venerdì 19 maggio 2017

Luca Figerod, L'uomo che dalla montagna...

La passione per il motociclismo è come l’amore, non conosce confini o km. Alcuni di noi da giovanissimi andavano a trovare le fidanzatine conosciute al mare usando il proprio motorino, coprendo distanze di un certo livello. Così fa Luca: da Aosta, col suo furgone, parte in direzione degli autodromi dove si svolgono le diverse tappe del campione CRV Piemonte.

Luca, quando hai iniziato ad andare in moto?

La mia prima esperienza sulle 2 ruote risale a quando avevo 7 anni, quando, nel cortile di casa mi divertivo a scorrazzare con un antenato delle minimoto che tuttora ho a casa. Il primo contatto con la strada l’ho avuto all’età di 16 anni con una Cagiva Mito 125. Devo ammettere che non era esattamente la moto per me, mi ha lasciato diverse cicatrici che mi hanno insegnato l’importanza della sicurezza sulla moto. Subito dopo è stata la volta della prima moto di grossa cilindrata: una Suzuki GSX-R 750 k1 usato sempre su strada e col quale ho iniziato a vedere che avevo scelto la passione giusta per me. Un paio di anni dopo ho fatto un ulteriore salto di categoria acquistano una GSX-R 1000 k4 anch’esso originale e messo da pista solo dopo svariati anni.  Negli stessi anni comprai anche una Aprilia RS125 ad uso solo pista col quale ho mosso i primi passi in questo fantastico ambiente. Anche in questo caso però, la cilindrata piccola non faceva proprio per me (avevo la media di una caduta ogni 2 uscite). 

Quando finalmente mi sono deciso a portare in pista il 1000, mi si è aperto un mondo! Le cadute si sono diradate e mi divertivo anche di più finchè, 5 anni fa, ho sbiellato in fondo al rettilineo del Mugello dicendo di fatto addio al K4 e accogliendo a braccia aperte il mio adorato k5.

Chi ti ha passato la passione per le moto?

Una persona molto importante per me, tanto che mi sono tatuato le sue iniziali sulla pelle. Il nostro era un rapporto di amore/odio e ammirazione reciproca, a pensarci ancora adesso mi emoziono. All’anagrafe era mio cugino, ma nel mio cuore è sempre stato mio fratello maggiore: nati e cresciuti insieme. Purtroppo, un incidente stradale nel 2004 me lo ha portato via.

Sulle tue carene hai portato i colori della MP Racing. Come ti sei trovato con questa struttura?

È stata un’esperienza dalla quale ho imparato moltissimo; a volte è stato difficile, per le differenti esigenze organizzative. Prima di iniziare a correre con un team, avevo la totale gestione della moto; grazie a un mio caro amico che mi ha insegnato un sacco di cose, mi organizzavo di modo da non rimanere mai indietro coi lavori. In un team, l’organizzazione si complica perché non sei più solo. Ho conosciuto gente fantastica e ho visto aspetti positivi e negativi del mondo delle corse.

Tra i circuiti italiani che hai potuto affrontare, quale preferisci?

Sinceramente io sono un amatore (definirmi pilota lo trovo eccessivo). In quanto tale mi piacciono tutte le piste dalla tanto odiata Lombardore al più blasonato Mugello.

E tra quelli stranieri?

Tra quelli stranieri ho nel cuore 2 circuiti e sono Dijon-Prenois e l’Anneau du Rhin (quest’ultimo un circuito privato di 3.7km nel cortile di casa di un “poveretto”)

Hai partecipato al CRV 1000 nella categoria Expert. Come mai hai scelto questo campionato?

Ho scelto questo campionato perché secondo me è un ottimo compromesso tra lavoro e divertimento. In effetti, chi lavora tutta la settimana ha comunque l’opportunità di correre perchè la giornata di gara si sviluppa tutta la domenica. Ho conosciuto Alessandro (presidente del TTN Racing Club) l’anno prima di iniziare a correre, grazie a lui sono venuto a conoscenza di questo campionato e la formula low-cost abbinata alla libertà di regolamento mi sono piaciute molto. Inoltre, essendo io Valdostano, mi piaceva l’idea di correre in un campionato dove i motoclub erano delle mie parti.

