano meglio le 4 tempi. Io mi reputo fortunato di aver guidato la 125 perché è una moto che ti permette di crescere molto più in fretta, non sono ammessi errori nella guida.

Nel 2014 sei passato alla Honda CBR600 del team Twelve Racing, correndo nel monomarca CBR. È stato difficile adattarsi a questa moto, completamente diversa dalla 125?

Non è stato affatto facile. Prima dell’inizio della stagione purtroppo mi sono fatto male sciando, quindi sono rimasto fermo un paio di mesi. Le prime gare sono state difficili, ma le ho portate tutte a termine. Anche qui sono cresciuto molto e nelle ultime gare siamo arrivati a podio. Siamo, perché senza il team, così paziente e così professionale, non avrei mai potuto raggiungere certi risultati. Non solo crescita ma anche divertimento.

Che risultati hai portato a casa con Twelve Racing?

Dalla terza gara del campionato in poi siamo sempre stati nelle posizioni del podio, però mancava qualcosa per il gradino più alto. La mia avventura con Twelve Racing è andata avanti anche nel 2015, dove abbiamo corso nel CIV. In questo campionato la griglia era parecchio folta (una 40ina di moto) e c’erano piloti con un’enorme esperienza alle spalle ed è stata dura; ho dovuto mettere molto del mio per poter stare nelle posizioni che contavano. Tutto questo è stato davvero utile poi l’anno successivo, il 2016, nel quale ho corso nell’europeo Moto2.

La stagione 2016 hai deciso di “tentare il colpaccio” andando a correre in Spagna, con il team Stylobike. Come mai questa scelta?



Il mio obiettivo è sempre stato guidare delle vere moto da corsa, quindi ne ho approfittato. Un altro fattore non da poco è la visibilità: nel CEV ci sono anche molti “junior team” di squadre che corrono nel mondiale. Ciò non toglie che anche il CIV è un campionato molto seguito, ma nella competizione spagnola è più facile essere notato.

La moto2 che hai cavalcato è molto differente dalla CBR che hai guidato fino a quel momento?

Sono due universi diversi, accomunati dallo stesso propulsore. La moto2 ha un telaio molto rigido: il primo giorno che l’ho guidata, mi sono trovato a disagio. Per farla andare forte ci vuole uno stile di guida molto fisico e non perdona. Se il set-up non è preciso al 100%, la moto non rende ed è davvero difficile riuscire ad ottenere una prestazione decente. Il CBR invece è più amichevole, ma ha molte meno regolazioni rispetto ad una moto pensata espressamente per l’uso racing. Con così tante possibili regolazioni, però, è molto facile perdersi.

Il livello medio del pilota spagnolo e quello italiano, quale è secondo te il più alto?

Il CIV e il CEV sono entrambi molto competitivi: l’unica differenza sta nelle possibilità che ti offrono nel immediato futuro. Nel campionato nazionale spagnolo è molto più facile farsi vedere dai vari junior team del circuit mondiale. In particolare, nella Superstock italiana e spagnola non ho visto questa grossa differenza tra i top rider.

Come è vissuto il motociclismo in Spagna?

È più conosciuto rispetto al motociclismo italiano, ma mi aspettavo fosse una disciplina più “di punta”; purtroppo, anche in Spagna il calcio ne fa da padrona. Gli autodromi si riempiono più o meno allo stesso modo come in Italia. A livello di academy, in Spagna ce ne sono molte ma di piccole dimensioni, mentre in Italia al momento la VR46 è quella che fa da padrona.

Tra i circuiti italiani e spagnoli, quali preferisci?

Ho una pista preferita italiana, Imola, e una spagnola, Aragon. Mi piace molto anche Portimao. Una cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso nel CEV è la poca presenza di commissari di pista nelle prove libere dei weekend di gara, mentre in Italia il livello di sicurezza anche nelle prove libere per gli amatori è altissimo.

La stagione del debutto in Spagna ti ha soddisfatto? Quali momenti ricordi più volentieri e quali vorresti dimenticare?



La stagione nel complesso mi ha soddisfatto, però ci sono stati dei momenti più duri, come l’approccio alla categoria in quanto la moto era molto difficile da settare e il livello era davvero alto. La stagione è partita abbastanza bene, con un quinto posto a Valencia in gara 1. La gara di Albacete invece è stata davvero dura, per motivi di assetto indovinato solo prima della gara. Dopo questi appuntamenti ho potuto dare il 100% anche con la testa, liberata dal pensiero della maturità. La gara di Portimao, ad agosto, è stata più leggera a livello psicologico per me proprio per questo motivo e i risultati sono arrivati: ho fatto il miglior weekend della stagione. Nella gara successiva, a Jerez, sono caduto al secondo giro per un contatto di gara; a Valencia poi ho chiuso la gara in 11esima posizione, purtroppo mi sono infortunato al collo poco prima del weekend di gara. Questo inconveniente proprio non ci voleva, dato che eravamo sempre vicini a quelli più veloci.

Nel 2017 correrai in Italia in un Top Team. Puoi anticipare qualcosa?

In teoria nel 2017 avrei dovuto fare un’altra stagione nel CEV Moto2: il team ed io abbiamo lavorato davvero bene ed in armonia e ho capito la moto, quindi c’erano tutte le carte in regola per fare bene. Nel CIV, il team Barni mi ha presentato un bel progetto e alla fine ho deciso di aderirvi: sono in un top team, il livello della SBK è altissimo. Sono certo che riusciremo ad ottenere bei risultati

Cosa ti aspetti da questa stagione?

In primis, parto dal fatto che sarà una stagione davvero tosta e non sono ammesse distrazioni di alcun tipo. A fine mese avrò i primi test ed è la prima volta che guido una 1000: prima riuscirò ad avere feeling con la Ducati, prima potrò star davanti e imparare da quelli che vanno più forte di me. Sarà una stagione di apprendistato.


Ha sempre fatto bene ed ha sempre portato a casa qualcosa di buono, come fanno i bravi piloti. I progetti cui ha preso parte sono stati corposi ed hanno dato come risultati sempre delle valide opportunità per un futuro nel Mondiale. Non è detto che Barni dia questa possibilità….