Sei rimasto soddisfatto della tua scelta?

Assolutamente si, e lo consiglio sempre a chi vuole fare le prime esperienze di gare. Avendo una griglia di partenza così gremita e con tempi così tanto variabili, alla fine non ci si ritrova mai da soli, ma si lotta tutta la gara con qualcuno.

Quest’anno sei passato alla più recente ZX10R, per essere più competitivo. Come mai questa scelta?

È stata una scelta davvero difficile, io sono un semplice impiegato e una scelta del genere comporta un impegno economico non indifferente per le mie tasche, ma alla passione non si comanda! Obiettivamente devo dire che il Kawasaki va di più della GSX-R 1000 k5, ha elettronica più avanzata e più cavalli. Basta guardare i tempi. Col k5 l’anno scorso a Varano sono riuscito a fare un tempo di 1:12.6, mentre quest’anno alla terza volta che usavo il Kawa ho fermato il cronometro a 1:11.9 che equivale alla pole dell’anno scorso fatta segnare da Fabio Villa. Alla fine, la moto mi ha consentito di arrivare a podio nonostante alcuni miei errori.

Quanto è stato difficile trovare sponsor e sostegno per questa stagione, semmai ne avessi?

Per me in Valle D’Aosta risulta quasi impossibile trovare degli sponsor, per fortuna ho un po’ di amici che mi sostengono. Devo ringraziare: Sicheri Massimo dello studio fisioterapico SDM che mi rimette in quadro ogni volta che combino disastri, Christian Liporace, proprietario dello Zazy’s Gnam, Michela Latini, proprietaria del Laboratorio Latini e FF by Fresco per il supporto tecnico con gli scarichi.

Fuori dagli autodromi, Luca chi è e cosa fa nella vita?

Come ho anticipato prima, sono un semplice impiegato con le bollette e il muto da pagare. Esco dal lavoro e mi alleno col crossfit, quando il clima lo consente prendo la pitbike e vado a divertirmi e nei weekend non di gara passo delle gran belle serate con i miei amici. 

Hai già qualche idea riguardo la prossima stagione?

Per la prossima stagione dipende tutto da come va questa, non come risultati, ma come ambiente. Io adoro andare in moto e, dato che costa un sacco di soldi, esigo di avere intorno a me un ambiente famigliare, felice e divertente. Mi devo divertire sia dentro che fuori dalla pista, non deve essere ne causa di stress ne un lavoro. Quest’anno è iniziato nel migliore dei modi, con piloti compagni di Box come Andrea De Masis, Sergio Aliano e Niccolò Ornati e aiuti tecnici come Stefano Sciannamea e Gigi di LSD Suspension che mi hanno fatto ritrovare quel clima che tanto mi piaceva nelle giornate di prove libere in pista. Se continuiamo con questo feeling è probabile che mi iscriverò di nuovo ad un campionato, altrimenti tornerò a fare solo le uscite tra amici. L’idea di lasciare le corse non mi entusiasma per niente, perché sono migliorato molto grazie al CRV e al MES. La decisione è comunque rimandata a fine anno.




Non solo benzina e gomme che si consumano, ma anche sorrisi e risate nei box. Tutto il motorsport, anche quello affrontato ai livelli più amatoriali, per essere affrontato in tutta sicurezza deve essere curato in ogni minimo particolare. Ogni singolo intervento su moto e fisico richiede fatica e sudore; se chiedete a Luca “ma ne vale la pena, fare tutto questo lavoro per girare in tondo in una pista?” lui vi risponderà di si.


martedì 16 maggio 2017

L'uomo TuttoMoto

Fare della propria passione un lavoro è un obiettivo molto difficile da raggiungere. Andrea Tomio ha avuto la fortuna e la capacità di renderlo possibile, grazie alla continua dedizione e alle sue grandi capacità comunicative.

Andrea, quando è nata la passione per i motori?

La mia passione per i motori è nata all’età di cinque anni quando sono salito per la prima volta su una mini moto. La prima moto che ho guidato era una 910 Polini e la cosa mi rendeva felice, mi divertiva, ieri come oggi.

Le prime gare che hai affrontato invece?

Ho cominciato con le mini moto nei trofei regionali dove si correva nei piazzali con le balle di paglia, avevo 10 anni. A 12 anni sono passato ai monomarca Polini, nella categoria 70, dove sono sempre stato piuttosto veloce e mi sono tolto parecchie soddisfazioni.

Il tuo CV motoristico parla di molte gare con le 125 2t. Cosa ricordi con più piacere di quel periodo?

Ricordo la genuinità delle persone, l’odore di olio nei box del 2 tempi, dava proprio l’idea di essere arrivato in pista si respirava il profumo delle corse. Anche il clima era molto bello, sembrava di essere sempre dentro una grande festa: mi mancano quegli anni. A 13 anni correvo con una Aprilia 125SP, ma le continue noie meccaniche mi fecero desistere. Poco dopo passo a Cagiva, con il team ufficiale

Secondo te le 125 2t da pista sono più formative rispetto alle pit bike?

Assolutamente sì: non c è paragone. La 2 tempi è scorbutica, senza controlli e molto difficile da usare: tutta la potenza è concentrata agli alti regimi ed è molto più potente rispetto ad una pit-bike. Per poter usare una 125 al meglio bisognerebbe provarla in autodromo, mentre con la pit-bike si può 
andare anche nei kartodromi, spendendo meno. Penso che sia questo il grosso vantaggio.

A 23 anni il passaggio alla 600 stk è stato traumatico?

No, avendo le basi della 125 ho dovuto soltanto abituarmi ai tempi di reazione diversi. Inoltre, sulle 600 di quegli anni non c’era tanta elettronica, quindi c’era una variabile in meno da considerare.

Nel 2008 hai avuto l’occasione di correre sia con Honda CBR600 stk che con le minimoto Polini nell’omonimo monomarca. Come è andata?

Nel complesso bene: nel monomarca Polini, dove si correva con le 125 XP4 mi sono piazzato secondo nel campionato, ma con 3 gare in meno. Con la 600 mi divertivo davvero molto, ho fatto qualche gara nel motoestate; purtroppo la mancanza di sponsor non mi ha permesso di continuare.

Hai anche un canale youtube dove dai un sacco di buoni consigli: come è nata questa idea?

L’idea è nata per dare dei consigli gratuiti ai motociclisti neofiti, consentendo loro di evitare i comuni errori nella guida quotidiana e di imparare a superare le difficoltà dei primi passi in moto.

Cosa fai nella vita?

Sono istruttore di scuola guida e fortunatamente un pilota di moto.

Il tuo impegno è al 100% nelle moto. Hai mai pensato di fare un altro lavoro?

No, questo è l’unico lavoro che riesce a rendermi davvero felice.

Attualmente stai correndo nella Race Attack 600 con la CBR600 del team Speedy Bike. La prima gara di Varano, ti ha soddisfatto?

Siamo andati oltre le nostre aspettative, abbiamo ottenuto il miglior tempo e due primi posti. Non è stato semplice come potrebbe sembrare abbiamo comunque degli avversari molto veloci e dobbiamo continuare a migliorarci.

Hai già qualche progetto per la stagione 2018?

Ti risponderò a fine stagione, per ora sono concentrato sul campionato in corso.

Andrea può essere definito “l’uomo tutto moto”: corre in moto, vive di moto e insegna come andare in moto. Ha creato attorno a sé un universo a due ruote, non certo senza sacrifici. Sa bene che nel mondo delle due ruote non è facile fare dei progetti a lungo termine e non si è sbilanciato molto su ciò che potrebbe essere il suo futuro. È bene seguirlo già da questa stagione perché potrebbe essere il prossimo campione race attack 600